È in scena al Sistina Chapiteau, il nuovissimo teatro tenda inaugurato proprio ieri a Milano (via Valtellina), il musical Cats (produzione PeepArrow Entertainment in collaborazione con il Teatro Sistina su licenza esclusiva The Really Useful Group – London), tratto dal libro di T.S. Eliot “Old Possum’s book of practical cats”. Ecco la recensione
IL CAST
Malika Ayane, Fabrizio Corucci, Fabrizio Angelini, Giorgio Adamo, Sergio Giacomelli, Pierpaolo Scida, Jacopo Pelliccia, Simone Ragozzino, Rossella Lubrino. L’orchestra dal vivo diretta da Emanuele Friello. Regia e adattamento italiano di Massimo Romeo Piparo.

LA TRAMA
Nel Jellicle vivono diversi gatti di strada: ciascuno di loro ha una personalità per cui è riconosciuto da tutti, al di là dei nomi che gli umani possono attribuire. Si va dal gatto che ama viaggiare sui treni a quello che mangia qualunque pietanza gli capiti a tiro. Nel branco fanno gruppo ma non perdono la loro individualità. Come ogni anno sono chiamati a un appuntamento importantissimo: la tradizionale festa da ballo dove il loro capo, il saggio gatto filosofo Deuteronomy sceglierà quello a cui assegnare la possibilità di rinascere in una nuova vita. Durante l’evento, però, giungono anche Grizabella (Malika Ayane) gattina ormai ripudiata dal branco dopo essersi allontanata per diverso tempo con l’obiettivo di esplorare il mondo, e Macavity. Questi è un malvagio arrivato per rapire Deuteronomy. Per salvare il loro capo, i mici chiedono aiuto a Mistofelees, il gatto mago che con uno dei suoi giochi di prestigio fa ricomparire Gatto filosofo. Ciascun felino sarebbe probabilmente meritevole del premio di Old Deuteronomy: la scelta finale del saggio gatto, però, si rivela imprevedibile.
LA MORALE
Non tutti sono uguali: anche tra i felini ci sono quelli estremamente buoni, divertenti, buffi, sognatori, precisi, saggi e persino quelli egoisti che non vorrebbero vedere felici gli altri. Al di là di ogni nome o soprannome più o meno convenzionale che possiamo attribuire, ciascun individuo, gatto o umano che sia, trova la sua vera identità proprio nel carattere. È in base a quello che veniamo stereotipati nel bene e nel male, e questo può essere utile per far sapere agli altri come comportarsi per renderci felici: essere una comunità in fondo vuol dire anche riconoscere le individualità. Nessuno però può giudicare, nemmeno i gatti (nonostante siano forse gli animali domestici più inquisitori sulla faccia della Terra). Tutti vorremmo avere a disposizione nove vite come i gatti, ma soprattutto tutti abbiamo diritto a una nuova chance con cui correggere gli errori. Voltare le spalle a qualcun altro, per scoprire di più il mondo e se stessi, è un’esperienza che capita spesso e che fa sempre male, perché puzza di egoismo. Quando però il pentimento è sincero, tutte le barriere e i giudizi possono cadere.

IL COMMENTO
Una bella storia che, con la scusa di presentare ogni simpatico felino, mette alla prova continuamente ballerini acrobati e cantanti di un certo livello. Nel frattempo, insegna tantissimo a noi umani: Cats è un musical incredibile, che apre questo altrettanto spettacolare Sistina Chapiteau. Il teatro tenda itinerante voluto da Massimo Romeo Piparo ha la capacità di essere un’idea innovativa (vien da chiedersi come sia possibile che nessuno finora ci avesse pensato prima) in una dimensione d’altri tempi e magica come ci ha insegnato il circo da epoche ormai lontane. Si assiste a una storia completamente cantata con brani impossibili da togliersi dalla testa. Per il resto la trama è ricca di metafore illuminanti, anche se succede quasi tutto nel finale, perché nel primo atto si fa più che altro un excursus di ciascun gatto. Attenzione oltre alle coreografie coinvolgenti (di Billy Mitchell), anche alla scenografia stratosferica (di Teresa Caruso) che non lesina i dettagli: la panchina gigante da cui scivolano diversi gatti si affianca alla Bocca della verità, al Colosseo, al tombino targato SPQR e a diversi simboli della Capitale.
IL TOP
Tantissima bella musica (di Andrew Lloyd Webber) emoziona e anima il pubblico che sui brani più allegri si esalta. Su Memory, invece, impossibile non lasciarsi coinvolgere dalla commozione. Cats è l’occasione per ascoltare la meravigliosa voce di Malika Ayane: in fondo non è molto presente sul palcoscenico, perché interpreta solo tre brani, ma quando la sua voce lancia quegli acuti sicuri e formidabili, la platea le concede il più grande applauso della serata. Contemporaneamente è giusta nella parte della gatta ammaliatrice, misteriosa, delusa dalla vita e dalla società, ma con una dolcezza nascosta da far emergere. Tutti gli attori devono averli osservati a lungo i gatti, nel loro incedere elegante ma sempre schivo, con un’intelligenza tutta da scoprire e una personalità che non smette mai dovere essere decifrata. A fine spettacolo, si nota solo entusiasmo sui volti del pubblico: non saranno tutti proprietari di gatti, ma evidentemente hanno condiviso tutti insieme l’emozione regalata da questo straordinario cast.

LA SORPRESA
I gatti arrivano dappertutto nelle città e accade la stessa cosa in Cats: entrano in scena dal pubblico, avvicinandosi a una platea che può ammirarli a due passi sentendosi parte dello spettacolo e godendone anche i bellissimi costumi di Cecilia Betona. A suonare c’è un’orchestra dal vivo che segue ciò che accade sul palcoscenico e di fatto da parte essa stessa della scena: quando la musica è live, le emozioni raddoppiano. Le belle parole spese anche nei mesi scorsi da Piparo e dai protagonisti per descrivere il Sistina Chapiteau non riescono a raccontare abbastanza la grandezza di questa struttura, capace di raccogliere ben 1500 persone. Al debutto si arriva vicinissimi a raggiungere quella cifra. Sorprendente sotto ogni aspetto anche organizzativo: da ogni punto del teatro tenda si vede bene. Si ha la sensazione di essere in un vero grande teatro. Unica pecca inevitabile, il rumore dei motori che tengono in piedi l’enorme tendone: per fortuna con Cats, essendo tutto cantato, non ci si accorge se non in brevissimi momenti. In ogni caso l’acustica è buona e va lodato l’esperimento. Nessuno ci aveva pensato prima, forse per paura di rischiare: un plauso a Piparo, perché come diceva Mark Twain “il segreto per farsi strada è cominciare”. Questo Sistina Chapiteau si farà talmente tanta strada che l’unico rischio che corre è quello di diventare il modello per tanti altri teatri. La standing ovation, tributata nel finale, è per gli attori ma anche per tutta l’organizzazione.
Massimiliano Beneggi