Anche Amedeo Minghi in campo a difesa di Totti (e della Nazionale). L’eliminazione della Nazionale dagli Europei 2024 non smette di fare discutere e accendere polemiche. Specie a Roma e a Milano, le due città dove Luciano Spalletti ha illuso le piazze senza successi.
Sì, perché dopo il fallimento dell’Italia di Spalletti, il primo a salire sul banco degli imputati è il ct, che ancora non ha rassegnato le dimissioni. Tanti esperti di sport ed ex calciatori mostrano insofferenza verso Luciano Spalletti, con una immediatezza che non si era mai vista prima nei confronti di un commissario tecnico azzurro. Nemmeno con il famigerato Giampiero Ventura.

Basta vedere ogni sera Notti europee, per rendersi conto che non sono solo Paola Ferrari e Tony Damascelli a chiedere la testa di Spalletti. Tra gli altri, anche Luca Toni è entrato a gamba tesa sull’ex allenatore della Roma: “Con che faccia si ripresenta dopo aver scaricato la colpa sui giocatori senza personalità?”, ha dichiarato. Sulla sponda interista, tra gli ex calciatori il primo a dare contro Spalletti senza giri di parole è stato Beppe Bergomi, da anni ormai seconda voce delle telecronache Sky per la Nazionale.
Anche dal mondo dello spettacolo, però, non mancano le polemiche. Se ne citino due su tutti: Paolo Bonolis e Amedeo Minghi.
Il conduttore di Avanti un altro è intervenuto telefonicamente a Qsvs su Telelombardia dicendo la sua: “Abbiamo fatto un Europeo imbarazzante. In campo c’era molta confusione, i giocatori cercavano di arrangiarsi ma non c’erano automatismi. Non si possono dare colpe a loro”. Chiarissimo dunque di chi sia la responsabilità secondo Bonolis.
Amedeo Minghi, che usa spesso i social, ha commentato così su un post di Fanpage che riprendeva una notizia riguardante il pessimo Europeo azzurro: “Questo Spallettini non ci dimentichiamo che ha costretto al ritiro anticipato Francesco Totti che con i suoi 316 gol è uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, non so se mi spiego!”.
Il cantautore, tifosissimo della Roma, come tutti i giallorossi non ha mai digerito il trattamento riservato al Pupone, relegato alla panchina da Spalletti all’epoca in cui Totti era ancora in forma.
Ovviamente nessuno si augurava un finale come quello visto contro la Svizzera, anzi alla vigilia tutti provavano a spronare gli Azzurri, ma la pochezza di gioco ha riacceso vecchie ruggini. Così, se a Napoli faranno sempre un monumento a Spalletti per avere riportato lo scudetto dopo 33 anni, a Roma e a Milano, dove fallì miseramente la rincorsa allo scudetto, non è la stessa cosa.
