Come funziona lo share? Perché a volte lo share è più alto rispetto al numero di telespettatori? Negli ultimi giorni i dati Auditel hanno fatto riscontrare dei risultati che meritano di essere analizzati attentamente. Niente di anomalo, ma risultati che fanno sollevare alcune osservazioni necessarie a proposito dell’audience. E soprattutto dello share. Facciamoci allora alcune domande, sperando di riuscire a fare chiarezza una volta per tutte.
Partiamo dalla definizione. Con share si intende la percentuale di televisori sintonizzati in un preciso canale, sul totale dei televisori accesi. Se una trasmissione fa il 15% di share, quindi, vuol dire che su 100 televisori accesi, 15 sono sintonizzati su quella trasmissione. Naturalmente questo significa che fare il 15% di share alle 6 del mattino, comporterà un numero di telespettatori comunque diverso da quello che appartiene al 15% di share in prima serata. Si parla di percentuali, per l’appunto, che quindi avranno una associazione simile tra loro solo se si sta parlando della stessa fascia oraria.

A cosa serve lo share? Risposta semplice: per la pubblicità. Gli sponsor, infatti, determineranno quali spazi andare a coprire, a seconda dello share che una trasmissione ottiene. Questo è naturalmente il motivo per cui le trasmissioni che rimangono ferme a uno share bassissimo, vengono poi chiuse anzitempo. Va da sé che ogni programma avrà interesse a mostrare di avere ascolti importanti. E qui scatta il trucco delle segmentazioni dei programmi.
Ecco cosa succede. Avrete fatto caso che ormai moltissime trasmissioni (Festival di Sanremo compreso) vengono suddivise in diverse porzioni: Prima parte, seconda parte, terza parte. Oppure sono anticipate da un segmento più o meno breve: Aspettando, Anteprima, ecc…In qualche caso (come Che tempo che fa), la parte centrale viene chiamata con il titolo ufficiale Che tempo che fa appunto. La parte finale si chiama Il tavolo di Che tempo che fa. Anche questa inizia in una fascia oraria che è ancora quella della prima serata ed è il motivo per cui ogni lunedì mattina, quando vengono pubblicati gli ascolti tv della prima serata, TeatroeMusicaNews fa una media tra le due parti, specificando anche i relativi risultati separati tra loro. Tuttavia quella specificazione dobbiamo necessariamente farla, altrimenti gli ascolti tv non sarebbero tecnicamente validi. Scelta furba ovviamente quella di Che tempo che fa, ma è un peccato comune a tutte le trasmissioni. In breve, viene denominata con il nome ufficiale la parte in cui si sa che gli ascolti saranno più alti. In questo modo nessuno potrà negare il successo di share. Per fare un esempio, nell’ultima domenica Che tempo che fa ha ottenuto quasi 1.9 milioni di telespettatori, mentre Il tavolo di Che tempo che fa ha coinvolto 1.1 milioni di persone. Per il pubblico (e anche per i conduttori in verità) si tratta dello stesso programma: tanto è vero che quando gli ascolti funzionano univocamente non si fa troppa distinzione. Guardando agli sponsor, però, è corretto distinguere tra una trasmissione e l’altra, anche se c’è sempre lo stesso cast impreziosito da ulteriori ospiti.

Non sempre però è utile scorporare il programma in diverse sezioni. È il caso di Grande Fratello. Avrete notato che lunedì 27 novembre il reality di Mediaset ha ottenuto uno share più alto di Il caso Fenoglio (iniziato in contemporanea) ma in numeri assoluti di spettatori ha perso la sfida. Come è possibile? Le risposte plausibili sono due.
Potrebbe darsi che una trasmissione sia più seguita da nuclei familiari più grandi, mentre l’altra abbia un bacino di utenza di famiglie meno numerose. Capita, anche se la differenza in quei casi è davvero minima. Nel caso di Grande Fratello il trucco è proprio nel non scorporare la trasmissione in diverse sezioni. Perché? Il motivo è questo: il reality inizia contemporaneamente alla fiction di Raiuno, ma non finisce allo stesso orario. Va avanti anzi fino oltre l’una di notte: pertanto ha quasi due ore in più di programmazione, nelle quali potrà recuperare (e persino superare) lo share che aveva perso nelle prime due ore, quando andava in onda contemporaneamente a Il caso Fenoglio. Insomma, perde la sfida dei telespettatori, ma vince quella dello share, perché la trasmissione è sempre la stessa: nessuna anteprima, nessuna nomenclatura diversa.
Per farla breve lo share (che non tiene conto delle cosiddette altre televisioni, ossia quelle non rilevate dallo strumento dell’Auditel) è soggetto a molti trucchetti. Ogni produzione sceglie quale adottare, ma l’obiettivo comunque rimane sempre lo stesso: convincere gli sponsor della bontà della propria trasmissione.
Massimiliano Beneggi