Il bluff di Caltagirone e di Non è la D’Urso. Gli intollerabili talk sul nulla

Bene, a questo punto tutti hanno detto la loro sul caso televisivo dell’anno, ovvero, per esser precisi, hanno parlato del nulla più assoluto: il matrimonio di Pamela Prati con Marco Caltagirone. E ora? Nulla, sono tutti solo più ricchi dopo le ospitate da Barbara D’Urso il cui programma serale in particolare è concentrato solo e unicamente su questi mezzi vip che, tra feste nei locali e conoscenze dietro le quinte, avrebbero ogni occasione di farsi corteggiare da persone reali e invece si lasciano abbindolare da finti profili sui social, coi quali rimarrebbero persino fidanzati per anni. Da Vallettopoli dove tutte la davano via come il pane al Caltagirone Gate che le vede tutte caste a favore di un rispetto per sedicenti romanticoni di cui non vedono una sola foto per due lustri, il passo sarebbe breve. Ma troppo poco credibile, o troppo imbecille, scegliete voi. Difficile pensare che senza montare questo polverone creato ad arte, Non è la D’Urso sarebbe andato avanti dopo le prime puntate arrancanti sotto il profilo degli ascolti. Una trasmissione vantata orgogliosamente di essere sotto testata giornalistica avrebbe dovuto avere altri casi di cronaca un po’ più di rilievo, di sicuro non solo un contenuto che occupa due ore di programma, con tutto il rispetto per la brava Manuela Villa,- opinionista televisiva che preferivamo quando cantava le canzoni del padre da Paolo Limiti- Maio, Miconi e tutti gli altri che necessitavano di tornare a guadagnare qualcosa. Teneri i vip che parlano senza vergogna di amici immaginari in età adulta: ora ci vorrebbe un bello speciale di sei puntate con gli interlocutori di quelli che si sorprendono per strada a parlare da soli!

Non ci si capacita facilmente di questo degenero televisivo che si priva di grandi artisti che potrebbero cantare i brani dell’estate o raccontare i loro spettacoli teatrali o i loro film: ora anche chi saprebbe farlo si adegua spesso alle richieste di un mercato sempre più lontano dal vero intrattenimento. Lo spettacolo è quello di artisti che recitano, cantano, insomma fanno qualcosa: non possiamo rassegnarci all’idea che sia diventata una mera presenza televisiva senza arte né parte, e ovviamente senza argomenti! Pamela Prati stessa prima di raccontare i suoi appuntamenti inventati, ha avuto dei colleghi veri che hanno saputo apprezzarla e valorizzarla. Come quando fu scelta da Celentano per il ruolo di femme fatale nella copertina di Un po’ artista un po’ no all’inizio degli anni ’80. Come quando Pingitore la volle a ballare in qualità di prima showgirl del Salone Margherita. Come quando accendeva i bollenti spiriti di Renato Pozzetto in È arrivato mio fratello. Poi sono arrivati i reality e i talk show ad essi legati, teatro e musica sono andati via via scomparendo dalla tv, e anche Pamela Prati si è assoggettata a questo modo di essere protagonisti della scena.

Rai, Mediaset, La 7 e tutti i network facciano qualcosa perché la prossima stagione possa tornare il vero spettacolo in televisione. Teatro e musica non possono essere argomenti solo ad appannaggio di radio e web: é ora di cambiare e di tornare a fare ciascuno il proprio mestiere. La Bonaccorti torni a scrivere canzoni, Fogli torni a essere innamorato della piccola Katy. Di Tina ne avevamo già una e ci bastava, ora che vogliono tutti fare il suo lavoro sentiamo sempre di più la nostalgia delle Superclassifiche show e dei Festivalbar!

Massimiliano Beneggi

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