Qualcuno la chiama TeleMeloni per offendere. In realtà quel termine, se occorre a identificare il servizio pubblico nell’era del primo governo Meloni, lo si può anche conservare, ma senza sarcasmo.
Quello che emerge chiaramente settimana dopo settimana, infatti, è che la nuova Rai ha un’immagine più fresca, lungimirante e con una mentalità persino più aperta. Soprattutto, con buona pace di chi da sempre esaspera l’idea contraria, anche la tv pubblica dell’era Meloni punta moltissimo sulla cultura. Solo che, anziché essere di una sola parte politica, si rivela obiettiva e neutrale anche su Raitre, che per anni è stata occupata dalla sinistra con prepotenza.

Vediamo i due più recenti esempi di questa nuova Raitre colta ma priva di faziosità.
È partito ieri Inimitabili, il nuovo programma di Edoardo Sylos Labini (ideato con Angelo Crespi) in onda per quattro settimane in seconda serata. Edoardo Sylos Labini accompagna il pubblico in un racconto che unisce teatralità (non a caso il format arriverà anche sul palcoscenico nella prossima stagione) a documentario. Recita versi scritti dagli stessi autori inimitabili e per lo spettatore è facile identificarlo con la figura del protagonista di cui si parla.
Ma, soprattutto, il racconto è tutt’altro che banale. Anzi, arricchisce e incuriosisce con aneddoti talmente poco ricordati da essere inediti. Nella prima puntata, dedicata a Gabriele D’Annunzio, si esalta il Vate sfatando subito la leggenda che lo vorrebbe come un fascista. Non solo perché rinunciò ad assumere la carica del partito a inizio anno ‘20, ma anche per un rapporto non sempre facilissimo col Duce. Casomai, al contrario, sono i suoi motti, come “Memento Audere Semper”, ad essere stati adottati, successivamente, dalle camicie nere, trasformandone la figura nell’immaginario collettivo.
Con ospiti autorevoli quali Giuseppe Scaraffia, Marco Giorgetti, Franca Minnucci e lo storico Francesco Perfetti, Sylos Labini scava così nella storia di D’Annunzio in 45 minuti. Si viaggia attraverso i suoi amori scandalosi, passionali, numerosi. Estremi. Al punto da inscenare il rapimento della sua prima giovane amante, la cui relazione non venne accettata dal futuro suocero. Un dandy italiano che corteggiava una donna e poi ne sposava la figlia. Fino ad arrivare alla conquista più importante della sua vita: Eleonora Duse. Uno degli amori più celebri della Belle Epoque, dove lui trovava l’attrice e lei trovava l’autore.
E poi tante altre curiosità che descrivono il poeta: l’invenzione dei termini “tramezzino”, “vigili del fuoco”, “Rinascente”, ma anche del tricolore sulle maglie dei calciatori d’Italia, Rinascente. Tutto questo, ovviamente, senza dimenticare la battaglia per la città di Fiume che fece di D’Annunzio uno degli uomini più preziosi per la politica oltre che per la cultura italiana.

Sabato pomeriggio, invece, sempre su Raitre va in onda 100 anni di notizie, con Incoronata Boccia. Il programma sfrutta l’occasione dei 70 anni della televisione e dei 100 anni di radio, per fare un excursus dei momenti più eclatanti raccontati dal servizio pubblico, tra informazione e spettacolo. La scelta dei video è particolarmente ricercata e regala il sapore dell’inedito, sebbene si tratti di notizie consegnate alla storia (di cui molti giovani comunque potrebbero aver sentito parlare solo di sfuggita).
Per esempio, il ricordo dello sbarco dell’uomo sulla Luna (la prima grande maratona televisiva con 150 ospiti) viene anticipato da una serie di interviste del 1969 a gente comune, che commentava ciò che di lì a pochi giorni avrebbe cambiato il modo di guardare e immaginare il cielo. Il popolo si divideva tra chi provava paura solo all’idea di andare sulla Luna e chi invece, per curiosità, avrebbe fatto volentieri il viaggio di Neil Armstrong. Come il signore che, ai microfoni Rai, dichiarava di aver fatto richiesta a Eisenhower per compiere la stessa missione qualche anno prima, senza però ottenere mai risposta. Ecco, per recuperare questo come altre chicche quasi introvabili, occorre un grande lavoro di ricerca, che 100 anni di notizie vanta come solo il Novecento di Pippo Baudo aveva saputo fare in precedenza. Dopo tanto tempo di trash televisivo, c’era bisogno di un nuovo format che abbracciasse quella stessa atmosfera.
Con straordinarie competenza ed empatia, il sorriso accogliente di Incoronata Boccia rievoca la storia dell’informazione Rai insieme a un ospite, ogni settimana diverso. Nella prima puntata era Paolo Mieli: dunque anche in questo caso, non propriamente un protagonista legato al governo Meloni, ma scelto per indubbie conoscenza della materia e proprietà di linguaggio.
In 30 minuti si raccontano tante notizie arrivate dal mondo attraverso i tg, focalizzandosi anzitutto sul ruolo del giornalista e sulla necessità di dare notizie complete (oltre che vere, ma questa era una qualità che prima dell’esistenza dei social poteva quasi essere considerata scontata). Il prodotto funziona, perché ha ritmo e soprattutto col pretesto di celebrare la Rai riesce a raccontare la storia appassionando.
Dunque la cosiddetta TeleMeloni è decisamente più colta, equilibrata e neutrale di quella che veniva definita TeleKabul. Non più discorsi arzigogolati o sensazioni di trovarsi davanti a qualcuno che voglia elargire termini obsoleti per affermare la propria superiorità culturale. I programmi di Raitre confermano un’impostazione ben precisa: raccontare grandi personaggi della storia italiana con un linguaggio semplice, in una sintesi capace di alternare la narrazione principale all‘intervento degli ospiti. Niente urla o ricerche di polemiche: la bella tv (e questa lo è) sa essere discreta e non prende posizioni. Con rammarico di chi aveva già iniziato a fare critiche preventivamente e che ancora è vestito a lutto per le perdite di Annunziata, Fazio ed Augias. Se TeleMeloni è questa, ben venga. Tutto è recuperabile su Raiplay dove se proprio c’è nostalgia si possono recuperare anche i video di Annunziata, Curzi e Mannoni. Ossia di quando si tendeva a fare della cultura un cerchio chiuso, dentro al quale l’altra parte politica non avrebbe mai trovato spazio, per sentirsi di conseguenza additare come la sintesi dell’ignoranza. Grazie a Dio le cose sono cambiate e ora tutti hanno spazio su Raitre: anche le idee di sinistra. Stai a vedere che quel regime televisivo che si temeva, in realtà non esiste e scopriamo una Raitre sempre migliore…
Massimiliano Beneggi
