A tutto c’è un limite, che la dignità di Roberto Vecchioni non conosce. Per qualcuno sarà anche un coraggio da applaudire, ma sembra più un oltraggio senza vergogna quello compiuto da Vecchioni ieri 14 maggio. Ospite di Tutti per uno, lo speciale in onda martedì su Canale 5 dall’Arena di Verona con protagonista Il Volo, il Professore ha letteralmente sfregiato l’evento la rete Mediaset cantando Chiamami ancora amore.
Non una canzone a caso, come ricorda sempre volentieri nei suoi concerti prima di interpretarla: “Ricordatevi in che periodo eravamo. Chi ci governava”. Impossibile dimenticare: era il 2011 (a Palazzo Chigi c’era Berlusconi) quando Vecchioni partecipava a Sanremo con quella canzone che, pur di portarla alla vittoria, si ostinava a definire in quel periodo una “canzone d’amore universale, non politica”. Bastarono pochi mesi e Chiamami ancora amore divenne l’inno ufficiale di Giuliano Pisapia, eletto poi sindaco di Milano.

Vedere tanti accaniti avversari del Cav su reti Mediaset non è ormai una sorpresa, perché il denaro nel mondo degli umani adulti non fa schifo nemmeno a sinistra: così, con la scusa della necessità di lavorare, sono arrivati su Mediaset negli ultimi mesi persino Littizzetto, Fazio e tanti altri rancorosi che hanno fondato gran parte della loro carriera sul loro odio per Berlusconi. Personaggi che non hanno abbassato l’ascia di guerra nemmeno dopo la morte dell’ex Presidente, attaccandolo e risparmiando accuratamente ogni pensiero di riguardo nei suoi confronti. La coerenza insomma non è una qualità che viene proposta spontaneamente e tutto sommato nemmeno la si cerca ormai.
L’affronto di Vecchioni con tanto di lesa maestà, però, è onestamente inaccettabile. Quella frase allusiva di Chiamami ancora amore, sempre applauditissima dal pubblico più estremista, “per il bastardo che sta sempre al sole”, la canta senza vergogna al fianco di Gianluca Ginoble de Il Volo che si emoziona perché, giustamente, all’epoca aveva solo 16 anni e forse non sa che il cantautore la pensava associandola proprio a Berlusconi e al suo amore per la Sardegna. Una frase anche abbastanza ridicola, se si pensa che viene detta da uno come Vecchioni che non ha mai conosciuto pallore in volto e ha sempre tenuto a sfoggiare la sua vistosa automobile di lusso parcheggiandola spesso in doppia fila (tanti milanesi potrebbero confermare senza timore di smentite). Peccato, perché Tutti per uno è una bella trasmissione che dà lustro alla musica italiana con uno dei prodotti più giovani e rappresentativi nel mondo.
Ci sono i più grandi della canzone insieme a Il Volo (sempre eccezionali su qualunque interpretazione oltre che credibili e simpatici, molto più di quel che non si fece apparire di loro a inizio carriera): Baglioni, Giorgia, De Gregori, Curreri. Tutto sommato, a parte i nomi da Festa dell’Unità equilibrati almeno parzialmente dalle presenze di Amoroso e Panariello, su Canale 5 va in onda un varietà che sta iniziando a diventare una piacevole tradizione musicale di maggio.
Così una serata di festa e orgoglio artistico nazionale viene però sporcata dal Professore che tutto poteva cantare su Mediaset, tranne che la canzone con cui si vantò di avere contribuito ad affossare Letizia Moratti e, pochi mesi dopo, il governo Berlusconi. Saremo anche troppo conservatori, ma Chiamami ancora amore se hai il coraggio te la canti al Concerto del Primo Maggio davanti ai tuoi amici del sindacato. Oppure di fronte al tuo pubblico, sempre più risicato al punto da costringerti a rinviare qualche data del tour. Su Mediaset, a casa Berlusconi, te la potevi risparmiare, caro Vecchioni.
Massimiliano Beneggi
