La televisione e l’informazione devono avere dei limiti.
Se esistono ancora privacy e buon senso, bisogna impedire di raccontare i macabri dettagli della cronaca nera. Quelli che vanno oltre il diritto e dovere di informare, non sono fatti da divulgare. Deve chiaramente intervenire al più presto il governo con una legge. Pazienza se daranno della fascista a Giorgia Meloni: ci è abituata, è accaduto anche quando Fazio e Annunziata hanno abbandonato spontaneamente la Rai, con i rispettivi buoni motivi per farlo, indipendenti dalla volontà del Presidente del Consiglio. Dunque, si prenda pure della fascista, ma si prenda altresì la responsabilità di intervenire con una legge che limiti l’eccessiva libertà di racconto.
Purtroppo il piccolo schermo è pieno di processi creati negli studi televisivi, con ospiti più o meno credibili e adatti che passano in poche ore dal commento del Grande Fratello a quello della Madonna di Trevignano per finire sull’omicidio di Senago. Tutto questo è inaccettabile, almeno quando si parla di cronaca nera. I salotti di opinione, che si trasformano in autentici processi grazie anche alla presenza di magistrati e psichiatri, sono da evitare. Ma anche l’informazione deve avere dei limiti. Bene aveva fatto Federica Sciarelli a Chi l’ha visto? quando, la scorsa settimana, aveva lanciato un dichiaratamente assurdo appello a eventuali pusher che avessero avuto a che fare con Alessandro Impagnatiello. Era evidente la verità, ormai saputo che questi fosse indagato: tuttavia, fino a prova contraria e con un corpo ancora da trovare, ogni ragionevole dubbio aveva diritto di esistere. Così la Sciarelli dava una notizia, senza colpevolizzare nessuno. Giusto e, purtroppo, non così scontato in una tv appunto giustizialista. In quel modo, e solo in quello, Chi l’ha visto si confermava la stessa trasmissione utile con cui era nata più di trent’anni fa.

Male però ha fatto ieri sera sempre Chi l’ha visto a tornare sullo stesso caso, ormai tragicamente in mano agli inquirenti che stanno ricostruendo la dinamica, raccontando ogni dettaglio che non deve appartenere al pubblico a casa.
Anzitutto per rispetto verso le famiglie coinvolte. Che la privacy sia un concetto astratto è risaputo, ma un conto è rendere pubblica la (dolorosa, sia fatta la carità) separazione di Paolo Bonolis dalla moglie, altra cosa è entrare a gamba tesa nelle vicende di un omicidio. E poi anche per un fatto sociale. Chissà se a risparmiare certi dettagli, non si eviti di alimentare la mente già malata di qualcuno che, guardando quelle trasmissioni, ha così il manuale di istruzioni in mano. A chi devono interessare certi fatti, se non a coloro che devono cercare come occultare un cadavere o come provare a scappare?
L’informazione sia tale. I dettagli più macabri siano segreti. Al massimo immaginabili sono dai registi di film horror. Evitiamo di confondere i colori della cronaca: la rosa è curiosa perché leggera, ma quella nera non lo potrà mai essere. Il governo intervenga, a costo di prendersi l’ennesimo insulto gratuito. Magari torneremo più umani.
Massimiliano Beneggi