È in scena fino al 9 giugno al Teatro Menotti di Milano lo spettacolo Crisi di nervi, tre atti unici di Cechov (produzione Tieffe Teatro Milano e Teatro Biondo Palermo). Ecco la recensione.

Foto Tommaso Le Pera

IL CAST

Maddalena Crippa, Alessandro Sampaoli, Sergio Basile, Gianluigi Fogacci, Alessandro Averone, Emilia Scatigno. Regia di Peter Stein

LA TRAMA

Nel primo testo, L’orso, un uomo necessita di vedersi ripagato un prestito, ma la debitrice è in lutto da sette mesi per la scomparsa del marito e non ha nessuna intenzione di vedere persone, né tantomeno di saldare quanto pattuito. La donna sfida a duello il creditore ma, colpo di scena, si infatua di lui. Nel secondo testo, I danni del tabacco, il marito della direttrice di un collegio viene chiamato a tenere una conferenza per parlare dei pericoli del tabagismo. Lui, però, fumatore convinto, non pare il miglior oratore sulla questione. Accorgendosi dell’assenza della moglie, inizia a parlare piuttosto dei danni che gli ha causato il matrimonio e degli effetti collaterali a suo avviso non riconducibili al tabacco. Nel terzo testo, Una domanda di matrimonio, un proprietario terriero timido e insicuro vorrebbe chiedere in sposa la figlia del vicino. Appare chiaro che tra le due parti non corra buon sangue, ma per motivi meramente economici si potrebbe andare oltre i reali sentimenti. L’uomo fatica però a fare la sua proposta, perché di tanto in tanto continua a litigare con la donna per futili motivi.

LA MORALE

La crisi di nervi umana, secondo Freud, è dovuta all’impossibilità di esprimerci completamente, dando luogo a ripetute censure con cui evitiamo di espellere quel che angoscia il nostro inconscio. Piena coerenza e totale pace familiare sono utopistiche. Possiamo tenere fede ai nostri princìpi finché vogliamo, ma di fronte alle sensazioni (ben più concrete e immediate) tutto si scioglie come neve al sole. Siamo materialisti prima di tutto, ma non possiamo dirlo: proviamo quindi a professare una nostra morale per nascondere quel che altrimenti non funzionerebbe e ci renderebbe incoerenti e meschini davanti alla società.

Foto Tommaso Le Pera

IL COMMENTO

La polemica di Anton Cechov contro la piccola borghesia, nonché contro l’ipocrisia a cui si presta costantemente la società, viene riassunta in tre atti unici fedelmente riportati sul palcoscenico. L’incoerenza dei personaggi e la relativa assurdità delle loro azioni rispetto alla morale professata poco prima fanno dei testi una parata di situazioni quotidiane con finali tragicomici. In effetti ci sarebbe da piangere se non fosse perché ci diverte scoprire che anche a fine Ottocento si vivevano gli stessi problemi coniugali ed economici di oggi. Sono proprio i finali a stravolgere ogni singola storia, arrivando dopo svolgimenti talvolta ripetitivi (Cechov è assai prolisso in certi casi vuole essere ben sicuro che il pubblico abbia capito), utili però a creare un climax pronto a esplodere. Consigliato anche per gli studenti, è piacevole vedere che diversi professori abbiano percepito l’idea portando a riempire il Teatro Menotti con le loro classi anche alla sera. La letteratura e la cultura passano sempre dal teatro.

IL TOP

Il cast è vivace, con Basile stupendo e divertente in ben due episodi, dove non è sempre protagonista: l’esperienza nel teatro è anche questa. Bravissimo Fogacci nel monologo del tabagismo, eccellenti Crippa e Scatigno nel proporre immagini femminili con i retaggi dell’epoca senza scadere nelle macchiette, straordinari Sampaoli e Averone nei rispettivi ruoli.

LA SORPRESA

Sembrano storie sconnesse tra loro, ma è proprio quella centrale, I danni del tabacco, a fare sorprendentemente da traino alla morale di fondo: isteria e ansia trovano le loro cause sempre dentro a noi stessi prima di tutto. Geniale Peter Stein ad accorgersene e a confezionare questo trittico di scherzi scenici. Geniale e coraggioso: di questi tempi ammettere che anche la cultura russa abbia prodotto cose buone sembra diventato estremamente complicato, invece con onestà morale qualcuno potrà ancora sorprendersi.

Massimiliano Beneggi

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