Dunque Amadeus lascia la Rai e passa a Nove. Il segreto di Pulcinella è svelato: non se ne sentirà eccessiva mancanza, diciamolo apertamente.

Certo, i numeri lo pongono di diritto nell’Olimpo dei grandi conduttori: nessuno come lui ha condotto così tante edizioni di Festivalbar e Sanremo con tutto quel successo. Ma di una persona diventata improvvisamente spocchiosa, la Rai ne deve fare a meno per onorare la sua stessa storia.

Amadeus è stato il protagonista di una stagione rosea che, tuttavia, stava esaurendosi. L’ultimo Sanremo, pieno di ospiti fotocopia delle precedenti edizioni, lo aveva confermato. Il meglio insomma era passato e l’accordo con Nove è l’unico modo per uscire di scena da vincitore arricchito, che continuerà a guadagnare ancora di più.

È quello il secondo motivo per cui Amadeus lascia la Rai: negare la tentazione del denaro non gli fa onore, specie dopo avere gigioneggiato a proposito dell’addio di Fazio al servizio pubblico, prendendosene gioco fino a impedire che i cantanti del Festival andassero in trasmissioni extra Rai. Bene, ora pagherà tutto con gli interessi. E chi gli succederà (Carlo Conti ormai sicuramente) saprà farlo molto bene, perché non va dimenticato che il successo di Sanremo è esploso sì con Amadeus, ma aveva la strada spianata proprio da Re Carlo e Claudio Baglioni.

A voler essere cattivelli si potrebbe anche dire che è abbastanza facile fare il direttore artistico come ha fatto Amadeus, che a parte i Jalisse non è stato in grado di bocciare nessuno, portando in cinque edizioni la bellezza di 150 brani in gara. Praticamente quello che gli altri farebbero in dieci edizioni lui lo ha fatto in cinque anni: la selezione non esiste.

Diamo comunque a Cesare quel che è di Cesare: Amadeus è stato il direttore artistico più capillare nella storia di Sanremo dopo Baudo. Peccato ora se ne vada quasi sbattendo la porta e senza il coraggio di ammettere che lo fa per i soldi. Fa sorridere l’idea che il Corriere della Sera affermi che le ragioni siano in tentativi di mettergli i bastoni tra le ruote: la libertà che ha avuto Amadeus in questi anni non l’ha posseduta nemmeno Super Pippo ai tempi d’oro. Eppure il Corriere lo dice e tutti dietro, come capre al pascolo, ribattono la notizia. Non stupisce, vista la ruffianeria che è stato in grado di portarsi dietro Amadeus dal 2020 ad oggi.

Non è stato facile ottenere questo riscontro, perché fino a cinque anni fa in pochi scommettevano su di lui. Anzi, i più maligni sono andati avanti a ripetere per diverso tempo che il successo fosse dovuto a Fiorello (che invece ha avuto solo il marginale ruolo di supporto che farebbe qualunque amico sincero). Cinque anni fa Amadeus era considerato poco più che inadatto. Nessuno lo voleva fino a poco tempo prima: quando gli diedero la conduzione di Ora o mai più, in molti immaginavano quel programma come lo scarto in cui l’ideatore, Carlo Conti, non credeva fino in fondo.

Come siamo arrivati a considerare Amadeus il più forte dei presentatori? Semplice, si è schierato politicamente, assumendo le sembianze di un ambasciatore che ora se ne va con le sue gambe lasciando sottintendere di non essere ben accetto perché le sue richieste non venivano soddisfatte. Certo che se voleva la moglie Civitillo in prima serata, il pubblico saprà comprendere perché non gli viene rinnovato il contratto: va bene così. Arrivederci Amadeus, ma dopo le tante balle raccontate in occasione di Sanremo 2024, si può dire “basta” senza per forza raccontare altre bugie. Pazienza, di conduttori che facciano recitare al pubblico “zeeeero, zeeeero, zeeeero” mentre compila l’assegno di Affari tuoi, la Rai ne troverà quanti ne vuole.

Massimiliano Beneggi

VUOI LA TUA PUBBLICITA’ SU TEATROEMUSICANEWS?

Scrivici a teatroemusicanews@gmail.com e specifica nell’oggetto PUBBLICITA’ TMN