In sole due settimane Inside Out 2, il nuovo film prodotto da Disney e Pixar, ha raggiunto in Italia il record di incassi: 30 milioni di euro per oltre 4 milioni di spettatori. Cifre esaltanti, che danno una chiara risposta a chi pensava che il cinema fosse finito.
Ma qual è il segreto del successo di Inside Out 2? La sua semplicità nel raccontare cose complicate (e che nessuno riesce mai a comprendere fino in fondo nella vita quotidiana). Sì, perché le emozioni le viviamo e siamo soliti etichettarle in modo perentorio nella loro appartenenza a noi, ma per spiegarle e capirle non troviamo mai il tempo. Nemmeno da adulti. Ci ha pensato Disney con Pixar.

La trama di Inside Out 2 è semplicissima: una ragazzina (Riley) è appassionata di hockey e spera di entrare a far parte della squadra della sua scuola. Il giorno dell’inizio di un campo estivo, scopre che le sue migliori amiche andranno in un liceo diverso e, così, il weekend sportivo non viene più vissuto con la voglia di divertirsi ma con la smania di primeggiare e piacere alle ragazze più grandi già inserite nella squadra di hockey. Farà di tutto per riuscire a convincere la coach del suo talento.
Ecco, la storia in sostanza è questa e apparirebbe anche piuttosto banale, se non fosse che le vere protagoniste (come nel primo capitolo di Inside Out) sono appunto le emozioni. Questa volta si complicano e raddoppiano: alle già note e più basilari Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura si aggiungono Invidia, Imbarazzo, Ennui (la svogliatissima noia) e soprattutto Ansia (voce italiana della bravissima Pilar Fogliati). È proprio lei a prendere il comando della situazione nel quartier generale delle emozioni di Riley che, entrata nell’età della pubertà, reagisce in modo eccessivo a tutti gli input inseriti dalle emozioni.
Inside Out 2 spiega ai bambini e agli adulti la necessità e l’utilità di tutte le emozioni, comprese quelle che talvolta biasimiamo ma da cui poi ci facciamo abbracciare appena siamo un po’ più fragili. La stessa ansia, che offusca qualsiasi pensiero fino a diventare negativamente ossessiva, è comunque utile a suggerire al nostro animo un confronto con altri se vogliamo raggiungere gli obiettivi. Nessuna emozione può pretendere che la vita sia gestita solo ed esclusivamente a proprio piacimento e vantaggio. A comandare, tuttavia, deve essere sempre la felicità, perché solo con l’ottimismo e il pensiero positivo si può ricavare positività.
C’è poi un altro fattore determinante nella storia: la costruzione del senso di Sè. La tensione infantile a mettere in un angolo i brutti ricordi, viene contrastata dalla ricerca di ricordi negativi nell’età dell’adolescenza, che sembra volersi a ogni costo caricare di complicazioni. Il nuovo senso di Sè dovrà essere piuttosto una commistione tra le due possibilità. Come in ogni storia Disney che si rispetti, dunque, vince l’equilibrio.
Inside Out 2 è dunque un cartone animato che piace moltissimo anche agli adulti e appassiona i bambini, perché spiega loro ciò che li riguarda nella più stretta attualità. Non c’è un lato della quotidianità emozionale che non venga toccato, anche attraverso i personaggi più marginali ma sufficientemente presenti per descrivere la psiche umana (il timido Imbarazzo e la scostante Ennui sono l’esempio più calzante in questo senso). Impossibile, poi, non lasciarsi coinvolgere dai colori di questo cartone più che mai vivace dall’inizio alla fine.
Certo, i tempi sono cambiati: rispetto ai cartoni di una volta che raccontavano storie più o meno complicate, il cui senso veniva interpretato diversamente dalla maturità del pubblico, ora questi film vogliono a tutti i costi spiegare quale sia la morale. Diventano dei veri manuali educativi che esplicitano il senso anche a chi non l’avesse capito. Lo fanno attraverso un linguaggio semplice, ma che racconta appunto cose complicate: è il motivo per cui Inside Out 2 merita di essere visto due volte. E forse qualcuno lo ha già fatto: ecco spiegato il segreto per fare successo al cinema anche nel 2024.
Massimiliano Beneggi
