Cristina D’Avena compie oggi 60 anni. Se questa notizia è vera, significa che anche il pubblico che ascoltava Il valzer del moscerino si appresta a raggiungere (o l’ha già fatto) la stessa importante età. Vuol dire che la sigla di Georgie ha 40 anni, mentre la Calimero Dance ne ha quasi 30.

È onestamente difficile per chiunque credere alla notizia dei 60 anni di Cristina D’Avena, non perché faccia male riconoscere questi traguardi, ma perché è proprio grazie a lei se il pubblico si sente ancora bambino e la vede come una ragazza appena entrata alla facoltà di medicina. Praticamente sembra un ossimoro: la donna che ci ha insegnato che L’isola che non c’è esiste davvero, ora compie 60 anni. Una bellissima età, ancora giovanissima, ma che è come se non dovesse riguardare mai Cristina (e quindi noi).

In effetti il compleanno della D’Avena è il compleanno di tutti gli italiani, che sono cresciuti con lei (genitori e nonni compresi, costretti dai più piccoli a cercare biglietti sempre sold out dei suoi concerti e ad evitare i telegiornali per sintonizzarsi sui suoi telefilm puntualmente in onda alle 20 negli anni ‘80/‘90). La conosciamo a memoria, sappiamo tutto di lei come diceva la celebre sigla di Arriva Cristina che diventava la sua autobiografia: sappiamo che le piace cantare, ballare, scherzare, non si sveglia la mattina, ha sempre intorno tanti amici.

Impossibile fare un elenco di tutte le sigle di Cristina D’Avena. Impossibile provare a fare una classifica delle più famose. Non si offenda nessuno, ma persino di Mina e Celentano saremmo in grado (a fatica) di stilare una graduatoria dei successi più conosciuti. Con le canzoni di Cristina non si riesce, perché lei appartiene ormai a tutte le generazioni dai 70 in giù e le sue sigle sono tutte ugualmente simboli di pomeriggi indimenticabili passati davanti alla tv. Anche la meno bella (onestamente pare impossibile, a memoria, ricordarne una brutta) diventa la migliore per ne chi amava il cartone animato. Poi bisogna ammettere un’altra verità: quando le storie non erano il massimo, era proprio la sigla spesso a fare la fortuna di certi anime, diventando più celebre della trama stessa. Insomma, per un motivo o per l’altro, nessun altro artista potrebbe vantare un record come il suo, assoluta numero uno per interpretazione e professionalità. Un repertorio straordinario, realizzato da fior fior di compositori e autori storici della musica italiana e dai testi dell’indimenticabile Alessandra Valeri Manera, scomparsa appena due settimane fa.

La voce di Cristina la riconosceremmo ovunque, con un misto di simpatia, dolcezza e pulizia nel canto oggi come all’epoca del debutto (Bambino Pinocchio). Resta sempre un dilemma: come mai è mai stata a Sanremo solo da ospite, nonostante abbia cantato anche cover di brani non dedicati ai bambini? Piacerebbe a tanti, senza dubbio, ma poi saremmo costretti a vedere Cristina non più come una cantante di sigle. Saremmo cioè costretti a immaginarla come una signora di 60 anni e non come una ragazza di 30 anni che dei cartoni animati ha preso anche l’eternità. Saremmo costretti a pensare che anche noi abbiamo qualche anno in più. Forse non serve Sanremo: è semplicemente meglio di smettere di pensare che esista una musica per adulti differente da quella per bambini. Cristina ha creato un suo genere che, al contrario di tutti gli altri, nessuno è mai riuscito a interpretare allo stesso modo. Lo ha plasmato, dandogli personalità e colore inimitabili. Tanti auguri Cristina, grazie di essere D’Avena.

Massimiliano Beneggi

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