Martedì 13 febbraio, alle ore 19.30, in scena fino al 24 febbraio, debutta al Teatro Carignano di Torino, Antonio e Cleopatra, spettacolo per la regia di Valter Malosti, che ha curato traduzione e adattamento dell’opera shakespeariana insieme a Nadia Fusini.

A interpretare i due protagonisti saranno Anna Della Rosa e lo stesso Malosti, che condivideranno la scena con Danilo Nigrelli, Dario Battaglia, Massimo Verdastro, Paolo Giangrasso, Noemi Grasso, Ivan Graziano, Dario Guidi, Flavio Pieralice, Gabriele Rametta, Carla Vukmirovic.

La trama. Opera disincantata e misteriosa, che mescola tragico, comico, sacro e grottesco, Antonio e Cleopatra santifica l’eros con alcuni dei versi più alti ed evocativi di tutta l’opera shakespeariana. Valter Malosti e Anna Della Rosa interpretano i due straripanti protagonisti della grande tragedia scritta da William Shakespeare tra il 1607 e il 1608. Antonio e Cleopatra, come ci suggerisce Gilberto Sacerdoti, è un prisma ottico: «Visto di fronte, è la storia di amore e di politica narrata da Plutarco. Visto di sbieco ci spinge a decifrare l’infinito libro di segreti della natura».

«I due straripanti protagonisti – spiega Valter Malosti – eccedono ogni misura per affermare la loro infinita libertà. Politicamente scorretti epericolosamente vitali, al ritmo misterioso efurente di un baccanale egiziano, vanno oltre la ragione e ai giochi della politica. Inimitabili eimpareggiabili, neanche la morte li può contenere. 

Di Antonio e Cleopatra – prosegue il regista – la mia generazione ha impresso nella memoria soprattutto l’immagine, ai confini con il kitsch, vista attraverso la lente d’ingrandimento del grande cinema (grande davvero, vista la regia di Joseph L. Mankiewicz) di Hollywood, della coppia Richard Burton / Liz Taylor. Ma su quest’opera disincantata e misteriosa, che mescola tragico, comico, sacro e grottesco, su questo meraviglioso poema filosofico e mistico (e alchemico) che santifica l’eros, che gioca con l’alto e il basso, scritto in versi che sono tra i più alti ed evocativi di tutta l’opera shakespeariana, aleggia, per più di uno studioso, a dimostrarne la profonda complessità, l’ombra del nostro grande filosofo Giordano Bruno: un teatro della mente».

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