È in scena a Milano fino al 26 maggio, al Teatro Lirico Giorgio Gaber lo spettacolo Back to Momix, che successivamente toccherà anche Torino, Perugia, Palermo. Ecco la recensione.

IL CAST
Compagnia di ballerini diretta dalla regia e dalle coreografie di Moses Pendleton
LA TRAMA
La natura è protagonista di questo mondo: tutto parte da lei. Lo vediamo nei fiori che sbocciano, nelle api che si posano sulle piante, nei cavalli che consentono all’uomo di conoscere paesaggi e avventure inesplorate. Ogni processo di crescita avviene lentamente, fino a esplodere lasciando spazio a tutta la fantasia più inimmaginabile. Non vi è mai timore di fronte a questo mistero della natura: solo fascinazione e voglia di lasciarsi coinvolgere da esso.
LA MORALE
Laddove c’è la natura c’è il risveglio dell’anima intorpidita. Lasciamoci allora guidare dai colori della natura, per fare riemergere la parte più bella di noi. Sicuramente essa ci indicherà sempre la direzione giusta da seguire. E visto che, come diceva Russell, tutto ciò che vediamo ci consente di immaginare qualunque cosa ad esso legata, forse per la prima volta con questo spettacolo si ha l’occasione di intuire ciò che la natura suggerisce da sempre, ma che ignoriamo per negligenza di usare il cervello e la poetica fantasia.

IL COMMENTO
Rieccoci immersi nel magico e ipnotico mondo di luci e ballo di Momix. Back to Momix raccoglie il meglio delle proposte artistiche di questa compagnia, che ormai da 43 anni stupisce e incanta il pubblico. Questa volta più di sempre, quindi, ci si concentra meno sulla trama in sé, per appassionarsi alle esibizioni, facendo parlare le sensazioni, che saranno sicuramente diverse per ciascuno nel pubblico. Il tema comune alle diverse performance, come detto, è il ruolo essenziale e benefico della natura sull’uomo; impossibile non essere coinvolti dai colori e dalle forme che questi creano via via sul palcoscenico in uno spettacolo a metà tra danza e illusionismo. Questo show è un autentico omaggio alla storia di Momix, andando a riprendere i suoi più forti cavalli di battaglia: Passion, Baseball, Optus Cactus, Bothanica, Alice e tanti altri. Ne emerge appunto la conferma che a essere fondamentale ogni volta non sia tanto una trama oggettiva, quanto le emozioni trasmesse al pubblico singolarmente. Pezzi di diversi spettacoli, quindi, riescono a formare comunque un fil rouge, con ballerini snodatissimi che realizzano tutto quello che si crederebbe possa essere impossibile da vedere. E più ci si lascia immergere dal fascino di Momix, più ci si dimentica che dietro a quelle figure ci siano persone, straordinari professionisti che mentre ballano non smettono di sorridere aumentando la sensazione di coinvolgimento. Mano a mano che passa il tempo, in ogni ballo si distinguono sempre più le forme, che il pubblico si può divertire a intuire, costruendo nella propria testa tutto ciò che viene suggerito un po’ dall’intelletto e un po’ dalla sconfinata fantasia. Uno spettacolo adatto per tutte le famiglie e capace di lasciare a bocca aperta i bambini ma anche gli adulti, che riscopriranno la loro anima più fanciullesca.
IL TOP
La sincronizzazione di ogni movimento da parte dei ballerini è sintomo di un grandissimo lavoro: le coreografie coordinate da Moses Pendleton creano tutto quello che la fantasia del pubblico non sapeva nemmeno di poter immaginare. Lo spettacolo è illusionistico, ma gli artisti sono reali (e formidabili).
LA SORPRESA
I cowboy sono la parte forse più divertente nella vasta scelta dello spettacolo: non ci sono i cavalli, eppure si vedono. Non chiedete perché, ma si vedono. Il merito è tutto dei ballerini, che si muovono in un modo tale da fare sembrare che stiano davvero cavalcando un equino. Fanno in modo che il pubblico si concentri sul fatto che una delle due gambe sia più grande dell’altra; lo distraggono con movimenti obliqui. Intanto, però, si sta assistendo ad artisti che stanno ballando con naturalezza su un un trampolo. Applausi.
Massimiliano Beneggi
