È in scena fino al 19 maggio, al Teatro Manzoni di Milano, Il mercante di Venezia (produzione Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia, Centro Teatrale Bresciano e Teatro de Gli Incamminati) di William Shakespeare. Ecco la recensione.

IL CAST
Franco Branciaroli, Piergiorgio Fasoli, Emanuele Fortunati, Riccardo Maranzana, Stefano Scandaletti, Lorenzo Guadalupi, Giulio Cancelli, Valentina Violo, Mauro Malinverno, Mersila Sokoli, Veronica Dariol. Regia e adattamento di Paolo Valerio
LA TRAMA
Il giovane Bassanio vorrebbe corteggiare la bella Porzia, futura erede del ricco Belmonte. Per farlo, vorrebbe sentirsi all’altezza della ragazza anche dal punto di vista economico: chiede così aiuto all’amico Antonio, intraprendente mercante di Venezia noto per prestare soldi senza interessi. Avendo tuttavia impegnato grosse cifre in commerci marittimi, Antonio non ha disponibilità immediata di denaro, ma generosamente riesce a convincere un detestato usuraio ebreo, Shylock, a effettuare il prestito: garantirà lui per Bassanio. Questi, nel frattempo, alla morte di Belmonte dovrà scegliere uno dei tre scrigni (oro, argento, piombo) per eseguire le volontà del defunto: il pretendente sposo della figlia che avrà la meglio, sarà quello che opterà per lo scrigno giusto. Bassanio, che punta dritto su quello di piombo, viene assistito dalla fortuna: sarà lui lo sposo di Porzia. Tutto sembra andare per il verso giusto, fino a quando le navi del mercante Antonio non risultano disperse: era proprio da quelle che si presumeva di potere ricevere la grossa somma in grado di saldare largamente il debito con Shylock. A questo punto l’usuraio porta a processo il mercante di Venezia, convinto a fare rispettare il patto: in caso di mancato pagamento, Antonio avrebbe infatti dovuto saldare il debito con una libbra della sua carne. Shylock, nel frattempo abbandonato e ripudiato anche dalla figlia, è determinato a non cambiare idea, rifiutando anche denaro dal cristiano Bassanio, ormai diventato ricco in virtù del suo matrimonio. Al processo è assente il consulente del Doge, sostituito dall’avvocato Baldassarre, ma questi altri non è che la giovane Porzia travestita da uomo. Sarà lei a mettere all’angolo Shylock, rammentando che nell’estrazione della carne dal corpo di Antonio non dovrà uscire nemmeno una goccia di sangue: in caso contrario l’usuraio sarà accusato di attentato alla vita. L’acuto Baldassarre (Porzia), però, ha in mente anche un ulteriore piano: per mettere alla prova l’amore del suo sposo, vuole farsi ripagare da Bassanio facendosi regalare l’anello che Porzia ha regalato al marito…
LA MORALE
Tanta ricchezza non risparmia la solitudine, se utilizzata con avidità. In mezzo a tutto un gran giro di soldi, debiti e affari, l’amore vero sembra non interessarsi di questi dettagli economici. Non è il possesso del denaro a descrivere le persone, ma il modo che queste hanno di usarlo e di farne il principale status quo. In questo senso il mercante Antonio si rivela il più nobile, usando l’arte del commercio come un mezzo per compiere la sua generosità. Alla stessa maniera, Bassanio conquista l’amata Porzia non in virtù della millantata ricchezza, ma per la scelta dello scrigno di piombo, ossia la più umile e povera delle opzioni. L’avidità egoista e testarda dell’usuraio, invece, va a sbattere contro dinamiche destinate a incastrarlo in un modo o nell’altro.

IL COMMENTO
Il mercante di Venezia è una delle opere shakespeariane più intriganti dell’autore inglese, che come sempre ama regalare finali a sorpresa, ricchi di imprevisti e possibili ribaltamenti di fronte che, in fondo, non cambiano l’ordine delle cose. Come sempre, secondo Shakespeare l’astuzia maggiore (e risolutiva) arriva da un personaggio femminile. Un nutrito cast colora il palcoscenico: tra mercanti, belle ragazze, rispettivi corteggiatori, distinguibili tra egoisti, romantici e buffoni di turno, il pubblico ha la possibilità di scegliere il suo personaggio preferito in una vasta gamma, con ritmi che rimangono sempre vivaci. Ogni scena è consecutiva a quella precedente, grazie a un duplice espediente: il primo è l’uso di una scenografia (straordinaria) con porte e finestre del palazzo, da cui escono i personaggi, che si aprono e chiudono, dettando i tempi di entrata e uscita di scena e sottolineando in questo senso le parti più comiche e più drammatiche. Il secondo è la presenza in scena anche dei personaggi che non partecipano all’azione: sono seduti come un coro greco intorno ai protagonisti dell’azione, sottolineando le sensazioni attraverso battiti di mani. Per tutto questo, oltre che per una trama avvincente fino all’ultimo, Il mercante di Venezia rappresenta un’occasione per assistere a un grande teatro, fatto coi crismi storici dell’arte del palcoscenico. Chiusura di stagione sensazionale per la prosa del Teatro Manzoni.
IL TOP
Franco Branciaroli è superlativo: ogni volta basterebbe solo la sua voce profonda, con i mutamenti che le regala, a incantare il pubblico. La presenza scenica, nei panni del temuto Shylock, lo rende protagonista assoluto di uno spettacolo in cui, come si diceva, il cast è talmente ricco da avere più personaggi al centro della scena. Tutti indispensabili, tutti interpretati alla perfezione, per regalare a questo testo una dignità di commedia oltre che di dramma, come nel più consueto degli stili shakespeariani, che lascia sempre il dubbio finale sul genere teatrale a cui si è appena assistito. Anche in questo c’è la genialità di Shakespeare. Lunghi applausi per tutti.
LA SORPRESA
L’attualità de Il mercante di Venezia va ricercata non solo nella sua morale (che purtroppo o per fortuna resterà sempre viva) ma sorprendentemente persino nello stesso linguaggio. Pur essendo stato scritto nel 1598, il testo di Shakespeare non è affatto desueto.
Qui molto merito è anche di Paolo Valerio, che senza stravolgere la storia riesce a dare qualche ritmo comico in più rispetto all’originale, con pieno rispetto dell’opera.
Massimiliano Beneggi
