Ospite oggi 14 gennaio a Domenica In c’è Danny Quinn. L’attore, che compirà 60 anni ad aprile, avrà così modo di raccontare la sua esperienza da conduttore del Festival di Sanremo nel lontano 1989. Ma che Festival fu quello condotto dai quattro figli d’arte?

La leggenda vuole che quella fosse una delle edizioni peggiori, in realtà la storia oggi potrebbe essere riscritta diversamente. A cominciare dal principio per cui ormai meno la tv è fatta bene e più è meritevole di chiacchiera. Ossia di quel che interessa a molti artisti: far parlare di sé, anche se male. Proviamo a capire cosa successe all’epoca e perché oggi quel Festival sarebbe un trionfo.

Va detto anzitutto che dal punto di vista della qualità canora (che è il vero motivo per cui si guarda Sanremo), quella del 1989 fu memorabile. Una delle più belle, in grado di essere tale non solo con l’emozione del momento (quasi ogni anno agli appassionati del Festival pare di assistere al migliore di sempre), ma capace di mantenersi nei massimi livelli anche a distanza di tempo. Citiamo alcune canzoni in gara: Ti lascerò (che vinse), Le mamme, Cara terra mia, Almeno tu nell’universo, Se me lo dicevi prima, Vasco, Esatto, Cosa resterà degli anni ‘80, Na canzucella doce doce. E si potrebbe proseguire con altre canzoni, passate un po’ meno alla storia ma ugualmente belle.

Adriano Aragozzini, il patron dell’epoca, organizzò uno dei cast più ricchi di sempre, con straordinari ospiti internazionali e il tour Sanremo in The world dopo la kermesse.

Per la conduzione era tutto fatto con Renato Pozzetto, coadiuvato dai quattro figli d’arte. All’ultimo, però, l’attore comico non trovò l’accordo e la sua conduzione saltò (fu poi ospite fisso, come risarcimento, l’anno dopo). Pippo Baudo, appena rientrato da Mediaset, riteneva di avere troppo poco tempo davanti per poter accettare. Identica risposta diede Renzo Arbore. Un collega di Pozzetto molto in voga in quell’epoca, Enrico Montesano (reduce da Fantastico un anno prima) voleva evitare di trovarsi in un ruolo non suo, creato troppo frettolosamente. Così Aragozzini restava col cerino in mano. C’era il Festival, ma non il conduttore.

A quel punto fu presa la decisione: mantenere la conduzione con i soli figli d’arte. Ossia ragazzi giovanissimi, con poca esperienza davanti alle telecamere cinematografiche ma famosi per essere figli di artisti di spessore. Ecco dunque Rosita Celentano, Gianmarco Tognazzi, Paola Dominguin e appunto Danny Quinn.

Il risultato fu quello che la stampa aveva deciso sarebbe dovuto essere: disastroso. Ragazzi senza esperienza buttati lì sul palcoscenico a fare quello che l’anno prima aveva fatto Gabriella Carlucci, nonché in passato Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Corrado, Nunzio Filogamo, Loretta Goggi, Claudio Cecchetto ecc…Insomma, risultare migliori degli antecedenti era un’impresa dichiaratamente impossibile. Si poteva solo cercare di limitare i danni. Ma non ci riuscirono.

Danny Quinn e compagni incapparono in una serie di gaffes, con eccessiva ma legittima emozione, nomi letti in modo sbagliato, incapacità di riempire spazi vuoti. Un’improvvisazione totale, tuttavia, voluta e annunciata. Per fortuna le canzoni erano davvero belle. Così Danny Quinn ancora oggi viene ricordato con gli altri tre per essere stato il figlio d’arte che condusse il Festival in modo disastroso. Invece no, fece quel che poteva. E il giudizio oggi cambierebbe.

Qualche anno dopo, infatti, le gaffes sarebbero diventate il sale della televisione italiana, a volte persino cercate con la presunzione di essere simpatici. A determinare la qualità di un programma sarebbe diventato (incredibilmente) lo share rilevato dall’Auditel. Ecco, in quanto ad ascolti tv nessuno avrebbe oggi nessuno da ridire a un Festival che nella finale fece oltre il 65% di share (il terzo più alto di sempre).

Tutto sommato anche altri conduttori illustri, successivamente, non fecero bene. Giorgio Panariello sembrava isolato nel suo Sanremo 2006; addirittura Baudo con Chiambretti (nel 2008) non appariva affiatato e anzi risultavano quasi improvvisati certi odiosi siparietti. Nel 2014 Fazio regalò uno dei Festival più brutti di sempre con Luciana Littizzetto. Nel 2019 Claudio Bisio e Virginia Raffaele sembravano piuttosto fuori contesto. Tutto sommato però, è stato loro perdonato il Festival sbagliato dal punto di vista della conduzione. Ai figli d’arte questo privilegio non è stato mai concesso.

Sarebbe bello se un domani, magari nel 2029, dopo 40 anni, si desse loro l’opportunità di ripetere quell’esperienza. Sarebbe un’occasione per vederli fare il Festival che hanno sempre sognato in questi anni. Mal che vada diventano fenomeni per i social.

Massimiliano Beneggi

VUOI LA TUA PUBBLICITA’ SU TEATROEMUSICANEWS?

Scrivici a teatroemusicanews@gmail.com e specifica nell’oggetto PUBBLICITA’ TMN