È ancora in scena per due giorni, fino a domani 17 dicembre, al Teatro Menotti di Milano, Enrico IV_una commedia.

Un inesauribile classico del teatro italiano, ENRICO IV, viene adattato dal drammaturgo Fabrizio Sinisi e messo in scena dalla regista e attrice Giorgia Cerruti, con Davide Giglio nel ruolo di Enrico IV, Giulia Eugeni e Luca Serra Busnengo.

L’operazione compiuta dalla Piccola Compagnia della Magnoliadeclina l’opera di Luigi Pirandello in una forma radicalmente elisabettiana, nera e sensoriale, in cui le parole sono emanazioni di stati dell’animo, pulsazioni sotterranee dove l’alto e il basso si uniscono e la logica della “mascherata” pirandelliana risuona con forza nello sguardo contemporaneo, che vi ritrova il germe dell’odierno parossismo dell’auto rappresentazione e della cosmesi del sé. 

 

La trama. Enrico IV_una commedia è un viaggio per quattro attori attorno al tema del tempo che fluisce incontenibile sui pensieri e sulla pelle degli esseri umani. Un tragitto dentro l’umana vulnerabilità fatto di solitudine, voli pindarici, cadute dalle quali a volte ci si rialza a stento.

Pirandello – come tutti i grandi autori – si esprime sublimando nelle storie che racconta la sua questione: la malattia mentale della moglie e la vita nel teatro (e l’arte della recitazione), cui egli consacrò spasmodicamente l’intera esistenza.  

Nell’Enrico IV queste tensioni trovano una sintesi geniale e dirompente: un giovane, mentre prende parte a una cavalcata in costume nei panni di Enrico IV imperatore di Germania, viene sbalzato da cavallo, batte la testa e impazzisce. Da quel momento, crede di essere veramente Enrico IV per dodici anni finché, a un tratto, rinsavisce ma decide di perpetrare la finzione e farsi credere ancora pazzo. Ecco il Teatro che celebra sé stesso come funzione taumaturgica e condanna al contempo: ritroviamo nello spettacolo la finzione, il travestimento, lo svelamento – che Pirandello dispiega a piene mani e di cui il personaggio che si fa chiamare Enrico IV è primo spettatore divertito.

“L’architettura dell’opera mi ha rivelato – afferma la regista Giorgia Cerruti – che cercavo il modo di fare uno spettacolo sul riconoscersi, al di là del tempo, delle trasformazioni, delle sembianze. Se ti riconosco esisti ma soprattutto esisto io; lo specchio in cui guardiamo è sempre e soltanto il volto delle persone incontrate”.

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