Tutte le mattine alle 6 su Raidue, alternato a Piloti (con Enrico Bertolino e Max Tortora) va in onda Zio Gianni, una sit-com di otto minuti a episodio, che vede protagonista Paolo Calabresi. Zio Gianni viene trasmesso da più di un anno a quell’ora ma, a quanto pare, nessuno se ne accorge. Si ride pochissimo, ma alle 6 del mattino quando il fisico è ancora mezzo assonnato sembra il massimo dell’euforia. E poi dura talmente poco che non può stancare.

La sit-com non è proprio nuovissima: divisa in due stagioni, la prima è andata in onda nel 2014 mentre la seconda risale al 2016. Un totale di 61 episodi ormai replicati continuamente ogni giorno.

Il motivo principale per cui viene sfruttata questa sit-com e non altre, magari di maggior successo, è nella sua durata che consente a Raidue di occupare uno spazio senza ricorrere al segnale orario. In realtà, Zio Gianni diventa comunque più interessante oggi rispetto a quando andò in onda la prima volta. Chiariamo, continua a rimanere un prodotto di Serie B. La storia di un cinquantenne separato e senza lavoro, che decide di condividere la casa con tre coinquilini ventenni dalle abitudini logicamente diverse dalle sue, rimane piuttosto debole. Un confronto generazionale basato su stereotipi e banalità. Gli sceneggiatori (e interpreti) sono i The Pills, gruppo di allora trentenni nato da YouTube, molto bravi come autori (furono tra i primissimi a credere nel potenziale della piattaforma, facendosi conoscere con contenuti divertenti e interviste curiose) ma catapultati in tv troppo presto e quindi bruciati come attori.

Fare contenuti per il web, lo ripetiamo, non è la stessa cosa di creare prodotti televisivi: i linguaggi sono diversi e loro lo sapevano bene, ma quando la Rai chiama è difficile rinunciare all’occasione. A oggi i The Pills sono rimasti essenzialmente autori, senza il vezzo di comparire troppo in tv: solo la Dandini a Gli Stati Generali provò a rilanciarli in quel senso, ma con poco riscontro, sebbene non siano assolutamente male nella loro comicità.

In ogni caso, come si diceva, Zio Gianni oggi funziona più di allora perché ci costringe a un confronto con la società di dieci anni fa, già incredibilmente cambiata. Oltre ai costi degli affitti, sempre più alti rispetto al 2014 quando già sembravano folli, anche il web si è evoluto. L’episodio Internet e televisione vedeva il cinquantenne trattato come un boomer (all’epoca il termine non esisteva) solo perché desiderava una tv in casa. Le controindicazioni di Internet venivano raccontate così: troppo tempo impiegato a scegliere cosa guardare, contenuti spesso superficiali, disattenzione. Tutti problemi rimasti intatti, nonostante l’evoluzione della tecnologia. Eppure, anche in quell’episodio, come solito fare dal web si cercava il facile consenso degli spettatori.

Riguardare una sit-com così dopo dieci anni diventa quindi divertente, solo perché ci rendiamo conto che la società cambia ma non si trasforma radicalmente come a volte si immagina. Ecco, la tv per esempio è rimasta più viva che mai nonostante fosse data per morta già nel 2014: non solo, ma gli stessi The Pills lentamente si avvicinano all’età di Calabresi all’epoca. Ormai i boomer sono loro. Il senso di certe produzioni come Zio Gianni, in fondo, viene capito solo guardando all’indietro, proprio come le serie web.

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