Proseguiamo il commento ai testi delle canzoni del Festival di Sanremo 2024 con il brano dei Bnkr44.

Il gruppo empolese debutta in gara al Festival dopo aver passato le selezioni di Sanremo Giovani e a un anno dalla partecipazione con Sethu nella serata dei duetti.

La loro canzone si intitola Governo Punk. Gli autori sono Lombardi, Caponi, Locci, Serafini. Si tratta di un brano che esprime un desiderio di affermazione anche dalle periferie e dalle zone meno raccontate (che ormai tanto sconosciute non sono nemmeno nelle canzoni).

Nelle intenzioni c’è una sorta di rivoluzione politica, per sottolineare una presunta mancata attenzione ai più giovani e ai quartieri di provincia (Questa città sembra una competizione, Restiamo qua fermi a guardare).

Governo Punk fa riferimento al bisogno di avere un’identità per uscire dai propri incubi e vizi. Ecco, il problema è che la canzone racconta soprattutto questi e non sono affatto un bell’esempio.

I protagonisti raccontano di parlare in una notte di prigione, vorrebbero un locale da spaccare, una donna con le labbra siliconate a cui dicono con leggerezza “Dammi un po’ di te”. E senza ritegno ripetono “Fammi vergognare. L’anno che verrà me ne vado un anno al mare”. Ma lavorare no?

Prosegue il testo: Stamattina io mi lavo i denti col gin. Bell’alitino. E ancora: Ti pettini i capelli con una calibro 9. Va bene il punk, va bene la trasgressione, ma non sarà troppo? Che messaggio si comunica così?

I Bnkr44 forse già sanno di essere miracolati a partecipare al Festival. Vogliono scatenare la polemica evidentemente: così per qualche giorno si parlerà della loro canzone. Ma non riescono a essere nemmeno un po’ poetici: lamentano il fatto che in provincia la nebbia sia la stessa da vent’anni. E pensare che a Milano si rivorrebbe un po’ di quella bella nebbia di vent’anni (e più) anni fa…

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