Sarà in scena dal 27 febbraio al 24 marzo 2024 presso il Teatro Litta di Milano, lo spettacolo Baccanti – Il regno di Dio che danza, di Filippo Renda, con Maria Canal, Gaia Carmagnani, Silvia Guerrieri, Filippo Renda, Sarah Short, Alice Spisa; dj performer – Sofia Tieri.

 

La trama. L’ispirazione per lo spettacolo deriva dalle antiche leggende che circondano la figura di Dioniso, dio del vino, della festa e dell’estasi. La narrazione si concentra sul confronto tra Dioniso e Penteo, il re di Tebe, esplorando temi quali il potere, la libertà individuale e la trasformazione personale.

Il progetto si distingue per la sua capacità di rendere accessibili e attuali i temi mitologici, grazie a un approccio che combina il rigore storico con la creatività contemporanea. Attraverso questo lavoro, lo spettacolo si propone di avvicinare le nuove generazioni alla ricchezza della tradizione classica, offrendo allo stesso tempo spunti di riflessione sull’esperienza umana universale.

Le Baccanti è considerata una delle più grandi opere teatrali di tutti i tempi. In apparenza il suo messaggio è un monito a tutti gli uomini ad adorare sempre gli dei e a non mettersi contro di essi, e in effetti tradizionalmente quest’opera era sempre stata considerata un’opera religiosa, ossia la riscoperta della religione da parte di un autore che per tutta la vita era stato sempre considerato un laico. La tragedia tuttavia rivela forti ambiguità, rilevate soprattutto dalla critica degli ultimi decenni.

 

Innanzitutto è da notare che le virtù che all’inizio dell’opera vengono attribuite al dio (capacità di alleviare le tensioni e le sofferenze degli uomini grazie al vino e ai piaceri fisici e mentali) vengono mostrate poco: Dioniso si dimostra una divinità assolutamente spietata nel punire chi non aveva creduto in lui, al punto di sterminare i suoi stessi parenti (Penteo era infatti cugino del dio, in quanto figlio di Echione e di Agave, sorella della madre di Dioniso, Semele), ed esiliare i sopravvissuti. Tutto questo per pura e semplice vendetta. Inoltre le stesse Baccanti appaiono molto più intente a compiere azioni violente (invadere villaggi, squartare mandrie di mucche e lo stesso Penteo) che non a celebrare la gioia dei riti di Dioniso. La stessa Agave, dopo essere stata Baccante, si allontana gettando a terra i paramenti del dio e augurandosi di non vedere mai più il Citerone.

 

Se Euripide avesse voluto mettere in scena un’opera religiosa, forse non avrebbe messo così in evidenza gli aspetti più sconcertanti del dionisismo, ma avrebbe probabilmente posto maggiormente l’attenzione sui lati positivi (che comunque ci sono, ma solo in alcuni canti corali). Per questo motivo alcuni studiosi arrivano a interpretare l’opera in senso del tutto opposto, considerandola non una riscoperta della religione, ma anzi una forte invettiva antireligiosa. E lo dimostrerebbe la critica che Cadmo rivolge a Dioniso verso la fine dell’opera: «Non è bene che gli dei rivaleggino nell’ira con gli uomini», critica cui il dio non dà alcuna risposta, limitandosi a ribattere che questa è da sempre la volontà di Zeus. La tragedia insomma si chiude con molti interrogativi e nessuna risposta, mentre una sola cosa svetta con evidenza su tutte: la spietata vendetta del dio Dioniso.

 

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