Dall’11 al 16 gennaio al Teatro Erba di Torino torna La locandiera di Carlo Goldoni. È Miriam Mesturino la protagonista dell’edizione ormai diventata un cult del teatro, prodotta da Torino Spettacoli, e che già aveva chiuso il 2023 sempre all’Erba con grande successo.

Miriam Mesturino in questa stagione è impegnata anche con C’è un cadavere in giardino, La finta ammalata e, per non farsi mancare nulla, è stata protagonista della rassegna di drammaturgia In altre parole con Francesco Montanari. Nessuno meglio di lei, attrice sin da quando aveva 6 anni, nipote e figlia di importanti imprenditori teatrali, può dunque raccontarci anche il momento straordinario che sta vivendo il teatro.

Una commedia come La locandiera cosa rappresenta nel 2024?

Molto: Goldoni l’ha scritta nel 1753 ed è ancora modernissima. Al centro della storia c’è una donna a capo di un’azienda, capace di gestire i propri affari, anche usando la propria femminilità ma senza scadere in atteggiamenti compromettenti per cui ne debba pagare delle conseguenze. Insomma, un tipo di donna che adesso esiste e alla quale siamo per fortuna abituati, ma che all’epoca era una assoluta rarità.

Mirandolina è dunque il simbolo di quella femminilità che noi abbiamo capito solo oggi dovesse esserci, mentre Goldoni l’aveva capito 250 anni fa.

È una locandiera che non potrà sposare un nobile, nonostante i corteggiamenti a cui non cede per non rimanere relegata a un ruolo che non le sarebbe mai idoneo.

C’è un’ironia goldoniana che si lega molto anche all’epoca. Resiste ancora oppure cambia l’atteggiamento verso certi temi?

L’ironia funziona tantissimo. I tipi umani sono sempre quelli, anche ai giorni nostri. Ci sono il marchese che ha perso tutti i suoi averi, ma conserva la spocchia del grand’uomo che può concedere protezione a tutti; il conte arricchito che pensa di poter fare tutto coi soldi. Sono personaggi che nella commedia risultano molto divertenti in tutte le epoche.

E il pubblico come reagisce?

Benissimo! Debuttammo a novembre 2010 e la riprendiamo ogni anno da 13 anni. Tanti applausi ma anche tante risate ci confermano l’apprezzamento del pubblico. Anzi, fa più ridere adesso di tredici anni fa, forse proprio perché certi temi ci appartengono di più.

Come ti trovi nel ruolo di Mirandolina?

È un testo che mi offre grandi sfaccettature. Rispetto ad altri tempi dove sono stata protagonista assoluta facendo una fatica micidiale, magari senza raccogliere allo stesso modo, con questo testo si raccoglie moltissimo anche come consenso del pubblico. Mi dà molta soddisfazione.

Per te una stagione piena di impegni. Il successo del teatro viene associato ancora alla ripartenza dopo il Covid: per te che ci credi da sempre non c’è anche un sapere di rivincita in questa riscoperta del palcoscenico?

C’è orgoglio più che altro. Sono molto contenta di come è andata la stagione finora. Certo, a proposito del teatro se ne di più in reazione a ciò che è successo col Covid: prima c’era meno pubblico. Del resto il teatro è stato ciclicamente in sofferenza, ma poi non muore mai: lo dico perché lo frequento da più di quarant’anni. Prima c’erano soprattutto gli abbonati, che col Covid si sono persi, ma c’è interesse ad andare al singolo evento.

Cosa bolle in pentola per il 2024?

Ho in cantiere uno spettacolo dal titolo Lapponia: scritto da due spagnoli, affronta temi che ci riguardano tutti, con un bel confronto tra Nord e Sud Europa e momenti di scontro significativo. Poi riprenderemo la rassegna In altre parole e c’è anche un altro progetto per quest’estate…sarà un bel 2024 ricco di impegni!

Massimiliano Beneggi

questo sito e’ diretto da massimiliano beneggi