Il Festival di Sanremo più tranquillo e scevro di polemiche degli ultimi anni si sta infiammando proprio nelle ore subito precedenti alla finale.

I fischi per Geolier sono diventati un caso geografico. Incredibilmente.

I napoletani, molti dei quali fino a inizio Festival accusavano Geolier di avere un testo con un dialetto troppo rivisitato (“Il napoletano è una lingua”, sottolineavano), ora si schierano completamente a favore del rapper. Sì, perché i fischi sarebbero a causa di un certo razzismo nei confronti di Napoli. Sa Dio per quale ragione dovrebbe essere così.

Prova a cambiare registro Stash dei Kolors, ma fa peggio.

In un’intervista a La Stampa, infatti, dichiara: “Anni fa (nel 2011, ndr) c’era Van de Sfross in gara e non si era alzato tutto questo polverone. Ora si alza il polverone perché Geolier è…un gigante”. Evita accuratamente di parlare di “napoletano” per non mettere benzina sul fuoco, ma il senso è chiaro.

Se non c’è allusione territoriale, nelle parole di Stash c’è perlomeno una mancanza di rispetto verso Van de Sfross. Come a dire che con Geolier se la prendono in quanto gigante, mentre col cantautore laghè non c’era bisogno di fare polemica, perché non avrebbe la stessa caratura di Geolier.

Una gaffe evitabile, specie se si considera che quella di Van de Sfross non fu che l’unica canzone in dialetto lombardo: tra Nuova Compagnia di Canto Popolare, Eugenio Bennato, Nino D’Angelo e Rocco Hunt, possiamo dire che Napoli ha già dato molto di più. Inutile metterla sul piano dei precedenti insomma: doppia gaffe per Stash. Ora chiedere scusa sarebbe lecito.

Massimiliano Beneggi

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