Corriere, tv, social, persino Mameli: l’Italia è nella confusione calciosociale. Della Nazionale di Calcio uscita anzitempo dagli Europei contro la Svizzera si parlerà a lungo con uno sguardo dovutamente critico. Lungi da noi intavolare un discorso calcistico, ma guardiamo agli effetti collaterali di questa eliminazione dell’Italia dagli Europei.
Un risultato senz’altro sorprendente in senso negativo, che ha portato a non perdere la testa in ogni campo. Anche in quello giornalistico, considerando che sulla pagina social del Corriere della Sera il rientro degli Azzurri in Italia è stato commentato come vedete nella foto.

Esatto: pochissimi tifosi anno colto. Finisce il nostro Europeo e con questo anche ogni attenzione all’ortografia. Magari invece si scoprirà essere un errore dell’Intelligenza Artificiale a cui è stato chiesto di scrivere questo post. Lo sapremo più avanti, magari nell’hanno che verrà…
I social, però, offrono spunti diversi in questi giorni a proposito della Nazionale di calcio. Per esempio, tante sono le pagine che ripropongono filmati con le vecchie formazioni, con il dichiarato obiettivo di alimentare una nostalgia sempre crescente visti i risultati. Diversi internauti, però, sottolineano un dettaglio: una volta nessuno degli 11 Azzurri cantava l’inno di Mameli, oggi sembrano tutti a Sanremo.
È vero, oggi tutti cantano l’inno a squarciagola, quasi come se gareggiassero a chi ci mette più enfasi e a chi canto per primo le parole (infatti non c’è mai una volta che finiscano tutto insieme a tempo). Sì, ma i risultati? Quella rivoluzione sull’inno la volle Carlo Azeglio Ciampi: dai Mondiali 2002 tutti i giocatori si concentrano per l’inno di Mameli, ma finché in campo c’erano Maldini, Totti e Del Piero stavamo tranquilli, ora che in campo ci vanno vip travestiti da calciatori, impegnati solo a cercare visibilità, forse è il caso di rivedere questa necessità di sapere l’inno. Tra l’altro, siamo tutti d’accordo nel dire che ormai la storia dell’inno di Mameli col calcio non sia molto fortunata, se si considerano gli strafalcioni e le stonature che ogni anno si sentono alla finale di Coppa Italia (l’ultimo in ordine di tempo è stato nientemeno che Al Bano).
Se dal punto di vista musicale si potrebbe dunque evitare di ascoltare undici scarponi cantare l’inno nazionale grifando Siam pronti alla morte, dal punto di vista televisivo non va meglio.
La Rai ha fatto il colpo della vita, risparmiando i soldi su tutto l’intero pacchetto Europei, mentre Sky si ritrova col cerino in mano già agli ottavi. Questo sistema, però, una fotografia del brutto momento calcistico italiano: è evidente come non ci sia un racconto televisivo in chiaro che possa essere degno dello sport più seguito nel nostro Paese. Funziona tutto a singhiozzo. Le telecronache sono imbarazzanti, mentre si salvano solo i salotti di Mazzocchi e Paganini. Al contrario, Sky fa ottime telecronache mentre si perde in post partita dove nessuno ha il coraggio di dire apertamente a Spalletti che si deve dimettere e ci si lancia in polemiche che vanno bene solo per dare lo zuccherino ai social.
Le tv sono nel panico: ora che l’Italia è fuori dagli Europei anzitempo, ogni programma sulla manifestazione sportiva perde di forza. Compreso quello della Gialappa’s che conduce un format in uno studio su strada a Milano, in onda sul web. Tutto da rifare, unica bella notizia: potremo goderci da subito più Techetechetè.
Massimiliano Beneggi
