Pietro Ubaldi: Che nostalgia la tv dei ragazzi, era euforizzante. Quelle battute con Cristina…

“Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo un bambino”. A leggerla ora, sembra che questa frase Arthur Schopenhauer l’avesse scritta pensando al nostro ospite di oggi.

E’ l’uomo dalle mille voci, che interpreta con elegante fantasia da ormai 35 anni dando a ognuna un colore e una forma diversa. Eppure il suo timbro da basso baritono è decisamente inconfondibile e con quella straordinaria simpatia con cui regala sorrisi, lascia talvolta spazio anche a qualche occhio lucido per l’emozione di risvegliare il bambino che vive in noi. Il nostro viaggio nella tv dei ragazzi non può che cominciare con lui, professionista assoluto del doppiaggio che ha saputo capire il linguaggio dei più giovani non smettendo mai di giocare e sorprendersi di fronte alla vita come fosse sempre la prima volta. E così, anno dopo anno, forse senza che nemmeno lui se ne accorgesse, quel linguaggio dei bambini si è modellato sul suo mondo. Accenti, inflessioni vocali, esclamazioni: tutti, qualche volta, abbiamo un pò imitato il modo di parlare inventato da Pietro Ubaldi.

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I ragazzi nati negli anni ’80 lo conoscono come Four, Uan, Marrabbio, Giuliano, David Gnomo, Benjamin, Conte Dacula ma anche come Vitamina, Bianconiglio, Taz, Balu, Capitan Uncino, e infiniti altri personaggi venuti prima degli ancora attualissimi Doremon, Patrick (il fidato amico di Spongebob), Geronimo Stilton, e naturalmente Hector Barbossa, il rivale di Jack Sparrow ne Il Pirata dei Caraibi: Pietro Ubaldi più di chiunque altro sa cosa voglia dire dare voce a un mondo che, dalla sua innocenza favolesca, spesso racconta anche agli adulti come affrontare la vita. E anche in questa situazione di emergenza che ci costringe a rimanere in casa, non c’è dubbio che la voce di Marrabbio sarebbe stata la più convincente di tutte affinchè si capisca l’importanza di non uscire. Non ci credete? CLICCATE QUI E SENTITE COSA HA DA DIRVI!!!

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Pietro, attualmente voce ufficiale anche del canale Boing, nasce artisticamente recitando Cechov, Shakespeare, Bernard Show e il cabaret tedesco con il Teatro Parenti di Milano e il Teatro Stabile di Trieste dopo una formazione di studi in filosofia. Arriva così nel gruppo Fininvest e diventa quindi l’amatissimo doppiatore che tutti conosciamo. Voce talvolta anche di personaggi burberi o cattivi, è però nei personaggi più teneri che si identifica maggiormente questo omone buono, noto al pubblico televisivo fisicamente solo dal 1996 con la sua conduzione di Game Boat. Domani, lunedì 13 aprile, partirà su Mediaset Extra la replica degli episodi di Love Me Licia, in cui Ubaldi interpretava la voce del padrone del Mambo e del simpaticissimo gatto Giuliano che, come ci racconta, era però decisamente diverso dalla caratterizzazione del cartone animato…Ma prima di leggere l’intervista CLICCATE QUI PER SENTIRE CHI ALTRO VI VUOLE DIRE QUALCOSA!

Pietro, la voce del gatto Giuliano sei solo tu in tutto il mondo. Nell’anime originale non parlava…

Sì, nell’originale c’erano dei fumetti sopra a Giuliano che noi avevamo interpretato, facendogli commentare tutto quello che accadeva intorno. Kisse Me Licia fu una serie che peraltro in Giappone non aveva avuto tutto questo successo che trovò da noi, accresciuto anche con il telefilm

Spesso Marrabbio e Giuliano erano nella stessa scena, e tu li doppiavi entrambi…

Se si dovevano parlare tra loro li doppiavamo quasi sempre staccando su colonne separate, qualche volta è capitato anche che li facessimo nello stesso anello di registrazione. L’importante era ovviamente che le loro voci non si accavallassero.

Come fu il passaggio dal cartone al telefilm?

Il telefilm aveva anch’esso un linguaggio caricato arrivando dal cartone. La difficoltà del doppiaggio generalmente è nella introspezione da cercare in un personaggio, ma in quel caso erano personaggi che avevo creato io, quindi in quel senso era molto più facile. Nel caso di Giuliano era più complicato creargli delle storie intorno come invece accadeva nel cartone dove anche per il disegno si prestava a tante situazioni. Nel telefilm era stato scelto un gatto che non gli assomigliava nè come razza nè come attitudine, era simile solo per il colore. Era il gatto più morto che abbia mai visto nella mia vita: per farlo muovere bisognava lanciarlo. In quel caso voce-pensiero perché non muoveva la bocca: ogni tanto gli spalmavano la marmellata intorno alle labbra perché se le leccasse e facesse qualcosa. Però il personaggio seguiva quello che avevamo creato col cartone: nel telefilm l’unica complicazione era un’altra…

Quale?

Doppiare personaggi in carne e ossa faceva abbastanza strano, essendo attori italiani: bisognava andare perfettamente a sincrono con il labiale. Salvatore Landolina (Marrabbio) è un attore di provata fama, e gli dispiaceva parecchio di non usare la sua voce, ma l’ordine era quello di replicare le voci dei cartoni animati. Lui scherzando diceva che parlava velocemente apposta facendo di tutto per mettermi in difficoltà.

In Arriva Cristina eri la voce di Cirillo, l’elefantino azzurro con cui Cristina chiudeva la puntata dando la buonanotte ai bambini. E con quel personaggio fu creata anche una serie di audiocassette…

Si trattava di Gioca e suona con Cristina: insegnavamo le canzoni di Cristina. Era un’esperienza divertentissima: noi scherzavamo parecchio di cose che non si possono ripetere. Col fatto che l’elefantino aveva la proboscidina puoi ben immaginare…e intanto la signora Valeri Manera davanti a noi ci guardava inorridita. Abbiamo riso tanto.

Le serie di telefilm, tra Licia e Cristina furono otto, registrate in 6 anni. Una dietro l’altra, in tempi abbastanza rapidi…

Ci sono prodotti per cui richiedono anche più tempo. Per un film, per esempio, i budget sono superiori e si possono doppiare anche solo 20 righe a turno; per i cartoni invece per contratto si possono fare 220 righe complessivamente in un turno di 3 ore. Non avevamo quindi molto tempo anche per cesellare le frasi.

Il prodotto aveva successo, si riusciva a registrare in tempi rapidi: cosa è mancato allora perchè si potessero fare altri telefilm di quel genere?

E’ mancata la fascia ragazzi. All’epoca iniziava a emergere un’altra televisione concentrata sui reality e la signora Valeri Manera faceva un po’ fatica a chiedere budget per certi prodotti. Nonostante ci sia un grande gruppo di fan nostalgici degli anni ’80 sempre più nutrito, per cui sarebbe possibile riproporre qualcosa anche grazie a quel supporto del pubblico, come vedi al momento la voglia di ripetere quella tv non c’è ancora stata.

Il rapporto tra voi proseguiva anche fuori?

Ne facevamo di tutti i colori. Con Cristina abbiamo fatto tanti lavori insieme. io le rovinavo tutte le sigle. In ogni sigla anni ’80/’90 parlavo/cantavo, facevo un po’ da guastatore. Cristina è una persona molto empatica: ci divertiamo e giochiamo ancora come bambini.

Poi nel 1996 arrivò la conduzione di Game Boat, e lì per la prima volta in tv ci fu un’associazione al tuo volto. Un’esperienza nuova e coraggiosa…

Era un’esperienza nuovissima. Dicevo sempre che detestavo recitare senza copione, con il rischio di dovere improvvisare sul niente, ma mi resi conto che invece una buona dote di copione c’era anche in quel caso. Raidue aveva lanciato Gocart, quindi Mediaset replicò con Game Boat: si pensò a chi mettere alla conduzione, e Alessandra Valeri Manera pensò a me perchè ha sempre detto che sono un cartone vivente. Un po’ è così. Quando parlo mi muovo, faccio le smorfiette, mi viene spontaneo: non riesco a stare completamente fermo. Improvvisavamo su dei giochi che andavano a video, con i bambini che dovevano rispondere al telefono alle domande. Nella diretta tutto andava benissimo, anche gli errori, che erano possibili perché ci muovevamo con la massima spontaneità. La diretta è come recitare con un pubblico che non vedi ma che sai che c’è.

Sei la voce di Four, l’orsetto simpatico e furbo di Ciao ciao, poi dal 1995 sostituisti Muratori nella voce di Uan. E lì dovevi lavorare su una voce già costruita…

Uan se lo era creato Muratori, con una voce che si adattava a lui, che aveva una voce da tenore. Tra l’altro era afona, e dovevo stare molto attento perchè fa male alle corde vocali: Giancarlo scriveva un canovaccio con Bonolis di cinque minuti e improvvisavano. Avevano un rapporto unico. Io dopo quei dieci anni mitici iniziai a doppiare Uan. Ho dovuto cercare una somiglianza timbrica il più vicino possibile. Speravo nel tempo di portarlo di più dalla mia parte. Ma, come nei cartoni animati la voce si sposa bene col disegno e non si riesce a immaginare diversamente il personaggio, così la stessa cosa accadeva col pupazzo. Uan poi nel frattempo non aveva più lo spazio ai tempi di Bonolis.

Cosa significava per te fare la voce di Four e Uan?

Lavorare per i ragazzi è straordinario: se non si tratta di qualcosa di estremamente pedagogico dove occorre parlare molto lentamente, fare quella tv dei ragazzi mi consentiva di giocare coi bambini, ed era euforizzante.

Il doppiaggio in quel caso avveniva direttamente nel momento della registrazione del programma?

Sì, bisognava andare d’accordo con animatori e animatrici e quindi con i conduttori. Io ero di fronte alle telecamere e dialogavo con loro. Un sacco di volte dovevamo bloccare e rifare perchè veniva da ridere. Ho avuto la fortuna di lavorare con colleghi eccezionali: Ciao Ciao, con Four, inizialmente andava di pari passo con Bim Bum Bam. Ho lavorato per due anni con Giorgia Passeri, poi con Debora Magnaghi, quindi con Paola Tovaglia.

Qualche giorno fa era l’anniversario della scomparsa di Paola. Che ricordo hai di lei?

Abbiamo lavorato tantissimo insieme, lei faceva le parti femminili delle canzoni, io quelle maschili. Una giocherellona, si poteva ridere e scherzare.

Tra tutti i personaggi doppiati a quale sei più affezionato?

A Four sono molto affezionato, anche perchè un pò mi assomiglia: occhi azzurri, bonaccione, come penso di essere io, bello tondarone. Si dice che i cani assomiglino ai padroni: con i pupazzi accade la stessa cosa. Poi naturalmente amavo Taz, e il personaggio di Hector Barbossa…Ma li amavo un pò tutti quando dovevo doppiarli.

Ce n’è mai stato uno a cui dovevi prestare la voce ma che detestavi?

Sonic era il primo della classe, arrivava prima di tutti e ogni tanto batteva il piedino e diceva: Sto aspettando!!, con una voce irritante. Mi sarei strangolato da solo.

Chissà quante volte ti sarà capitato di raccontare favole ai tuoi nipoti con la voce dei cartoni…

In realtà nella vita normale non parlo mai con la mia voce ormai, mi viene spontaneamente un misto di tutto quanto.

Quando finirà la quarantena quali saranno i progetti su cui tornerai a lavorare? C’è anche il teatro nel futuro?

Speriamo di potere tornare tutti presto a lavorare: davanti al microfono dovremo toglierci le mascherine perchè sennò il suono non viene bene… Dovremo finire le serie in corso di Doremon e Spongebob. Amo il teatro, che ovviamente con la tv ho sempre avuto meno tempo di frequentare, ma se mi chiamano lo rifaccio al volo: quando ebbi occasione di farlo due anni fa, fu un’esperienza fantastica.

Massimiliano Beneggi

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