Aggiungi un posto a tavola: Guidi, Nigro e Bergamo nel cast forse più bello di sempre

E’ tornato a Milano, al Teatro della Luna fino al 30 marzo, Aggiungi un posto a tavola, la celebre commedia di Garinei e Giovannini scritta con Iaia Fiastri 45 anni fa, giunta alla sua settima edizione. Il bello è che questo testo sarà sempre attuale e mai uguale a se stesso, pur rimanendo estremamente fedele alla prima indimenticabile interpretazione di Johnny Dorelli. La differenza la fanno la situazione sociale che si vive nel momento della messa in scena, nonchè naturalmente il cast: ingiusto, anche se impossibile evitarlo, fare paragoni tra le varie compagnie che si sono succedute, ma l’impressione è che questa volta ci si sia avvicinati particolarmente alla perfezione. Gianluca Guidi è ironico, simpatico, scattante e eccezionalmente bravo: la sua voce e la risata uguali a quelle del padre sono un dono su cui ha sapientemente lavorato per portare sul palco un Don Silvestro personale senza il pericolosissimo rischio di farne emergere un personaggio fotocopia, come invece in molti si sarebbero potuti aspettare. Il suo è un modo di cantare che qualche anno fa veniva anche criticato come antico e superato da qualche leggenda della penna: oggi avere artisti così preziosi diventa sempre più raro, e Guidi è uno dei migliori cantanti e attori che possiamo vantare. Merito di papà Johnny? Sicuramente avere un padre così non può che essere una scuola e uno stimolo costante, lui ci mette tutto il suo talento e ne emerge un fenomeno del teatro.

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I temi di Aggiungi un posto a tavola sono tanti: si va dalla fiducia con cui il paese deve credere al parroco che dice di avere parlato con Dio per costruire un’arca con cui si salverà dal Diluvio Universale, passando per l’amore incondizionato di Clementina verso don Silvestro fino a quello un pò più condizionato di Consolazione, donna del popolo che si innamora dell’ingenuo Toto, che fino a quel momento non aveva mai conosciuto l’amore e a cui Dio regala la virilità finora ignota per distrarre dall’esuberante ragazza gli uomini e consentire loro di rifugiarsi con le loro mogli nella notte dedicata alla procreazione. Inizialmente non accettata dalle altre donne che non la vogliono sull’arca, attorno a Consolazione gira il concetto di accoglienza e di aggiungere un posto a tavola. Il il sindaco e Cardinale rappresentano l’ostilità del potere rispetto a tutto ciò che è più semplice e che davvero interessa al popolo: i tempi e i governi cambiano ma anche su questo si fa sempre centro. Così Dio o, per chiamarlo come è sempre stato definito in questa commedia, La Voce di Lassù, per la prima volta interpretato dallo straordinario Enzo Garinei che ne regala un timbro meno baritonale e una verve più comica, si conferma assolutamente dalla parte della gente, sempre pronto a intervenire perchè si compia tutto ciò che è buono e a direzionare i suoi figli sulla strada giusta. Libero arbitrio, intelligenza e buona volontà sono gli ingredienti finali di ogni azione umana, che Dio è sempre pronto a premiare: così alla fine il diluvio universale cesserà. L’emozione finale nella colomba che approda sulla sedia impersonando quella Voce di Lassù che fino a quel momento è sempre fuori campo è qualcosa che lascia sempre a bocca aperta col sorriso che riscopre quel candore che in fondo tutti amiamo e che vorremmo sempre potere conservare. Commedie come questa ci aiutano a farlo.

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Dicevamo che non sarebbe corretto fare paragoni col passato, ma quando il cast è così ben nutrito e forte, i nostalgici possono posare l’ascia di guerra e godersi una meravigliosa Clementina interpretata da Camilla Nigro: intonatissima, scanzonata, simpatica, voce soave. Non teme confronti e si prende tutti gli applausi meritatissimi della platea. La Consolazione di Emy Bergamo, eccezionale sotto ogni punto di vista come canto, ballo e recitazione, è la nota più prorompente e ironica di una commedia che già 45 anni fa affrontava temi e parole ai limiti della censura dell’epoca. E siamo ancora qua a parlare di celibato imposto ai preti…Alle due splendide e bravissime attrici si aggiunge un Toto di Piero Di Blasio tenero, sincero e innamorato: la sua ingenuità derisa da tutti è alla fine quanto di più invidiabile ci sia in questo mondo, e Di Blasio è assolutamente all’altezza delle memorabili interpretazioni di chi l’ha preceduto, come tutto il resto del cast. Il meno convincente, forse, risulta il sindaco Crispino, alias Marco Simeoli, poco incisivo e un pò più impettito per quanto personalizzato nel ruolo che fu di Paolo Panelli.

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La commedia dura circa tre ore: un pò lunga, ma senza alcun tempo morto. Le canzoni sono tutte belle e ben cantate e ballate, ma Una formica e Notte da non dormire rimangono sempre delle perle su tutte le altre.

Massimiliano Beneggi

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