Martedì 23 gennaio, alle 19.30, al Teatro Carignano di Torino, debutta Un curioso accidente di Carlo Goldoni, per la regia di Gabriele Lavia, che sarà in scena con Federica Di Martino e con Simone Toni, Giorgia Salari, Andrea Nicolini, Lorenzo Terenzi, Beatrice Ceccherini, Lorenzo Volpe, Leonardo Nicolini. Le scene sono di Alessandro Camera, i costumi di Andrea Viotti, le musiche di Andrea Nicolini, le luci di Giuseppe Filipponio, il suono di Riccardo Benassi, i testi delle canzoni di Gabriele Lavia.
Lo spettacolo, coprodotto da Effimera, dal Teatro di Roma – Teatro Nazionale e dal Teatro della Toscana, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile fino a domenica 28 gennaio.

Gabriele Lavia firma la regia e interpreta questo testo poco noto di Carlo Goldoni, che ancora oggi si rivela a noi come un vero e proprio capolavoro di scrittura drammaturgica.
Scritta nel 1760, la trama della commedia racconta una serie di amori incrociati e fraintesi, ma tocca, soprattutto, uno degli aspetti centrali dell’arte goldoniana: il rapporto tra vero e verosimile.

In questa storia crudele ed esilarante, i due protagonisti, padre e figlia, usano le persone come marionette: amore, cura, amicizia e generosità nelle loro mani diventano strumenti per insultare, deridere e ferirsi a vicenda.
Menzogne, manipolazione e disinformazione sono lo specchio deformato e attuale dei vizi dell’uomo.
Racconta così Gabriele Lavia: “Lo sfondo storico di questa singolare commedia di Goldoni è la “Guerra dei sette anni” che si combatté tra il 1756 e il 1763 e che coinvolse le principali Potenze Europee di quel tempo.
La guerra fu combattuta in Europa e nell’America Settentrionale.
Da una parte c’erano il Regno di Inghilterra, il Regno di Prussia, l’Elettorato di Hannover, gli Stati
minori della Germania nord-occidentale e il Portogallo”.
Prosegue: “Dall’altra parte c’era una coalizione formata dal Regno di Francia, Monarchia Asburgica, Sacro Romano Impero, Impero Russo, Svezia e Spagna. E, addirittura, le popolazioni native dell’India e dell’America Settentrionale.
La Guerra si concluse col trionfo della Gran Bretagna che ottenne i maggiori successi politici e territoriali. Gli sconfitti furono i Francesi (ed ecco perché i due soldati ospiti in casa di Monsieur Filiberto sono francesi) che perdettero il Canada, alcune colonie sulle rive del Mississippi, alcune colonie in India, nei Caraibi, in Senegal, ecc. Insomma, un vero disastro”.
Conclude così Lavia: “E dunque i due soldati francesi hanno buone ragioni per essere un po’ depressi. Sono soldati ridotti proprio male e non hanno più un quattrino perché quella “guerra” segnò il tramonto coloniale della Francia e l’inizio di un periodo difficilissimo. Se avesse vinto la Francia quella guerra, forse, in America si parlerebbe il Francese. L’Olanda era rimasta a guardare e a fare i suoi “affari” con la guerra.
Così, aveva vissuto un periodo tranquillo e prospero. Ed è proprio in quel mondo tranquillo e prospero, nella casa prospera e tranquilla di Monsieur Filiberto, che ha una figlia da maritare, la quale figlia ha una cameriera in età da marito anch’essa, che capitano “I Due Soldati Francesi Sconfitti”. C’è altro da dire? Goldoni scrive un autentico delicato capolavoro.
E tutto questo, l’autore ci avverte, è “un fatto vero, verissimo, accaduto in Olanda” e che gli è stato raccontato da suoi “…Amici Olandesi al Caffè della Sultana, nella Piazza San Marco, a Venezia…”.