Al Teatro Carignano di Torino debutta, martedì 19 dicembre, alle ore 19.30 e in scena fino al 23 dicembre, lo spettacolo Anna Karenina di Lev Tolstoj, per l’adattamento di Gianni Garrera e Luca De Fusco che ne ha firmato anche la regia.

In scena Galatea Renzi, con Debora Bernardi, Francesco Biscione, Giovanna Mangiù, Giacinto Palmarini, Stefano Santospago, Paolo Serra, Mersilia Sokoli, Irene Tetto. Scene e costumi sono di Marta Crisolini Malatesta, le luci di Gigi Saccomandi, le musiche di Ran Bagno, le coreografie di Noa e Rina Wertheim, le proiezioni Alessandro Papa.

La potenza del romanzo di Tolstoj, con la sua capacità di sfidare lo scorrere del tempo e divenire una colonna portante della letteratura internazionale, ha portato fino a noi Anna, la protagonista, che a ormai parte del nostro immaginario, così come la sua tragica fine.


Galatea Ranzi incarna la ribellione a un matrimonio asfissiante, con quell’amore travolgente che la porta ad essere bandita dalla società e allontanata dai figli.

L’impossibilità di trovare una nuova collocazione nella moralistica società russa del tempo sono le tappe della rovina della donna, traslate in un atto d’accusa contro l’atteggiamento conformista e puritano della Pietroburgo ottocentesca, attento alla forma come noi oggi alla gogna mediatica dei social.

Uno dei romanzi più importanti della storia della letteratura viene portato in scena in un periodo assai particolare del rapporto tra la nostra cultura e quella russa. È una scelta di politica culturale quella di distinguere tra il dissenso politico sull’azione dello stato russo e il consenso entusiastico che la cultura europea occidentale deve alla cultura e alla letteratura russa.

Naturalmente non si può pretendere di trasferire tutte le complessità psicologiche e narrative di un capolavoro come AnnaKarenina in uno spettacolo teatrale. La nostra scelta è quella di concentrarsi sulle vicende che ruotano intorno alla protagonista, potendo contare sul grande talento di Galatea Ranzi, e sui meccanismi che stanno dietro alle tre coppie che sono tre metafore di tre destini. Quello maledetto ma pieno di passione di Anna, Vronjskij e Karenin, quello amaro e fallimentare di Stiva e Dolli, e quello invece sereno e benedetto di Levin e Kitty.


Si punta a raccontare uno spicchio del romanzo in uno spettacolo compatto, con una scenografia essenziale basata su proiezioni, seguendo un meccanismo più volte usato da De Fusco coi suoi abituali collaboratori.

Comunicato stampa ufficiale

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