È uno spettacolo diverso dal solito quello che Samuele Bersani propone (per ora in due date, sicuramente da ripetere) tra Milano e Roma. Il cantautore romagnolo, accompagnato da un’orchestra di 36 elementi (Orchestra I Pomeriggi Musicali), rivisita i suoi successi più famosi inaugurando la stagione dei Panorami sonori. Così, con la scusa del pop, fa scoprire la magia della musica sinfonica al pubblico. Più che un semplice concerto, una vera esperienza da vivere. Ieri sera al Teatro Dal Verme di Milano, dove tornava otto anni dopo, Samuele Bersani è stato protagonista di una serata coinvolgente e al tempo stesso raffinata. Proprio come sa essere la musica cantautorale, che storicamente non ha mai richiesto una vocalità impressionante per squarciare gli spalti di uno stadio ma piuttosto un’intonazione interpretativa che sappia catturare l’attenzione di una sala teatrale. Dove tutto assume un tono colto. Dove ogni esibizione dell’artista appare come una confessione privata e addirittura gelosa tra lui e il suo pubblico. Anche quando si canta Coccodrilli.
La famosa canzone, piena di ritmo e dinamismo, viene ripetuta da capo dopo la prima strofa, perché l’eccessiva velocità ha mandato fuori giri il cantautore e l’orchestra. A dimostrazione che a teatro si fa tutto sul serio, anche quando si gioca. Samuele Bersani tiene molto a sottolineare l’aspetto dell’improvvisazione, in uno spettacolo dove anche l’assenza del click esprime la spontaneità esecutiva. Niente di quel che accade sul palcoscenico è completamente scritto a tavolino: compreso il bis finale che, a differenza di quanto accade generalmente, è un vero bis. Ossia la ripetizione di un brano già cantato (En e Xanax).

Nel repertorio di Samuele Bersani ci sono tante belle canzoni fatte conoscere dalle radio (Giudizi universali, Replay, Chicco e Spillo, Spaccacuore) e tante altre che non hanno avuto la stessa fortuna (la tristemente sempre attuale Barcarola albanese, Harakiri, Lo scrutatore non votante, Psyco) ma la medesima musicalità poetica. La grande forza di Bersani è sempre soprattutto nei testi più che nella melodia. Ogni sua canzone racconta una storia, chiaramente ispirata al mondo circostante. Si tratta di una qualità che lo stesso Bersani ammette avere imparato ed ereditato da Lucio Dalla. Il Maestro produsse i primi album di Samuele. A proposito, e questo è un peccato, nella scaletta non c’è Canzone, uno dei pezzi più belli di Lucio Dalla, composto proprio da Bersani. Peccato, in un mondo dove tutti osano fare cover, lui sarebbe l’unico autorizzato a interpretare quella canzone, sapendolo fare oltretutto in modo eccellente. Colpa, probabilmente, di troppo pudore o persino di una certa timidezza. Un sentimento che appartiene molto a Bersani.
Basta vedere come interpreta i brani: legge ogni singola parola su un leggio. Appare difficile immaginare che non conosca le parole che lui stesso ha scritto o che non ci creda abbastanza. Quelle sono appunto storie che lui ama raccontare con le sue melodie spesso infarcite di diesis e, per questo, difficili da cantare benché sussurrate senza note estremamente alte. La timidezza Samuele la nasconde comunque con la sua sottile autoironia, che esprime in quei pochi momenti in cui parla ma anche nel rapporto con il pianista e arrangiatore Vittorio Cosma. Quando distoglie gli occhi dal leggio e si dedica al pubblico, allontanandosi dal palcoscenico per salutare la platea, Bersani è ancora più convincente. Viene acclamato dai fan e appare giustamente orgoglioso, sorpreso ed emozionato per tanta partecipazione.
Bersani d’altra parte è un timido osservatore del mondo: così nascono le sue canzoni. Quindi noi, ascoltandole, ritroviamo frammenti della nostra vita, facendoci rendere conto che l’assurdo surreale ci appartiene molto più di quel che immaginiamo. Per esempio, Lo scrutatore non votante è solo una metafora della persona che non riesce a realizzarsi per una serie di incoerenze in cui tutti incappiamo: organizziamo le vacanze senza partire, puliamo casa ma non ospitiamo mai.
In platea applaudono anche gli amici Diodato e Ornella Vanoni (ovazione per lei all’uscita, dopo essersi fatta notare anche durante lo spettacolo dove ha gridato a Bersani “Samuele non si sente la voce!” tra le risate del pubblico che non aveva avuto la stessa percezione). Il concerto in effetti merita di essere gustato anche da grandi protagonisti della musica. Si può guardare Bersani, ma anche soffermarsi sui movimenti degli archi o dei flauti. Oppure sui gesti del Maestro Pietro Mianiti o del bravissimo Vittorio Cosma che ha seguito l’orchestrazione. Addirittura si possono chiudere gli occhi e lasciarsi guidare dalla musica: l’emozione sarà grande. Esperienze così vanno ripetute molto più spesso. Non capita frequentemente di sentire un’orchestra suonare canzoni pop. Quasi indie, per usare un termine poco in uso quando Bersani cominciò negli anni Novanta ed era una giovane promessa. Oggi Samuele ha una carriera più che mai formata, anche se non si capisce perché le sue canzoni ultimamente vengano trasmesse in radio giusto quando escono e poi mai più. Quasi come se essere un bravo cantautore debba rappresentare solo un orpello, in mezzo a tanti che magari non sanno mettere insieme più di due note e viaggiano solo di tormentoni. Così, in attesa che finisca questa lunga epoca in cui le radio cercano di applaudire certi cantautori solo come se fosse un dovere sociale (a cui in sostanza non credono nemmeno loro), il pubblico questi bei concerti se li cerca da sé. Samuele Bersani ha fatto sold out al Dal Verme: 1436 posti. Scusate se è poco. Peccato venga proibito al pubblico di fare foto: considerando la miriade di fotografi e social media manager che riprendono di continuo la platea, resta un mistero perché la cosa non debba essere reciproca e restare un tantino anacronistica.
Qui sotto la scaletta completa del concerto, che si ripeterà domenica 11 giugno all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma.
Massimiliano Beneggi
Il mostro
Psyco
Lo scrutatore non votante
Spaccacuori
Occhiali rotti
Ferragosto
Harakiri
Giudizi universali
Il tuo ricordo
Sicuro precariato
Cattiva
Replay
Una delirante poesia
En e xanax
Il pescatore di asterischi
Coccodrilli
Barcarola albanese
Chicco e spillo