Bim Bum Bam/la storia: la scelta tra il Bene e il Male

Eccoci arrivati alla conclusione di questa BREVE STORIA DELLA TV DEI RAGAZZI che abbiamo raccontato per tutta la settimana nella sua assoluta professionalità senza la quale non avrebbe ottenuto certi risultati. Primo su tutti: la nostalgia. Quando cresce la mancanza del passato non significa che il presente sia tutto da buttare, ma piuttosto che è mancato (in questo caso gettato via) troppo in fretta quello che avrebbe potuto rendere più grande anche il futuro. La tv dei ragazzi è il genere più divertente, fenomenale e altresì il più complicato e rischioso che il piccolo schermo possa offrire. D’altronde è difficile sapere quale sia il linguaggio migliore da utilizzare con bambini di diverse età e formazioni sociali: se li si tratta troppo da piccoli si potrebbe fare sprofondare il naturale sviluppo della crescita in un mondo che non esisterà mai, ma se si usano modi troppo da grandi potrebbe cadere l’attenzione che un bambino talvolta non è in grado di regalare. In tutti i casi si rischia di essere inadeguati. Per la televisione, quindi, ci vogliono professionisti veri, che partano dalla cultura del teatro e della musica, nonché dalla conoscenza filosofica e pedagogica: lo abbiamo visto con gli stessi protagonisti, come nulla fosse destinato all’improvvisazione ma tutto arrivasse dalla gavetta e dagli studi che permettono di entrare nella mente dei bambini. La tv dei ragazzi, quindi, non poteva avere la presunzione di ragionare con la testa del genitore già adulto e corrotto dal mondo, ma doveva comunque educare con un linguaggio universale per i bambini. Si doveva raccontare una realtà esistente mantenendo una attenzione costante: impresa utopistica senza cultura, che nessuno lo ammetterà ma è l’unico motore.

I messaggi che si potevano leggere nei cartoni erano i più svariati, e spesso venivano toccati più temi, ma fondamentalmente si traduceva tutto nella contrapposizione tra il Bene e il Male. Per chiudere oggi, quindi, facciamo un ultimo viaggio con tre cartoni animati completamente differenti tra loro, che ci raccontavano in modi diversi come la scelta sul Bene non potesse che essere l’unica soluzione.

David Gnomo amico mio, Occhi di gatto, Conte Dacula, affrontano il grande tema della scelta tra Buono e Cattivo in modo diretto, senza per questo tralasciare l’amore nei sentimenti di coppia, presente in tutti gli anime. Essere buoni sì, ma perché?

David vive nel Regno degli Gnomi: è un medico svedese (la serie animata è invece di origine spagnola) che guarisce gli gnomi, tutti gli animali della foresta, e in qualche caso anche gli umani, sebbene i grandi problemi del Regno siano quasi sempre causati dalla mancata attenzione riservata da questi ultimi alla natura. David, però, senza ottenere nulla in cambio, aiuta gli esseri umani per un’empatia che vive con loro, anche grazie alla sua possibilità di esaudire desideri. I più grandi avversari, nella foresta, invece, sono i Troll: esseri malvagi e malconci che subdolamente agiscono nell’ombra per trasformarsi in pietre alla luce del sole. E’ ovviamente una metafora: David sceglie il Bene che è guarigione di tutto sempre e comunque, perché il Male, scelto dai Troll, per sua stessa definizione non può fare stare bene e costringe a sotterfugi che rendono pietrificati di fronte alla società. Alla fine della serie, David e la sua amata moglie Elisa, muoiono a soli 400 anni e raggiungono romanticamente la Montagna dell’Aldilà, dove si trasformano in alberi di ciliegio che osservano la tanto amata natura. Non manca un messaggio mistico importante quindi.

occhi

Sheila, Kelly e Tati sono tre sorelle che, è noto, hanno fatto un patto: compongono una banda segreta dedita al furto delle opere d’arte di Michael Heinz, celebre negli anni ’40. Ad aiutarle nel loro intento c’è l’inganno ai danni di Mattew, fidanzato di Sheila. E’ lui infatti l’incaricato dalla polizia a catturare le tre ladre, inconsapevole della loro identità: così le ragazze possono sempre sapere come meglio muoversi per rubare ed evitare la polizia. Non sono certamente degli stinchi di santo, insomma, pronte persino a mettere in discussione i sentimenti per trarre vantaggio dalle situazioni: in questo machiavellico anime giapponese, però, c’è un motivo profondo alla base di questi furti. Michael Heinz è infatti il padre delle tre sorelle, scomparso e a cui erano state sottratte le opere d’arte dai nazisti. Così Sheila, Kelly e Tati vogliono ricostruire la collezione e ottenere le prove sufficienti per ritrovarlo. La banda Occhi di Gatto, al netto della moralità nei confronti del povero Mattew, scelgono comunque il Bene: non rubano, ma si riprendono ciò che appartiene alla loro famiglia e alla loro storia in una narrazione che introduce quindi la figura del nazismo.

Conte-Dacula-curiosità

Dacula è un papero vampiro (con le ali da pipistrello e i capelli di Dario Argento, un bel tipino) morto (per esposizione al sole e paletti di legno nel cuore) e risorto più volte grazie a un rituale compiuto dai servitori quando il Sole è in trigono un Urano. Il rituale prevede l’utilizzo del sangue fresco nell’intruglio che riabilita ogni volta il vampiro. L’ultima volta, però, è stato sbagliato il rituale: al posto del sangue è stato messo succo di pomodoro, che rende così Dacula un vegetariano completamente innocuo e persino del tutto immune alla luce del sole, che anzi ama. Con la bara magica può teletrasportarsi insieme al castello in tutto il mondo, dove la sua falsa fama di cattivo e la presenza del maggiordomo Igor e della Tata creano solo disastri. Dopo tante vite crudeli, passate essenzialmente da automa, Dacula può finalmente decidere di fare quello che gli piace: la sua scelta ricade sul Bene, godendo della luce, sebbene sia costantemente istigato alla cattiveria da Igor. Il Male lo farebbe essere schiavo del suo ruolo, il Bene gli consente di viaggiare e scoprire il mondo.

Non siamo qua a celebrare la tv dei ragazzi perché abbia allevato bambini diventati poi degli Einstein, ma a chiederci perché chi ha visto questa televisione non abbia poi fatto tesoro dell’immensa saggezza che stava dietro a un appuntamento quotidiano di grande successo. Perché replicare sotto forme diverse da ormai 20 anni sempre gli  stessi atteggiamenti dei tronisti e di tutto ciò che è ostentata ignoranza, trattata con riverenza e rispetto? Perché non imitare piuttosto quello che si ha avuto la fortuna di ricevere? Perché ricordare che un tempo c’erano certi cartoni che oggi non ci sono più come se la colpa fosse dei bambini di oggi? Perché alla fine si è scelto il Male e non il Bene? La responsabilità, ancora una volta, è di chi ha ricevuto tanto e non ha saputo coglierne l’essenza, dandola per scontata. La tv dei ragazzi, però, in tutti i suoi cartoni e i suoi telefilm, ce lo ha detto piuttosto chiaramente: bisogna rischiare e fare sempre qualcosa in prima persona, perchè dando tutto per scontato si finisce solo con i rimpianti e le lacrime postume. E, invece, Bim Bum Bam ha fatto tanto sorridere.

Massimiliano Beneggi

 

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