Pupo torna a parlare di Sanremo 2010 e della sua mancata vittoria a quel Festival a cui prese parte insieme a Emanuele Filiberto e Luca Canonici. Questa volta, però, aggiunge dei dettagli inediti e clamorosi. E subito si infiamma la polemica.

In un’intervista a Repubblica, Pupo spara a zero tirando in mezzo persino Giorgio Napolitano. Torniamo però indietro nel tempo e ricostruiamo la vicenda.

Italia amore mio era il titolo della canzone, interpretata con sentimento da Pupo e Canonici ma anche (e lì c’era ovviamente la provocazione di un produttore come Pupo) Emanuele Filiberto. Nel brano alcune frasi sembravano davvero scritte per il nipote del re esiliato: Ricordo quando ero bambino viaggiavo con la fantasia, chiudevo gli occhi e immaginavo di stringerla (l’Italia, ndr) tra le mie braccia. E ancora: Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente, ma mai ti sei paragonato a chi ha sofferto veramente.

Quella canzone, un vero inno d’amore per la patria tricolore, anziché unire divise molto l’opinione pubblica. In realtà voler far partecipare Filiberto (a cui lo stesso Pupo diede parte dei diritti del brano per farlo essere più credibile, ammette nell’intervista a Repubblica) fu il vero motivo di discussione. Diciamo comunque una scelta rischiosa ma azzeccata, visto che in un modo o nell’altro si parla ancora di quella canzone quasi 14 anni dopo. Impossibile dimenticare l’orchestra che alla lettura della classifica gettava gli spartiti, una volta saputo che Malika Ayane non sarebbe arrivata sul podio. Tutti ancora oggi raccontano che quegli spartiti furono lanciati come protesta contro Pupo, Canonici e Filiberto: realtà non vera, ma che rende Sanremo sempre più succulento nelle notizie.

Eliminata alla prima sera, Italia amore mio (ad oggi ultima partecipazione di Pupo al Festival) fu ripescata nella serata del giovedì, guadagnandosi la possibilità di gareggiare nella serata dei duetti. Il trio non scelse di cantare insieme a qualcun altro, ma di farsi effettivamente “accompagnare” da Marcello Lippi. Il ct della Nazionale, seduto a guardarli mentre scorrevano anche le immagini del Mondiale vinto nel 2006 con lui in panchina, poco prima di cominciare intervenne parlando, perché si ruppe una chitarra. Mentre riparavano lo strumento, Lippi iniziò a giustificare la sua presenza per appoggiare i ragazzi che avevano voluto fare un omaggio alla splendida terra italiana. Dal pubblico arrivarono fischi misti ad applausi. Da casa, intanto, lo share di ascolti saliva alle stelle. Ed è proprio questo il motivo per cui, dice Pupo, intervenne il Quirinale.

Dice così nell’intervista a Repubblica: “Prima della finale i vertici Rai avevano ricevuto una telefonata dalla presidenza della Repubblica, temevano lo scandalo di un rappresentante di casa Savoia al primo posto a Sanremo. Avevano capito che avremmo vinto osservando il picco di ascolti record della serata in cui avevamo ospitato Marcello Lippi. […]. Sabato mattina mi dissero che mi squalificavano e che avrei cantato solo come ospite; risposi che, pur avendo partecipato sei volte, non avevo mai vinto Sanremo: “Mi toglierete la vittoria lunedìmattina, ma io stasera vinco il festival e poi ci vediamo in tribunale”. Pensarono a un accordo, mi proposero secondo, dissi: “Secondo va bene”.

Questa versione si aggiunge a quella, finora sempre raccontata dallo stesso Pupo, secondo cui furono bloccati i centralini del televoto per impedirgli la vittoria nel rush finale. Quel Festival alla fine fu vinto da Valerio Scanu, con Per tutte le volte che. Terzo posto, invece, per Marco Mengoni, il Re matto che si rifece per ben due volte vincendo Sanremo nel 2013 e nel 2023.

Dunque Giorgio Napolitano non avrebbe avuto solo il potere di far cadere il governo Berlusconi, ma anche la vittoria di Pupo, Filiberto e Canonici.

Massimiliano Beneggi

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