Il 16 e il 17 dicembre, al Teatro Manzoni di Milano, va in scena Eduardo mio, di e con Lina Sastri. Un autentico omaggio al grande Maestro, quello che fa l’attrice napoletana: “Volevo parlare non solo dell’artista, del maestro, ma anche dell’uomo Eduardo De Filippo, della sua eleganza, del suo rapporto con le donne, dell’amore per la sorella Titina e la madre Luisa, della famiglia, che è sempre stato il nodo del suo teatro e soprattutto della sua severa e profonda sensibilità di uomo e di artista”.

Lina Sastri, attrice di inconfondibile e innato talento che mise piede in un teatro prima come attrice e e solo in seguito come spettatrice, recita e canta nello spettacolo che coinvolgerà anche il pubblico meneghino. In scena con lei cinque grandi musicisti (arrangiamenti di Maurizio Pica), una scultura e un dipinto del maestro Alessandro Kokocinski che rappresentano Pulcinella, la maschera che rappresenta Napoli e la sua libertà, indossata dallo stesso Eduardo.

Un attore talmente eccezionale da essere conosciuto in tutto il mondo con il suo nome di battesimo. La maschera vera, in realtà, l’aveva creata lui stesso con la sua arte.

Lina, la grandezza di Eduardo è la conferma che anche noi italiani abbiamo ancora molto da insegnare in fatto di arte.

Direi proprio di sì. Sono appena stata a Parigi, nel quartiere del Louvre, per fare Napolitain. Siamo molto amati oltre i nostri confini: lì ho citato qualcosa di Eduardo in lingua originale, tradotto con sottotitoli, ed è stato bellissimo proprio per questo: un vero orgoglio.

Cosa significa per te questo spettacolo dedicato a Eduardo?

E’ un omaggio dovuto e sentito a un Maestro di vita e di palcoscenico, che ho avuto la fortuna di conoscere debuttando al suo fianco prima come comparsa poi con qualche battuta in più. Può sembrare la cosa più scontata, ma questo omaggio è un vero abbraccio ad Eduardo.

Quando entrasti nella sua Compagnia avevi compreso subito l’importanza di quel momento?

No, me ne sono accorta nel tempo, perché allora ero molto giovane ed ero indirizzata su un teatro diverso, più di ricerca che non di tradizione napoletana. Successivamente ho capito che fortuna ebbi in quell’incontro, che poi si completò in video con Natale in casa Cupiello, ancora oggi sempre molto visto in tv.

Qui racconti anche dei debutti e dei momenti vissuti insieme?

Soprattutto di quelli! Racconto quel che io ho vissuto in prima persona con lui, facendo accenni ad alcuni suoi pensieri, a ciò che diceva e al rapporto che teneva con gli attori. Ci sono citazioni del suo teatro e della sua poesia, ma anche molta musica tradizionale napoletana, che mi accompagna secondo le varie fasi di questo discorso che faccio un po’ a braccio, entrando molto nell’argomento “teatro” ovviamente.

Sei vestita di bianco in scena.

Sì, quando pensai a questo spettacolo, scritto da me (fatta eccezione appunto per le frasi dello stesso Eduardo), mi venne in mente di vestirmi come se fossi una sposa del teatro. Ed eccomi in bianco sul palcoscenico!

Eduardo era esigente?

Lo era, giustamente. Il teatro è esigente e qualunque forma di artigianato lo è. E’ esigente ogni forma di arte e di creatività che si rivolge a un pubblico e che passa attraverso “il gelo della solitudine e della novità e dell’essere soli di fronte a se stessi dovendo dire la verità”, come diceva lo stesso Eduardo.

Non si guarda troppo al teatro di autori stranieri secondo te, dimenticandoci del nostro patrimonio artistico?

No, non mi sembra. C’è da dire che il nostro teatro classico, da Eduardo a Pirandello, è straordinario. Abbiamo fatto tanto, quindi è probabile che a volte si cerchi di trasmettere curiosità agli spettatori con autori diversi dai nostri. La sorpresa del teatro, comunque, è sempre nel poter comprendere che i grandi Maestri fanno opere immortali. Sono reduce da repliche di Euripide, scritta seimila anni fa: la guardi e scopri che i temi eterni dell’umano in fondo sono sempre quelli.

Ogni autore ha una sua cifra stilistica e una tematica che lo contraddistingue. Per cosa ricordiamo Eduardo?

La famiglia. Eduardo ha toccato quasi sempre la famiglia. Da Filomena Marturano a Questi fantasmi fino a Napoli milionaria. Nei suoi testi emerge sempre la problematica della famiglia, vista come base della società ma anche come spazio dentro cui si consumano piccoli grandi drammi dell’essere umano.

Oggi si tende a rivisitare i testi letterari di un tempo, secondo le regole del politically correct che riattualizzano ogni storia. Saresti favorevole a un trattamento simile anche per il teatro di Eduardo o credi sia talmente attuale da non necessitare questi interventi?

Penso siano assolutamente modernissimi i pezzi di Eduardo. Oggi la famiglia non esiste più purtroppo: abbiamo famiglie allargate, ma soprattutto abbiamo la solitudine dell’individuo perso nel mare di Internet davanti al cellulare che deve navigare da solo. Qualunque essere umano, però, se parla di famiglia può trovare in Eduardo la tematica di cui parla. Anche perché Eduardo non andava mai indietro nelle epoche: andava sempre avanti, guardando al futuro. No, nessuna censura con il suo teatro, non si offenderà nessuno!

Speriamo, di questi tempi è facile creare una polemica su tutto.

Vero, ma Eduardo andava oltre tutto. Non dimentichiamo che c’era sempre una tematica filosofica dell’essere umano nei suoi testi: il rifiuto di parlare, la magia, il surreale della vita. Il suo non è un modo semplicistico di guardare alle vicende della vita, anche se può sembrare. Mio padre mi diceva: “Questo Eduardo parla dei fatti di tutti i gioni, che ce ne importa!” E invece era questa la sua forza.

Massimiliano Beneggi

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