È in scena fino al 3 marzo, al Teatro Franco Parenti di Milano, lo spettacolo Il figlio (produzione Il Parioli con Fondazione Teatro della Toscana) di Florian Zeller. Ecco la recensione.

IL CAST
Cesare Bocci, Galatea Ranzi, Giulio Pranno, Marta Gastini. Regia di Piero Maccarinelli
LA TRAMA
Nicola è un ragazzo all’ultimo anno di liceo, che vive con la madre dopo la separazione dei genitori, di cui non riesce a capacitarsi. Il padre, Piero, è ora insieme alla giovane Sofia, che da poco gli ha regalato la gioia di una seconda paternità. Nicola è a tratti affascinato dal ruolo di fratello maggiore, così chiede a Piero di poter andare a vivere da lui e dalla sua nuova compagna. Da qualche mese, infatti, ha smesso di frequentare la scuola e sente un profondo disagio, che lo porta a scontrarsi spesso persino con la madre tanto amata. Piero accoglie in casa il figlio, nonostante le reticenze di Sofia: le promette che nulla cambierà nella loro vita. Non sarà così. Nicola, infatti, pur di non deludere Piero, si inventa un Sé che non esiste: davanti a lui si mostra gentile verso Sofia, che fa di tutto per cercare di farlo sentire a suo agio ma riceve solo sguardi e risposte giudicanti di un ragazzo che non ha mai accettato l’abbandono del padre dal nucleo familiare. Nicola finge di frequentare un’altra scuola, racconta di essere stato lasciato da una fidanzata per giustificare la sua tristezza, Piero inizialmente è convinto di aver capito tutto del figlio: spera di avergli dato quella serenità che non aveva a casa della madre. La voglia di essere migliore del suo di padre, di cui è rimasto in casa solo un inutile fucile da caccia come regalo, gli fa però offuscare la vera realtà: Nicola è affetto da una depressione bipolare che lo fa essere instabile. Sarà un tentato suicidio a svelare il vero stato d’animo di Nicola.
LA MORALE
Se rimaniamo troppo impegnati a pensare unicamente ai nostri obiettivi, rischiamo di non vedere ciò che accade negli altri, sottovalutando campanelli d’allarme e consigli esterni in grado di aiutarci più di quel che immaginiamo. I figli diventano, in quel caso, delle proiezioni di ciò che i genitori desidererebbero.

IL COMMENTO
Il Figlio è il terzo capitolo della trilogia che Zeller ha dedicato alla famiglia (Il padre, con Haber, La madre, con Lunetta Savino). Florian Zeller si conferma una delle migliori penne in assoluto, anche se sembra fin troppo facile parlarne bene essendo i suoi testi sempre supportati da cast di attori eccezionali. Ne Il Figlio sono tutti straordinariamente bravi: per quasi due ore di spettacolo (senza pausa) si assiste appassionati a una serie di emozioni che non potrebbero essere interrotte. Anche l’uso della scenografia consente di mantenere ritmi cinematografici: i luoghi in cui si svolge la storia sono tre e bastano dei sipari a carrello per creare pochi istanti di buio e trasferirsi da una scena all’altra. Il Franco Parenti continua a fare il tutto esaurito con uno dei testi migliori che si siano mai visti negli ultimi anni a teatro. Facile empatizzare con le sensazioni dei personaggi, perché in fondo tutti siamo abituati a sottovalutare certi problemi: lo dimostrano le risate che inevitabilmente accompagnano alcune battute, destinate ad assumere un sapore del tutto diverso quando ci si rende conto del dramma che rimaneva nascosto. Ci si commuove fino alle lacrime, con un finale sorprendentemente sconvolgente dopo un’illusione che si trasmette dai personaggi fino al pubblico. Non si può decidere se vedere o meno questo spettacolo: si deve vedere.
IL TOP
Cesare Bocci è meraviglioso: praticamente sempre in scena, alternando momenti di dolcezza negli sguardi paterni ad altri più divertenti che lo vedono ballare, fino al dolore di chi deve rivolgersi a pareri esperti se vuole aiutare il figlio. Praticamente con quella alternanza è come se Piero avesse tre personaggi in sé: quello della madre, quello del figlio e infine quello del padre che deve prendere la decisione più difficile. La forza di Bocci è però anche nel mettere al centro degli applausi finale il giovane Giulio Pranno, che giustamente riceve una lunga ovazione dal pubblico: le sue urla disperate insieme all’atteggiamento disinteressato rispetto al mondo degli adulti, sanno dare una credibilità totale alla storia. Galatea Ranzi, nel ruolo della madre, è estremamente intensa.
LA SORPRESA
Il personaggio di Sofia è la vera chiave narrativa della storia: lei, non coinvolta emotivamente quanto Piero e la ex moglie nella vita di Nicola, intuisce da subito le vere difficoltà del ragazzo. È interpretata da una bravissima Marta Gastini, che fa esaltare la lucidità mentale di Sofia e il suo tentativo di supportare Piero, ma altresì con la voglia di costruire una sua famiglia con un vero futuro. Marta Gastini si conferma stupenda, ma con questo personaggio fa anche un salto di qualità in più.
Massimiliano Beneggi
