Il monologo di Antonio Scurati, previsto per stasera a Che sarà, quindi annullato insieme alla presenza dello scrittore che chiedeva di essere pagato per partecipare, è ormai più famoso di quello che non avrebbe meritato di essere.

Questa sera Serena Bortone, prendendo le difese dello scrittore ha letto il testo del monologo. Dopo avere introdotto attaccando tra le righe la dirigenza Rai, in quanto non avrebbe fornito risposte alle sue ripetute mail per capire come mai fosse stato annullato il contratto di Scurati, ecco che la Bortone ha letto il testo.

Quelli che conta è il finale, un vero affondo gratuito contro Giorgia Meloni. Recita così la Bortone, avallando le parole di Scurati: Il gruppo dirigente post fascista, vinte le elezioni nel 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neofascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via. Dopo avere evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuata alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza. Ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime, la persecuzione degli ebrei, senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista. Ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana, fino al punto di non nominare mai la parola antifascismo in occasione del 25 aprile 2023. Mentre vi parlo siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare, palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola, antifascismo, non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascino continuerà a infestare la casa della democrazia italiana.

Quindi chiude la puntata attaccando di nuovo la Meloni, leggendo un altro comunicato di Scurati, che senza freni parla di straripante potere del Governo, che andrebbe contro un privato cittadino e scrittore tradotto e letto in tutto il mondo. L’umile Scurati, a quel punto, insiste: Questa è violenza.

Parole pesanti, forti. Un insulto a senso unico contro il Presidente del Consiglio (che oggi si era resa disponibile a pubblicare lei stessa il testo del monologo) più che un discorso a favore del 25 aprile. Ripercussioni sicure. Insieme a tante polemiche. C’è ancora chi si domanda perché fosse stato censurato. E a questo punto Serena Bortone, che aveva già deciso di lasciare la Rai, si gioca le sue ultime carte: un’altra giornalista è pronta a fare la martire…Aria di addio annunciato, altroché martirio.

Massimiliano Beneggi

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