E’ in tournée nei teatri Diego Dalla Palma con il suo spettacolo Bellezza Imperfetta- fra vacche e stelle. La prossima tappa sarà a Milano il 5 dicembre al Teatro Manzoni, per poi proseguire al Teatro Acacia di Napoli (7 dicembre), al Teatro dei Marsi di Avezzano (15 dicembre), Teatro Celebrazioni di Bologna (15 gennaio) e tornare a Roma il 14 e 15 marzo al Teatro Ghione.

In scena ci sarà anche l’attrice Vera Dragone, che con la sua voce e le sue doti recitative affiancherà Diego Dalla Palma nella narrazione.

Le musiche, inedite, che evocano ricordi ed emozioni sono di Cesare Picco e saranno eseguite dal vivo dalla violoncellista Emilia Slugocka. Le luci e gli effetti visivi, sono frutto dell’arte di Francesco Lopergolo; la regia e il progetto scenico sono di Ferdinando Ceriani. Ad ogni tappa della tournée, Dalla Palma ospita attrici, artiste e sportive a cui è affidato il momento più toccante dello spettacolo. A Milano sarà sul palco Giulia Lazzarini. Attraverso gli episodi più significativi della sua esistenza e sprazzi di storia della sua famiglia, Dalla Palma si sofferma soprattutto sulla madre, Agnese, una donna “con lo sguardo di brace che lacera la notte” una figura che, con il suo esempio, ha forgiato la sua personalità carismatica che lo ha reso celebre e apprezzato in tutto il mondo.

Che la bellezza non sia un valore oggettivo ormai è stato appurato nei secoli da fior di filosofi, ma che lo dica un uomo di stile ed eleganza come Diego Dalla Palma fa più notizia. Come ci spiega che la bellezza a volte sia imperfetta e dunque non oggettiva, né tantomeno ovvia?

Toglierei “a volte”. Per me la bellezza è imperfetta sempre: viceversa diventa leziosità o, come la chiamo io, semplice bellezza d’acchiappo.

Bellezza d’acchiappo?

Ci sono persone che ci appaiono bellissime fisicamente e che magari diventano catastrofiche una volta conosciute, perché non hanno mistero né carisma: è una bellezza che serve solo a fare presa a prima vista, ma nulla di più. Altre persone, invece, si lasciano guardare con maggiore piacere nella loro insolita bellezza, molto più complessa e che segue un’altra strada. Per questo dura anche molto di più: qualche stupido a volte azzarda persino di chiamarla bruttezza, ma questa è un’altra cosa.

Che rapporto c’è tra bellezza e anima?

La bellezza vera è una categoria dello spirito e non è percepibile a prima vista, ma solo dopo aver conosciuto bene una persona. Dopo aver notato che un movimento del suo corpo o un guizzo dello sguardo o quel che dice affascina molto di più del fisico che già si ammira. Insomma la bellezza arriva proprio quando si oltrepassa la frontiera del corpo.

Però la bellezza aiuta a esprimersi in questo mondo?

In fin dei conti no, non quella del corpo perlomeno: sono le azioni a rendere più belli. Le più grandi icone del passato non erano particolarmente belle secondo i canoni classici e stereotipati della bellezza, ma hanno lasciato un segno per delle particolarità che sono l’anticamera del fascino, a volte anche dello stile. Sicuramente sono quelle a poter durare nel tempo fino a diventare eterne.

Che esempi le vengono in mente a riguardo?

Cito su tutte due figure, una femminile e una maschile: penso quindi a Maria Callas e Carmelo Bene, che molti definiscono ancora oggi “brutto” e che invece emanava un fascino insolito che rapiva chiunque lo guardasse.

Foto di Roberto De Biasio

Cosa rende bella la cosiddetta bruttezza?

La consapevolezza di se stessi, insieme a tanti altri fattori che racconto in questo spettacolo: destino (importantissimo), dolore, coraggio, diversità, disciplina. Da ciascuno di questi elementi nasce la bellezza, anche se non sempre ce ne rendiamo conto.

Che donna era sua madre?

Una donna atipica, però bella. Una signora che da giovane aveva un fascino tipo quello di Silvana Mangano e che, invecchiando, assomigliava ad Amalia Rodriguez, la regina del fado portoghese. Mia madre era autorevole, fiera della sua bellezza, con un seno puntato verso il cielo e uno sguardo fiammeggiante. Però soffriva, aveva tutte le sei peculiarità che porto ora a teatro.

Nella locandina di Bellezza Imperfetta, il volto di Diego Dalla Palma si affianca proprio a quello di sua madre

Lei in questo spettacolo la definisce anche una donna scomoda.

Lo era, perché era austera, con un portamento militaresco. Tutto il contrario di mio padre, che aveva una sensibilità più femminile pur essendo un uomo molto alto e attraente. Vengo da un malga (nel senso proprio del posto dove si nutrono pollastri e vari animali) strano: come poteva essere la mia vita se non strana? E come poteva essere il mio concetto di bellezza se non strano?

Come può nascere la bellezza dal dolore?

Non solo. Dal dolore nasce la bellezza o l’annientamento: persone che hanno superato il dolore suscitano fascino in noi. Persone sconfitte, tribolate, con lo sguardo nel vuoto e soprattutto con l’anima rassegnata non hanno saputo superare il dolore, ubriacarlo e allearselo.

Diego Dalla Palma che uomo è?

Sono uomo del dolore: sono sempre tormentato. Tuttavia, per esempio, qualche giorno fa sono caduto e dovrò subire un intervento al braccio, ma penso già che poi passerà e che il prossimo 21 marzo è vicino: una nuova primavera sta già per arrivare!

E’ una magia per essere felici!

Supero il dolore con un ragionamento che potrebbe applicare chiunque: dò un valore anche a tutto quel che è negativo. Astio e rancore non devono comandarci, gli errori vanno perdonati. Anzi, credo che bisognerebbe cambiare il nome a una cosa grande come il perdono: chiamiamolo “evoluzione dell’anima”. Se lo interpretiamo così almeno viene voglia di provarci e non sembra più così impossibile!

Massimiliano Beneggi

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