Il grido d’allarme lanciato da Sangiovanni, che ha scelto di ritirarsi per un po’ dalla musica all’indomani del Festival di Sanremo per curare una depressione che da tempo lo travolge, sta sensibilizzato moltissimo il mondo della musica.

Tanti i commenti di affetto e sostegno da parte dei colleghi al giovane cantante, fenomeno musicale due anni fa con Farfalle e Malibù. Caterina Caselli, che gli ha anche dedicato un post, ha incitato Sangiovanni per il coraggio e la sincerità dimostrate nel riconoscere le sue fragilità.

Sulla stessa scia Francesca Michielin, Loredana Bertè, Madame. Cuori di vicinanza anche da parte di Emma, Lorella Cuccarini, Carolina Benvenga, Elodie, Negramaro e tanti altri. Maurizio Lastrico sottolinea che la sincerità lo ripagherà presto, perché dimostra quanto Sangiovanni tenga alla sua arte.

Poi ci sono i messaggi di chi qualcosa di simile lo ha vissuto. Il primo è stato Tiziano Ferro, che nei commenti ammette: So bene cosa vuol dire avere la tua età e trovarsi nello stato che hai descritto. Invitandolo a non lasciare che siano gli altri a prendere decisioni per lui, Ferro ha quindi scritto a Sangiovanni che quando gli capitò una situazione analoga avrebbe avuto bisogno di un amico, che invece non c’era. Chiude il post così: A costo di importelo, prenditi cura di te.

Ieri è arrivato il commento di Ghemon, che in un lungo post sui social è andato più diretto. Dice così: L’industria musicale attuale promuove un modo di pensare e agire inquinato dai numeri e dei sold out che sta determinando più danni di quelli che il pubblico può vedere. Ha poi aggiunto che nessuno parla di questo per non passare per il frustrato, rischiando di essere escluso da tutto.

Nel post Ghemon è piuttosto severo, sottolineando come il mondo della musica riempia di illusioni. Paragona il trattamento riservato ai giovani cantanti al lavaggio di una lavatrice che centrifuga i prodotti, facendoli ritrovare poi irriconoscibili, ridotti a misure che non erano quelle originali.

E ancora: se non fai certi numeri (secondo le case discografiche), non hai fallito, ma sei un fallito. Quindi le parole più forti: Abbiamo bisogno dei dischi di un altro Tenco, non del suo tragico finale.

Parole durissime, a cui fa eco oggi Syria. La cantante ha ammesso di ritrovarsi in tanti aspetti di quanto scritto da Ghemon.

Senza scagliarsi contro nessuno in particolare, Syria dice di aver vissuto momenti di disperazione quando una multinazionale l’ha licenziata via email. Si dispiace (ma non esagera nei toni) per i tanti no ricevuti dal Festival di Sanremo, intorno a cui ruotano successivamente i maggiori meccanismi musicali. “Mi sono sentita una sfigata, ingenua al limite del nulla”, dice Syria, che però riconosce di non aver mai toccato il fondo grazie alla famiglia che si è costruita.

È proprio questo il suo messaggio principale: esiste un antidoto con piani B, anche se si ha un ego smisurato.

Lo scrive con grande sincerità Syria, senza nascondersi di fronte al fatto di far parte di una famiglia di musicisti che, tuttavia, sottolinea non le hanno mai aperto strade particolari. Le hanno però dato il supporto per comprendere e ragionare, sfatando miti senza drammi. Consapevole di avere un lavoro privilegiato, Syria rimarca: Si può ciò che desiderate anche se non vi fanno sentire primi

Insomma qualcosa ha smosso Sangiovanni nell’ambiente musicale. Ora facciamo in modo che il supporto di questi illustri colleghi sia continuato e partecipato, fino a cambiare magari qualcosa nel sistema discografico che usa e getta i giovani come prodotti di plastica da riciclare solo in certi momenti.

Massimiliano Beneggi

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