Continua l’accanimento de Le Iene contro Michele Guardì. Nel mirino della trasmissione di Italia Uno, alcuni fuorionda in cui il popolare autore e regista pronuncia frasi volgari parlando di conduttori, figuranti e collaboratori delle sue trasmissioni.
Tutto nasce in concomitanza con un’indagine tesa a fare notare come il presunto autista di Michele Guardì sarebbe un collaboratore pagato dalla Rai in qualità di autore. Ecco perché si fa largo la sensazione di trovarsi di fronte a un accanimento più che a un’inchiesta sociale, come si cerca di trasmettere.

Gli insulti che Michele Guardì lancia fuori onda mentre parla ad autori e cameramen sono davvero pesanti: “Cane, levatelo!”, “Chi è sta troia”, “Leva sto frocio” e via dicendo su questo tenore di insulti. Non molto diversi da quelli che sentivamo un tempo dalla bocca di Emilio Fede: se però una volta si rideva di tutto questo e al massimo il pubblico poteva pensare per i fatti suoi “Che cafone”, oggi quelle parole meritano un processo mediatico. Tirando in ballo, ovviamente, sessismo e omofobia. Argomenti probabilmente un po’ pretestuosi in questo caso. Le Iene, però, procedono a “indagare”: il servizio del 5 dicembre, con cui volevano fare il “colpaccio” e trovare testimonianze ad hoc, in realtà, riesce davvero male. Ma lo mandano in onda lo stesso.
L’obiettivo de Le Iene è certificare che Michele Guardì sia un padre padrone della televisione italiana, i cui modi di fare non sono mai stati denunciati per paura. Per provare a mettere zizzania contro il regista, il programma di Italia Uno va direttamente dai collaboratori diretti di Guardì, ma non ottiene il risultato sperato.

Anna Falchi, Tiberio Timperi, Flora Canto, Giancarlo Magalli, Paolo Fox (questi ultimi due nominati e insultati nei fuorionda) stigmatizzano l’accaduto: sostanzialmente a nessuno interessa tirare fuori questi argomenti dopo tanti anni. Antonello Piroso, infatti, aveva già pubblicato questi audio (con voce camuffata) dieci anni fa. Anna Falchi dice chiaramente: “Trovo scorretto tirare fuori certi fuorionda proprio in questo momento storico”, alludendo chiaramente alle polemiche sul patriarcato imperante. Timperi parla di Guardì come di un padre, Magalli come di un amico: entrambi lo conoscono da trent’anni e possono sostanzialmente dire che tanti sono gli insulti che si scambiano reciprocamente sul lavoro, ma sempre nel rispetto della persona. In certi momenti, insomma, può capitare. Flora Canto, disponibilissima come tutti gli altri (Guardì compreso) nell’intervista, replica che si dissocia totalmente dalle dichiarazioni delle Iene. Fox dice di essere disinteressato.
Insomma tutti lo assolvono, eppure a Le Iene non basta: questi personaggi difenderebbero Guardì solo in quanto lavorano ancora per I fatti vostri. Errore: lo difendono perché non hanno nulla da denunciare proprio come non hanno mai fatto in questi anni. Le Iene hanno provato a farli cadere, ma l’inchiesta si è rivelata un buco nell’acqua. Non contenti, sono andati da chi è fuori dalle parti, ma anche lì non trovano soddisfazione: Alberto Matano non vuole parlare. Si punta allora su chi non lavora più a I fatti vostri.
Salvo Sottile, secondo Le Iene si sentirebbe più libero di dire ciò che pensa. In verità anche lui non attacca propriamente Guardì, di cui dice soltanto “Ogni tanto esagera”. A quel punto ecco l’intervista alla nemica giurata di Giancarlo Magalli: Adriana Volpe. La conduttrice, che era stata separata dal collega de I fatti vostri dopo le polemiche e le accuse di Magalli nemmeno troppo velate di essere arrivata in Rai per raccomandazioni, vorrebbe evitare di parlare a Le Iene. Ma l’intervistatore insiste. Lei, abbastanza scocciata, è costretta a fermarsi in mezzo alla strada e rispondere: “Guardì ha il suo stile, criticabile, per cui usa parole che possono fare male. Ma il problema è tutto un sistema, non è una persona”. La Iena prova ad alimentare la polemica: “Magalli lavora ancora a I fatti vostri e tu no”. Lei: “Appunto, a cosa sono servite due condanne?”. La Volpe, però, parla chiaramente di un sistema e se la prende con Magalli appena le viene citato, non con Guardì nello specifico. Insomma, l’inchiesta delle Iene fa molto rumore per dare fastidio a un regista della Rai.
Non si fa gran bella figura così: questa è la scuola Antonio Ricci, che prende di mira un avversario e si scaglia contro in lungo e in largo. Non ha mai portato a nulla: Bonolis, Insinna, Brizzi sono tutti personaggi che, prima di Guardì, hanno subito un trattamento simile tra Striscia e Le Iene. Se possibile, sono stati tutti amati ancora di più. Non per alcuni atteggiamenti più o meno criticabili, ma perché quando si esagera a prendere di mira una persona, questa diventa immediatamente vittima e chi attacca perde di credibilità. Un’inchiesta così è un vero boomerang.
Massimiliano Beneggi