Dopo il grande successo registrato lo scorso anno con I Mezzalira tornano al Teatro Manzoni di Roma Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, autori e interpreti di Fino alle Stelle! – Scalata in musica lungo lo stivale, regia di Raffaele Latagliata. Dal 23 novembre al 10 dicembre va in scena dunque una commedia musicale romantica, commovente e al contempo esilarante dal sapore tipicamente nostrano. Tonino e Maria, scoprendosi legati da un’intesa artistica impossibile da ignorare, provano a realizzare i loro sogni, anche a costo di rimanere disillusi: decidono così di intraprendere un viaggio lungo tutta l’Italia attraverso regioni, dialetti e leggende, ma anche dentro loro stessi. Ce ne parla Tiziano Caputo in questa intervista.

Chiariamo subito: lo spettacolo non sarà un reboot di Polvere di stelle.
No, c’è un’ispirazione alle atmosfere di quel film, ma la storia è molto diversa. A cominciare dal periodo che li riguarda: quello era ambientato durante la guerra, questo vede il suo intreccio nel dopoguerra. Ci piaceva, però, mantenere quel senso per cui i sogni degli artisti possano arrivare oltre le loro stesse aspettative con impegno e dedizione.
Chi sono Tonino e Maria?
Due artisti siciliani sognatori ma anche molto pratici, che partono da Palermo, decidono di formare un duo artistico e scalano tutta Italia fino a decidere di arrivare fino in America.
“La felicità non cade dal cielo, bisogna conquistarla”. E’ una frase di Tonino, che dice qualcosa in più del solito “Basta crederci” che ci sentiamo ripetere ma che è difficile immaginare finché i sogni non sono realizzati.
Nel mio personaggio c’è tanto del mio vissuto e del mio pensiero. Sono convinto che la felicità vada conquistata e la ricetta per farlo è proprio crederci. Ma tutto inizia già quando si sceglie una strada: è già a quel punto che la felicità comincia a manifestarsi nel percorso. La felicità non è mai qualcosa che giunge solo alla fine, facendo poi campare di rendita. E’ una scoperta che arriva mano a mano e questo è ciò che accade anche ai personaggi di questo spettacolo. Tonino prova a convincere Maria a intraprendere questo percorso con questo atteggiamento: “Cominciamo a fare quello per cui siamo nati, qualcosa accadrà”.
E alla fine qualcosa accade?
Certo, arrivano cose belle, ma anche cose brutte. In fondo è la sintesi della vita, ma se quelle cose belle sono importanti, vale sempre la pena buttarsi con coraggio per affrontare anche tutto il resto.

Oggi possiamo guardare agli anni Cinquanta con la consapevolezza che quell’epoca vissuta dai nostri nonni e genitori ha davvero fatta una storia che vale la pena di essere ricordata.
Senza dubbio. Come abbiamo fatto con Letizia va alla guerra (in questa stagione in scena anche al Parenti di Milano) e I Mezzalira, cerchiamo informazioni dal passato per trovare risposte in qualcosa che è già accaduto. Non vogliamo reiterare tutto il passato, ma trarne qualche insegnamento. Chi ha la fortuna di avere avuto genitori e nonni che li informano del loro vissuto ha la possibilità di trarne insegnamenti diretti. Chi non ha quella fortuna deve avere la necessità di saperne di più su un passato che non ha vissuto. Il teatro aiuta anche a questo.
C’è un tono nostalgico?
Niente affatto. Pensiamo sempre a quelli del dopoguerra come a momenti di rinascita, ma sono stati periodi molto faticosi. Non è mai rosa quello che si dice in merito, sebbene a un primo impatto ci sembra così. Spesso si afferma il contrario perché noi parliamo dopo che le soluzioni ormai sono state trovate. Scoprire la storia ci aiuta a costruire un mondo che possa andare in una direzione sempre migliore.
C’è anche tanta musica in questo spettacolo.
Assolutamente: la musica è sempre il nostro marchio di fabbrica. In questo caso assume un valore drammaturgico, perché attraverso brani popolari portiamo avanti la storia. Qualcuno descrive questo spettacolo come una commedia musicale: lo è, ma le canzoni raccontano qualcosa che sta accadendo ai personaggi, non servono solo a sublimare un’emozione particolare. La canzone è proprio un mezzo per raccontare la storia.
Sono canzoni anni ’50?
Non necessariamente: si tratta di musiche della tradizione popolare italiana, riadattate in base alle esigenze del testo: aiutano a raccontare una storia semplice, con una forma che li porti avanti, con tantissimi personaggi.
Massimiliano Beneggi