Forte e Chiara chiude anticipatamente (così come ha fatto qualche mese fa Il mercante in fiera di Pino Insegno), mentre a Che sarà viene cancellata la partecipazione dello scrittore Antonio Scurati. Terremoti in casa Rai, che trovano due pesi e due misure nell’interpretazione.

Andiamo con ordine: il programma di Chiara Francini, in onda il mercoledì sera su Raiuno, avrebbe dovuto vedere la sua ultima puntata la prossima settimana, invece all’indomani del secondo appuntamento, viene annunciato tramite comunicato Rai che Forte e Chiara è interrotto anticipatamente. Il motivo ufficiale è la mancanza di ascolti, al di sotto delle aspettative.

In effetti Chiara Francini non brillava in quella trasmissione, ma forse era stata sopravvalutata sin dall’inizio. Non si comprende come mai appena un ospite fa bella figura al Festival di Sanremo (così era stata la Francini lo scorso anno), subito si immagina di affidarle la conduzione di uno show. Forte e Chiara è un format teatrale, nato prima ancora nella letteratura: funziona se consta di un lungo monologo, non di tanti brevi sussulti in cui l’attrice deve mostrare di essere intelligente oltre che spiritosa, intervallati da momenti con ospiti.

Le interviste si rivelavano più che altro chiacchierate per tirare una certa ora, ma senza né capo né coda. Né senza alcuna logica. La Francini faceva le domande e poi rispondeva anche per sé: “Mara, col seno di poi cosa non rifaresti della tua vita? Io, per esempio non rifarei…”. Quindi ripartiva: “E tu, col seno di poi cosa non rifaresti?”, sottolineando quell’unica “n” nella parola, che la Venier nemmeno coglieva, facendo cascare la battuta: “Col senno di poi io non rifarei…”.

Chiara Francini non è una conduttrice e si vede, ma soprattutto si sapeva. Chi l’aveva scelta la apprezzava prima e non può che farlo anche ora, perché la Francini ha fatto quello che sa fare lei, se poi non è forte nel varietà come la Raffaele, non è una novità di oggi. Inutile lamentarsi ora: tanto valeva chiudere con la terza puntata come previsto e rispettare almeno quell’11% di telespettatori che seguivano il programma. Forse quello degli ascolti è solo il motivo fittizio addotto, perché non si voleva passare per censori: non sorprenderebbe infatti se la Rai avesse deciso di chiudere il programma dopo l’intervista in primissima serata con protagonista Rocco Siffredi. La Francini che chiedeva a Rocco di mimare gesti pelvici, aggiunti a qualche lamento di lei, francamente ce lo saremmo risparmiati. Uno dei momenti più bassi di televisione, con ripetuti doppi sensi, tesi a riabilitare la figura di un ex porno “attore” nemmeno pentito, ma semplicemente ormai fuori età per ripetere quello che lo ha reso famoso. In tutti i casi, Chiara Francini non è certo un personaggio che piace alla sinistra, spesso da lei attaccata soprattutto sul fronte dei radical chic. Non è di sinistra proprio come non lo era Pino Insegno, ma a molti fa comodo ripetere che i loro programmi siano cancellati per bassi ascolti, senza entrare nel merito delle azioni di una Rai di destra che non fa sconti a nessuno. Nemmeno a loro.

Interpretazione diversa viene data (dalla maggior parte dei media) per la cancellazione del monologo di Antonio Scurati sul 25 aprile, previsto a Che sarà.

Anche qua sarebbe bene fare chiarezza: in piena campagna elettorale, Scurati avrebbe fatto il monologo tutto a favore della sinistra, con gli ammonimenti a evitare il fascismo nel 2024. Lo avrebbe fatto pretendendo di essere pagato: la Rai ha proposto di farlo gratuitamente e lo scrittore che predica la povertà comunista ha rifiutato. Ecco la verità.

Il suo oltretutto era un messaggio retorico e schierato, visto che del fascismo non sembrerebbe esserci nemmeno l’ombra da diversi anni, a meno che non si cavalchi l’idea di Schlein e compagni, che da tempo temono le azioni del governo in carica. Ma sono solo timori senza fondamento, esattamente come quelli secondo cui la Rai rinunciando alla par condicio starebbe vietando unicamente alla sinistra di intervenire nei programmi. Tutto il contrario: casomai una volta cancellata quella odiosa legge non ci saranno più cronometri per vedere che uno schieramento sia più sponsorizzato di un altro. Per ora, tuttavia, la par condicio tanto sbandierata da alcuni c’è ancora. Dunque, ci si attenga alla legge vigente.

Così Scurati e la Bortone (conduttrice di Che sarà, che lamenta di avere scoperto della cancellazione del monologo senza giustificazioni e che lo scorso anno fece fuori Memo Remigi dal suo programma esattamente con gli stessi metodi democratici) alzano la voce. Sanno che Che sarà è uno dei programmi meno seguiti della stagione, quindi perché si possa parlare del monologo di Scurati occorre alzare la voce, urlare. Con lui si alzano gli scudi, con la Francini no. Il vittimismo di sinistra funziona così.

In pratica se viene cancellato dalla Rai di oggi un personaggio più vicino al centrodestra è tutto regolare, viceversa si tratta di censura. Eppure la Rai è sempre quella, che svolge il suo servizio pubblico con un’attenzione all’etica che altri si scordano. Piaccia oppure no, paghiamo il canone anche perché ci sia questo tipo di attenzione: ben venga.

Massimiliano Beneggi

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