Alessandro Greco e Greta Mauro hanno ogni giorno una doppia sfida: offrire al pubblico una buona edizione di Unomattina Estate e combattere contro gli haters sui social. Inutile dire che sulla prima ci si possa costantemente lavorare, mentre contro i leoni da tastiera la battaglia sarà sempre persa, perché prolificheranno comunque ci si muova in televisione.

La nuova Unomattina Estate è cominciata settimana scorsa, con qualche gaffe di troppo che ha fatto immediatamente storcere il naso a molti. Talvolta anche in modo eccessivo. Nella prima puntata Alessandro Greco faceva notare in diretta agli assistenti di studio la difficoltà a leggere il gobbo, esibendo così il segreto di Pulcinella per cui i conduttori in realtà non improvvisino nemmeno gli articoli determinativi in tv. Il giorno dopo Greco si trovava a correggere il collega che parlava del celebre sbarco in Lombardia, dimenticando la Normandia. Greco ha usato l’ironia per sdrammatizzare, ma a qualcuno sul web è parso un atteggiamento da bullo nei confronti del collega. Va da sé che in assenza di una correzione, sarebbe stato attaccato il buon Greco per non averla fatta.

La terza polemica è più imbarazzante da ripetere rispetto alla presunta gaffe del conduttore. Mentre cercava invano di togliere il tappo da una bottiglia di plastica commentava: “Effettivamente il tappo rimane attaccato una volta svitato. Addirittura dire che il tappo della bottiglietta spinge all’imprecazione, mi pare eccessivo”. Il web si scatena osservando che basterebbe girare il tappo verso il basso per staccarlo dalla bottiglia. Si arriva a mettere in discussione la professionalità di Alessandro Greco e persino quella di Mamma Rai.

Tutto eccessivo. Ammettiamolo, Unomattina estate non brilla di divertimento, non lo ha mai fatto. È un contenitore in cui si trova di tutto: dalla politica, ai collegamenti con i borghi delle città italiane (praticamente inutili quando durano cinque minuti e possono solo raccontare un mucchio di banalità già arcinote, come che a Napoli ci siano tanti artigiani che lavorano i presepi), fino a interviste con sportivi o attori e le immancabili ricette. Niente di innovativo, anzi tutto secondo copione che potremmo immaginare prima ancora di vedere la puntata. Tranne la preparazione di peperonate alle 10 del mattino, quelle onestamente fanno un po’ a pugni con la più positiva immaginazione. Va bene così però. Unomattina estate ha da ormai trent’anni la funzione di accompagnare gli italiani nelle mattinate della stagione calda: la differenza la fanno i conduttori. Quest’anno Raiuno punta su Alessandro Greco e Greta Mauro: la seconda non viene nemmeno considerata dai social (eppure è estremamente competente ed è un piacere sentirla parlare di politica senza interrompere gli ospiti ma dettando bene i tempi degli interventi), sul primo piovono critiche a volontà.

La sensazione è che si voglia criticare sempre a prescindere: quando Greco non lavorava, tutti a dar contro alla Rai invocando l’epoca di Furore presentato dal pupillo di Raffaella Carrà. Ora che finalmente il conduttore ha un suo spazio come da anni si chiedeva a gran voce, non piace il suo modo ironico di fare tv. Lui però è sicuramente più forte delle inutili critiche: sa condurre, rispetta i tempi e conosce il mezzo. Insomma è del mestiere, al contrario degli haters, che ormai scrivono nella speranza di diventare influencer antipatici.

La cosa si ripete per il preserale di Raiuno, Reazione a catena. Da quest’anno è tornato alla conduzione Pino Insegno, uno dei bersagli preferiti sui social. Ingiustificatamente visto che, ammettiamolo, col ritorno di Insegno al posto di Liorni finalmente si vede un conduttore frizzante e simpatico. Perlomeno non forzato nelle battute coi concorrenti: Liorni è serio, ma a volte anche troppo. In fondo Reazione a catena è pur sempre un gioco. I commenti negativi che si leggono su di lui sono di una povertà lessicale imbarazzante: “Inadatto”, “Insopportabile”, “Odioso”, “Inguardabile”. Difficile imbattersi in altre parole.

Eppure se si fa un giro su YouTube, sotto i video della Premiata Ditta sono in tanti a ricordare con nostalgia i tempi di Finché c’è ditta c’è speranza e dei loro show in prima serata. Tutti a parlare bene del talento dei quattro attori che facevano morire dalle risate. La colpa di Pino Insegno è solo quella di essere amico di Giorgia Meloni, quindi se lavora è un raccomandato. Non lo erano la Bortone, Fazio e Augias quando stanziavano sui canali principali Rai in pieno regime PD, ma Insegno sì. Vai a capire. Il vero problema di Reazione a catena, casomai, è che come Unomattina estate ormai lo conosciamo a memoria e siamo stufi di vedere sempre gli stessi programmi: i volti, però, sono quelli giusti. Sono quelli che per tanto tempo abbiamo acclamato e volevamo rivedere.

Fatto sta che la nostalgia dei tempi andati e l’orgoglio per uno dei più grandi doppiatori svaniscono davanti alla politica e alla voglia di fare polemica. Peccato, occasione persa. Alessandro Greco e Pino Insegno sono due bei ritorni televisivi, ma nell’era in cui tutti possono commentare su Internet nessuno si accorge della loro ricchezza professionale. A fare notizia sono solo gaffes e negatività: o si trova il pelo nell’uovo o nulla è più interessante. Povera tv.

Massimiliano Beneggi

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