La differenza tra la musica dei trapper e quella dei Ricchi e Poveri è tutta nell’atteggiamento che rispecchia il pubblico: con la prima si vedono sempre sguardi incavolati con la vita di cui si sentono vittime, mentre con Angela Sotgiu e Angela Brambati la platea canta sorridendo dall’inizio alla fine. Sarà perché cantano sempre l’ottimismo, sarà perché il motto “che sarà della mia vita chi lo sa” vale per tutti a qualunque età emozionando ogni volta, sarà perché…li amiamo. In ogni caso con tutti loro si esce dal teatro solo Ricchi di spirito e poveri di voce.

Mettono allegria da sempre e se qualcuno pensava che tutto questo non servisse più si sbagliava di grosso. Ecco allora che i Ricchi e Poveri sono decisamente tornati. Non se ne erano mai andati, perché l’allegria ma la differenza è che da Sanremo 2024 in avanti sono tornati a essere quello che hanno sempre rappresentato: una bandiera per l’Italia. Il primo concerto del tour 2024, al Teatro Dal Verme di Milano, lo conferma.
Se fino a qualche tempo fa si fosse chiesto a qualcuno di andare a vedere i Ricchi e Poveri, si sarebbe rischiato di guadagnare uno di quei sorrisini che si regalano a chi ci propone qualcosa fuori dal mondo. Poi, però, tra il serio e il faceto, ci si sarebbe radunati in piazza a cantare a squarciagola Sarà perché ti amo. Oggi, che anche i bambini conoscono a memoria Ma non tutta la vita e imitano l’irresistibile “scossa” di Angela, per vedere i Ricchi e Poveri ci si ritrova in teatro. Per chi se lo chiedesse, la risposta è “Sì, Sanremo funziona”. Eccome.

Serve a risvegliare l’anima addormentata di chi necessita di un grande evento per rendersi conto che chi vi partecipa sia un grande artista. Sanremo funziona per chi crede nella musica e sa valorizzare la kermesse: i Ricchi e Poveri, con tredici partecipazioni complessive, hanno facoltà più di chiunque altro.
Sono una gioia Angelo Sotgiu e Angela Brambati e fanno bene ad esserlo perché dopo tanta fatica sono tornati tenacemente sui grandi palcoscenici italiani a riprendersi l’abbraccio di quel pubblico che era mancato per troppo tempo. Perché da metà anni ‘90 si pensò che tutto il nuovo pop che stava arrivando dovesse cancellare la melodia vincente dei decenni precedenti: così, senza un motivo preciso, si insinuava l’idea sempre più crescente per cui la musica realizzata prima fosse da catalogare come “vetusta”. Roba da ridicoli nostalgici, per capirci. Non ci poteva essere pensiero più sbagliato. Dopo tanti anni, un certo pop è completamente dimenticato, perso tra la marea di produzioni musicali tutte simili e per nulla identificative; i Ricchi e Poveri, invece, sono ancora lì a cantare e ballare insieme al loro pubblico.
Sono sempre sorridenti e a loro agio, mai fuori posto nemmeno quando esordiscono cantando Buona giornata alle nove di sera. Sono nel contesto giusto cantando Acapulco nella grigia Milano. Sono sempre attuali e non solo perché loro il Made in Italy lo cantavano ben prima che nascesse un liceo con quel nome, ma anzitutto perché nelle loro canzoni c’è sempre l’amore. Interpretato però ancora con l’eleganza che oggi sembra fuori moda: nei loro testi si parla del desiderio, senza mai mischiare idee volgari o banalmente più spinte. Danno speranza, sono ottimisti e positivi e tutti cantano le canzoni dei Ricchi e Poveri sorridendo.
Anche chi tra il pubblico a fine concerto si rammarica per quelle canzoni assenti dalla scaletta (Non hanno fatto Pubblicità!, E Chi voglio sei tu? Ma perché non cantano Un diadema di ciliegie? Te la ricordi Nascerà Gesù?) lo fa col sorriso di chi sa bene che il repertorio era troppo vasto per soddisfare tutti. Sul palcoscenico, coi Ricchi e Poveri, c’è la storia. Sono come la Nazionale di Calcio, che unisce anche chi non si appassiona di sport: puoi odiare finché vuoi il Festival di Sanremo, ma quando parte Che sarà, la pelle d’oca si alza sulle braccia di tutti e vedi tanti occhi lucidi intorno a te.
Quando si canta Voulez vous dancer o Mamma Maria, non c’è tormentone nuovo che tenga: si balla e basta. Non se ne erano mai andati, ma riempire il Dal Verme (così come il Brancaccio di Roma il 21 maggio, il Duse di Bologna il 15 e ancora prima, il 13, il Colosseo di Torino) è comunque il più grande ritorno possibile per chi come loro era stato dimenticato da troppa stampa e direttori artistici.
Unico neo: omaggi e saluti a personaggi che hanno incontrato come Cutugno, De Andrè, Califano, Raimondo Vianello e Mondaini, è ovviamente Franco Gatti, nessuna menzione per Edoardo Vianello (primo produttore) e Pupo (autore del brano che bissano alla fine tanto è il loro più iconico). Perché bisogna sempre passare a miglior vita per essere ringraziati?
Massimiliano Beneggi
Ecco qui sotto la scaletta del concerto e le ulteriori date estive del tour:
03 luglio – Mirano (VE), Summer Festival
11 luglio – Locarno (Svizzera), Piazza Grande – Moon&Star24
16 luglio – Caserta, Belvedere San Leucio
18 luglio – Livorno, Fortezza Vecchia
20 luglio – Capannori (LI), Area Verde
23 Luglio – Palermo, Teatro di Verdura
27 luglio – Palmanova (UD), Piazza Grande
03 agosto – Cattolica (RN), Arena della Regina
12 agosto – Sabaudia (LT), Arena del Mare
20 agosto – Diamante (CS), Teatro dei Ruderi di Cirella
Buona giornata
L’ultimo amore
Voulez vous dancer
Sei la sola che amo
Canzone d’amore
Sarà perché ti amo
Coriandoli su di noi
E penso a te
Grazie a te (solista Angela)
Se mi innamoro
Ma non tutta la vita
M’innamoro di te
Baila chica
Made in Italy
Come vorrei
Cosa sei
Piccolo amore
La prima cosa bella
Che sarà
Mamma Maria
Bis: Sarà perché ti amo, Ma non tutta la vita
