È in scena fino al 16 giugno al Teatro Franco Parenti di Milano La Maria Brasca (produzione Teatro Franco Parenti con Teatro della Toscana) di Giovanni Testori. Ecco la recensione.

IL CAST
Marina Rocco, Marinella Valentini, Luca Sandri, Filippo Lai. Regia di Andrée Ruth Shammah.
LA TRAMA
Maria Brasca lavora in una grande fabbrica di calze nella zona Niguarda di Milano. Nel suo quartiere è conosciuta da tutti per la sua esuberanza e la totale assenza di filtri nei racconti fa. Anche quando parla delle sue avventure sessuali: per lei ha senso raccontare apertamente al mondo anche i dettagli della sfera più intima, perché se non si tratta di tradimenti non c’è da vergognarsi e nascondersi. Non è dello stesso parere il cognato, che tradisce ripetutamente la sorella di Maria, rendendola cornuta e rassegnata: per lui la dignità e il buon nome della famiglia devono essere preservati da ogni pettegolezzo. Quando, però, anche Maria si innamora di un ragazzo più giovane, che la tradisce, ecco che qualcosa cambia nella donna: si ritrova gelosa di quel giovane come non le era successo fino a prima e va in forte crisi. La sua interpretazione della vita è mutata radicalmente. La reazione finale è sorprendente: dopo avere fatto terra bruciata al ragazzo nel quartiere, lo invita alla prova d’amore più importante e responsabile della vita…
LA MORALE
Il cuore conosce le ragioni che la ragione non conosce, ma anche quelle che secondo la Maria Brasca (rigorosamente con l’articolo determinativo davanti, come ama Testori) è giusto vengano conosciute da tutti. Due gli interrogativi principali: è meglio rendere pubblici i sentimenti anche più intimi o lasciare che sia il pettegolezzo a renderci comunque protagonisti senza farci scegliere quale ruolo avere? E poi, fino a dove ci può spingere l’amore, rischiando di farci perdere dignità e credibilità per volere ad ogni costo qualcosa? La Maria Brasca ai dice pronta persino ad accettare tradimenti purché da sposata, almeno le faccende domestiche la distraggono dalla disperazione. E pazienza se gli altri non condivideranno. Da quando il pensiero degli altri, in fondo, ha un valore nelle nostre situazioni più personali? Testori sembra poter risolverla così così: all’amore tutto è concesso, anche l’imprevedibilità, ma solo a patto che i suoi protagonisti usino rispetto reciproco nell’equilibrio creato e accettato della coppia, altrimenti un rapporto a senso unico non è più amore.

IL COMMENTO
Tanta passionalità in questa storia con una protagonista più romantica e poetica di quanto non voglia dare a vedere. Ci si appassiona alla filosofia di vita della Maria Brasca, spumeggiante personaggio che non si arrende mai e vorrebbe sempre decidere il proprio destino, che talvolta però si trova nelle mani di altri. Andrée Ruth Shammah con esperienza taglia alcune parti (a cominciare dal ruolo della vicina Giuseppa, che diventa un’interlocutrice senza volto né voce ma che si riesce benissimo a immaginare fisicamente attraverso le espressioni della Maria Brasca): la storia si snellisce, pur lasciando quella dettagliata capacità descrittiva di Testori attraverso dialoghi che non lasciano nulla per intentato. C’è spazio anche per un personaggio di fantasia, Amilcare, che se possibile crea ancora più poesia in questo spettacolo dove ci sono tutte le caratteristiche care all’autore: i sentimenti, i tumulti emotivi incentivati anche dal treno sotto casa, l’amore per la musica. Impossibile non farsi incantare dalla colonna sonora di Fiorenzo Carpi, che con la sua cifra stilistica ci riporta sempre in quelle atmosfere malinconiche e magicamente speranzose che apprezziamo anche nel Pinocchio di Comencini. Questa edizione, che si chiude definitivamente (forse?) il 16 giugno, è un grande omaggio ai 50 anni del Teatro Parenti e alle sue produzioni: si udiranno infatti anche le voci dello stesso Franco Parenti, di Giovanni Testori e di Adriana Asti, ultima Maria Brasca nel 1992.
IL TOP
Marina Rocco è piena di colore: dona alla Maria Brasca il carattere fragile di una persona a tratti svampita, a tratti fin troppo consapevole degli inganni della vita. Il sorriso del pubblico spesso si trasforma in una risata, che però subito dopo diventa amara: la Rocco è bravissima a esprimere quella voglia di essere ingenua fanciulla e al tempo stesso vigile padrona della propria vita, capace di combattere sfruttando la sua sensualità tra i dolori. Nonostante la morale non sempre encomiabile di cui la Brasca si fa forza, non si può che amare questo personaggio. A fine spettacolo Marina si commuove: farà fatica ad abbandonare questo personaggio che tanto ha amato e sentito profondamente. La platea omaggia di un dovuto lungo applauso tutto il cast: in ogni personaggio c’è l’intensità emotiva che si riconosce anche nei silenzi e negli ossimori creati dalla regia. Come quando la sorella di Maria (la bravissima Marinella Valentini) si ritrova da sola in casa a fare mestieri con la radio che canta “Con ventiquattro mila baci…niente bugie meravigliose…” e il marito (Luca Sandri) è fuori con “la Gina del portone”. Anche il giovane Romeo (Filippo Lai) si fa apprezzare dal pubblico, con un carattere guascone e scorretto ma simpatico.
LA SORPRESA
Quando si va al Teatro Parenti si va sul sicuro: sentimenti ed emozioni sono sempre al centro delle storie. La Maria Brasca è un perfetto esempio di questo pilastro milanese della cultura. La sorpresa più bella è poter sentire, in questo caso, proprio un accento prettamente lombardo, che nello spettacolo è diventato sempre più una rarità, a meno di quando non si vogliano creare macchiette comiche. Anche i milanesi hanno dei sentimenti: il teatro lo ha riscoperto, lo faccia anche il cinema senza indugi.
Massimiliano Beneggi
