C’era una volta la Partita del Cuore. Oggi, tutta un’altra cosa (purtroppo).

Viene proprio malinconia a guardare la Partita del Cuore con la Nazionale Cantanti. Non solo perché si tratta di una selezione ormai sempre più ricca di personaggi (Ubaldo Pantani e Pierpaolo Pretelli in primis) che con la musica non hanno nulla a che vedere. a cambiare, rispetto ai tempi d’oro, è l’atmosfera che si crea. In piena estate lo stadio è semivuoto; l’enfasi di Eleonora Daniele non è nemmeno un’unghia di quella che usava Fabrizio Frizzi; la mancanza di diretta toglie pathos; la scelta di un calciatore che è forse il Campione del Mondo 2006 meno indispensabile si 22 di Marcello Lippi (Massimo Oddo, lo si ricordava solo per un’intervista da ubriaco dopo la finale di Berlino); troppe stonature. Dopo gli esordi pessimi di Cocciante (in un collegamento penosamente costruito dall’Ospedale Bambin Gesù) e Rita Pavone (tremendamente mancante di voce in Fortissimo), il pubblico trema: a cantare l’inno d’Italia è Al Bano.

Questa volta c’è un orchestra a supportarlo: niente canto a cappella dopo la gaffe in Coppa Italia. Va ancora fuori tempo, ma De Amicis e Paoletti lo seguono bene e lui può concludere da professionista quale è. Figuraccia vendicata.

Nel frattempo le telecamere indugiano sul Capitano e Presidente della Nazionale Cantanti: Enrico Ruggeri con una abbronzatura da Carlo Conti. È l’unico storico insieme a Paolo Vallesi. Questa volta le squadre sono miste tra uomini e donne: c’è anche Dolcenera nei Cantanti. Viene da sorridere se si pensa che Ramazzotti, Barbarossa e altri lasciarono la Nazionale per sempre, dando del maschilista a Ruggeri perché lo staff avrebbe mandato via Aurora Leone dal tavolo dei Cantanti in quanto donna. Polemiche sterili, si spera chiuse una volta per sempre. Va ammesso che farli giocare tutto insieme non è un granché: se già di solito si assisteva a corse goffe, ora sembra davvero di guardare tutto meno che una partita di calcio, con cambi di ritmo inevitabilmente troppo diversi tra uomini e donne.

Dolcenera ha tirato il primo rigore femminile nella Nazionale Cantanti: sbagliato clamorosamente

La partita del cuore, comunque, non vive di emozioni perché i principali protagonisti tra i Cantanti sono poco conosciuti. Oltre a Ruggeri, Dolcenera e Vallesi i più forti sono Rocco Hunt, Drillionaire e Maninni. C’è anche Bugo, che però ormai conosciamo solo per essere l’antagonista di Morgan. Va detto che è un problema della musica in generale: ci mancano cantanti veri, difficili recuperarli per una Nazionale. Insomma il problema d calcio professionistico si ripropone tra i Cantanti.

Persino il commento tecnico (Moreno) che affianca Alberto Rimedio riesce a essere meno interessante dei commenti tecnici a cui ci abitua la Rai. Interviste a bordo campo quasi assenti e poco coinvolgenti. O si cambia o la Partita del Cuore, fatta così a metà luglio, rischia di diventare un obbligo morale senza curiosità. Ci mancano gli storici fondatori: senza Morandi, Pupo, Mingardi, Mogol, non è più la stessa cosa. Restano buoni gli intenti, che sono la missione da sempre più importante: sostenere strutture come l’Ospedale Pedriatico Bambin Gesù è senza dubbio un obiettivo che andrebbe portato anche nel calcio professionistico. Meno male ci pensa la Nazionale Cantanti da ormai più di 40 anni.

Massimiliano Beneggi

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