Dal 18 al 30 giugno, al Piccolo Teatro Grassi di Milano (via Rovello) va in scena La tempesta.

La proposta di realizzare la messinscena della Tempesta di Shakespeare nella traduzione di Eduardo De Filippo, venuta nel 1985 dalla Biennale di Venezia nella persona di Franco Quadri, direttore del Settore Teatro, apparve immediatamente affascinante, ricca di entusiasmo ed emozione, sia per il valore del testo, sia per l’incanto della personalità del traduttore. Esso fu uno dei progetti più interessanti realizzati nell’ambito della collaborazione con il CRT diretto, fra gli altri, da Franco Laera, che produsse la prima edizione dello spettacolo.

Fra i seicento manoscritti di archivio della Compagnia Carlo Colla & Figli, accumulati in duecento anni di attività marionettistica, già avevano trovato posto autori classici come Gozzi, Goldoni e Molière; anche Shakespeare compariva in rimaneggiamenti alquanto arbitrari e legati a testi quali Falstaff e Macbeth, ma in piena rinuncia deimomenti poetici, forse per un eccessivo zelo neiriguardi di un pubblico non sempre preparato adaccettare dalle marionette un testo di parola che nonfossero drammoni o tragedie a fosche tinte.

Per la Compagnia Carlo Colla & Figli rimaneva un punto da superare: far sì che La tempesta nascesse,così come Eduardo aveva voluto, come spettacolo“di marionette”, cioè che si allineasse ai kolossal di repertorio quali Excelsior, Gli ultimi giorni di Pompei, Cristoforo Colombo, Cenerentola, Prometeo e altri ancora, raccogliendo tutta la saggezza della tecnica marionettistica, delle linee estetiche e interpretative con cui le diverse discendenze dei Colla, e, in particolare, quella di Carlo II, Rosina, Giovanni e Michele, avevano conquistato un teatro stabile in una città come Milano (unico insieme alla Scala permezzo secolo) e il pubblico di diverse generazioni, insieme a una fama che li aveva consacrati nella storia del teatro italiano.

Così La tempesta è stata vissuta come la nostra grande avventura, come la grande favola nella quale, intorno ai personaggi centrali, si muove un mondo di colori (violenti per la città di Tunisi, rarefatti e opalescenti per i luoghi d’amore diMiranda e Ferdinando, lividi e cupi per la congiuradei Potenti, tetri e inquietanti per la congiura degliStolti), di suoni, di allegorie e di simbologie; ilmondo della magia teatrale, dei trucchi di scena (lafolgore, la pioggia, la nave inghiottita dai flutti,ruscelli e cascate), delle creature soprannaturali, ilmondo in cui tutto appare vero per l’ingenuità e ilcandore con cui ogni istante è vissuto, forse anche fuori dal palcoscenico.

 

 

I personaggi sono divenuti numerosissimi, più di uncentinaio fra spiriti, folletti e farfarielli, animali, e molteplici i luoghi dell’isola, immaginati come ilcontinuo vagabondare dei protagonisti alla ricerca di sé stessi e della loro catarsi, nell’incantesimo perenne in cui si consuma l’azione scenica, al fine di porre in evidenza l’insegnamento che Eduardo colse, in tutta la sua attualità, nel momento in cui intraprese la sua opera di traduttore e di poeta.

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