Il finale di stagione di Che tempo che fa, più che una normale trasmissione coi suoi rigogliosi contenuti per cui è sempre stata conosciuta, è sembrata una parata di saluti, ringraziamenti, lacrime e vittimismi. Tutti falsi. Finti i saluti, visto che non siamo nell’epoca del monopolio Rai e al pubblico di Fazio & co non cambierà nulla potendoli continuare a vedere sempre in chiaro su La Nove. Finti i ringraziamenti, perché quando non si citano i nomi di tutti gli autori e i tecnici che hanno contribuito al successo non è per non fare un torto ai dimenticati, ma perché lì si considerano un gradino indietro e allora…tanto vale non citarli. Finte le lacrime e i vittimismi, perché Fabio e la Littizzetto avevano già firmato due mesi fa senza che nessuno li mettesse alla porta: potevano accettare i compensi che percepiranno tutti gli altri, invece si sono impuntati e, scontenti, hanno guardato altrove. In questo senso hanno tradito i princìpi che professano e il loro stesso pubblico: solo per questo ci sarebbe da piangere più che da ridere. Per tre puntate ci siamo così dovuti sorbire monologhi e frecciatine su cosa sia la Rai, a chi appartenga e cosa debba fare il servizio pubblico del futuro. Un po’ come se l’operaio che ha trovato lavoro in un altro posto, si preoccupi che tutto prosegua come vorrebbe lui anche nell’azienda che lascia: un tantino presuntuoso. E controproducente. Gli ascolti alti delle ultime puntate, infatti, sono dovuti alla curiosità di vedere fino a che livello di celebrazione del proprio martirio si sarebbero spinti i conduttori. Non certo alla qualità di una trasmissione ormai spenta, arrivata “agli ultimi giorni di scuola”. Il programma stava a questo punto perdendo tempo in noiose e moralistiche polemiche, dimenticandosi dei contenuti. Ossia dell’unico motivo per cui ci si possa sentire orfani di un bel prodotto, che ha saputo resistere per vent’anni creando una vera televisione, ahi noi sempre più in disuso. Per fortuna, ci ha pensato la signora Coriandoli, alias Maurizio Ferrini, a dare quel tono in più alle ultime puntate. A regalare il motivo per cui si potrà avere nostalgia di questo gruppo, che ultimamente rideva al tavolone senza lo sprint innovativo a cui ci aveva abituati.

La Signora Coriandoli, infatti, ha lanciato dalla penultima puntata il suo brano estivo, La menopausa (clicca qui per ascoltare), composto per l’occasione nientemeno che da autori del calibro di Franco Fasano, Gianfranco Grottoli e Andrea Vaschetti, con l’arrangiamento di Fabio Ronco. Insomma, altroché uno scherzo: è un gioco, si, ma assolutamente musicale e realizzato con professionisti. Si tratta di un divertente e fresco jingle, che invita a guardare alla menopausa non come a un problema quanto piuttosto come a una forma di orgoglio. Un traguardo da gridare al mondo con tutta la sua dignità, in quanto indica un percorso iniziato tanti anni prima, nell’immatura pubertà. La menopausa è quindi un inno alla femminilità e al suo stacanovismo.

Come spesso capita, la comicità sa esprimere molta sincera tenerezza e tanta verità. La Signora Coriandoli non rinnega il suo modo di essere che l’ha resa famosa più di trent’anni fa: cinica, bacchettona, orgogliosa, pignola. La sua ironia pungente non risparmia nessuno: vestito da donna, Ferrini ha sempre donato molte più perle di saggezza di quanto non abbiano fatto alcuni presunti intellettuali. E lo ha fatto già molto tempo prima di Drusilla Foer. Ci sono voluti tanti anni prima di rivedere la Signora Coriandoli, ora che l’avevamo ritrovata più che mai in forma rischiamo di perderla. Ecco, questo è ciò di cui sarebbe bello parlare quando si racconta Che tempo che fa: piuttosto che discutere sugli stipendi e le proprietà della Rai, molto meglio citare i contenuti che rendono il programma appetibile. Tra poco nostalgicamente assente.

Il bello di Fazio è sempre stato fare esprimere la parte migliore (o peggiore) di ciascuno, esaltandone le doti artistiche più ecumeniche. Qui aveva voluto accanto a se molti personaggi della scuderia di Arbore (Frassica, Laurito, Ferrini, Paolantoni): autentici artisti capaci di far ridere con un poetico surrealismo. Con tanta adorabile semplicità, nel senso più positivo del termine. Di questo si dovrebbe parlare, invece si sono perse tre puntate a determinare l’amore per una azienda che “merita di essere abbandonata”. Una sorta di “ti lascio perché ti amo troppo”, utile solo a mettere il sigillo definitivo per determinare di appartenere a una sola ben precisa parte politica. Così, anche per questo passerà alla storia l’orecchiabile ritornello “La menopausa”, ultimo sprazzo di divertente varietà, fatto con tanta professionalità e attenzione ai particolari. Quel varietà che non si pone il problema di essere di destra o di sinistra. La canzone, disponibile da ieri e prodotta da Zara Edizioni, è diventata di fatto l’inno della chiusura di Che tempo che fa e del suo congedo dalla Rai. Una vampata di libertà spensierata che ci fa ridere e riflettere. C’è pure il rischio che diventi un tormentone per quanto è bello: ancora una volta, la comicità si rivela un fatto serio. Con un attore come Ferrini, innamorato della sua Romagna, in questo momento particolare è ancora più bello. Qui sotto il testo completo.

Massimiliano Beneggi



La menopausa, la menopausa, la menopausa
arriva come una vampata di libertà
qual è la causa, qual è la causa, qual è la causa
lo sanno tutte le ragazzine della mia età

Noi dalla vita abbiamo preso e dato tanto
perciò io canto questa canzone con dignità
la donna resta una meraviglia
che sia la mamma che sia la figlia
la menopausa è il terzo tempo della pubertà

Quando ci entra con quella forza così ti accendi
con le caldane che più del fuoco ti avvolgeran
e più ci pensi più li risenti quei bei momenti
di amori ingordi strazianti baci di voluttà

La menopausa, la menopausa, la menopausa
mi si rimise quella parente rigidità
perchè la donna per sua natura
sa superare ogni seccatura
la menopausa è il terzo tempo della pubertà

La donna è sempre una meraviglia
come la perla di una conchiglia
la menopausa… senza offesa…
è meglio… della pubertà

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