Mike Bongiorno 1924-2024. Se mentre guardavamo TeleMike ci avessero detto che sarebbe stata fatta una mostra dedicata al primo grande presentatore italiano, non ci avremmo creduto. Anzi, è probabile che qualche intellettuale con la puzza sotto il naso si domandi ancora oggi cosa ci faccia a Milano a Palazzo Reale Mike Bongiorno, nello stesso complesso dove vengono ospitate contemporaneamente le mostre di Picasso o Munch. C’è sempre quella vocina dell’ intellighenzia che non dedicherebbe mezzo spazio alla televisione, troppo superficiale per essere presa in considerazione tra le opere d’arte. Eppure, Mike Bongiorno 1924-2024 è tutt’altro che banale.

Anzitutto parliamo della storia della televisione italiana. Non è la mostra su un conduttore televisivo qualunque: è quello che l’ha fatta scoprire agli italiani, compresi i futuri colleghi (o sedicenti tali) che l’hanno imitato in un modo o nell’altro.

La mostra, a Palazzo Reale fino al 17 novembre, introduce nel mondo di Bongiorno a partire dalle sue origini, con quell’avo “Gran scopatore di corte” che il buon Mike amava ricordare sapendo di solleticare qualche sorriso malizioso. Ovviamente non c’è nulla di vergognoso: quell’antenato era al servizio per la pulizia di Federico II di Svevia, nel 1200. Ma se l’araldica racconta una storia che può sembrare troppo lontana e i certificati di nascita del piccolo Mike non appaiono molto diversi da quelli di chiunque altro, basta già trovarsi nella seconda stanza della mostra per capire che il personaggio è tutt’altro che comune.

Le lettere originali di Bongiorno alla madre, durante la seconda guerra mondiale in cui Mike fu fatto prigioniero, raccontano uno spaccato di storia che tocchiamo con mano. Nelle parole scritte con una calligrafia perfetta, di quelle che oggi possiamo solo sognare, leggiamo la speranza di chi non vede l’ora che gli americani pongano fine al conflitto, ma anche il desiderio di non fare preoccupare la madre, che nel frattempo lo piangeva credendolo già morto.

La voce di Mike, che in uno degli ultimi filmati racconta la sua grande avventura della vita, un po’ emoziona e un po’ sembra non essersene mai andata tanto ci è familiare. Nel giro di poco verrete quindi avvolti dal mondo di Mike Bongiorno, ripercorrendone tutta la carriera. Ma, come si diceva, non parliamo di un presentatore qualunque. Nonostante lui abbia fatto di tutto per essere l’uomo comune, non poteva esserlo: i suoi programmi sono talmente tanti da coinvolgere intere generazioni.
Non sono semplici carrellate di trasmissioni quelle che vedrete nella mostra. Al contrario, viene proposto un viaggio nel tempo con ambientazioni che riporteranno agli anni ‘50 e ‘60, quando ci si riuniva intorno alla radio nel salotto o si andava nei bar per guardare Lascia o raddoppia?.

Le introduzioni degli undici Festival di Sanremo condotti (tra cui quello tristemente passato alla storia per la morte di Luigi Tenco, nel 1967) sono visibili attraverso una serie di pulsanti, esattamente come i suoi innumerevoli Telegatti vinti (tutti presenti in bacheca).
Per chi ama un tuffo tra nostalgia e social, ecco la cabina del Rischiatutto e la Ruota della Fortuna con cui poter fare una foto. E a quel punto della mostra, pazienza se alcuni filmati sarebbero recuperabili anche sul web: ce li si gode ancor più comodamente in questo mondo di Mike, in mezzo a tanti altri video dimenticati e splendidamente nostri. Perché Mike appartiene a tutti noi. Inevitabile pensare ai bei tempi trascorsi insieme ai suoi programmi, quando si era più giovani e tutto sembrava funzionare meglio. Viene nostalgia anche per la stessa televisione, che oggi appare troppo diversa e qualcuno vorrebbe persino cancellare dalla quotidianità a favore dei social. Invece, viene da dire “Ridateci Paperissima e tutto quello che non avevamo capito quanto fosse prezioso”.

Scalette originali dei programmi, dischi delle canzoni a cui Bongiorno diede l’apporto da autore facendole diventare sigle delle sue trasmissioni, persino peluche a lui dedicati è una miriade di foto vi terranno occupati per circa un’ora. Tra le immagini vi è ovviamente anche quella con l’amico Silvio Berlusconi, in cui Mike credette fortemente all’inizio delle sue vincenti avventure a Fininvest e in politica. Storia d’Italia, per l’appunto. Questa è una mostra su un’icona italiana, quindi anche un po’ su di noi, sebbene non sia dichiarato. Ottimo omaggio della Fondazione Bongiorno, che porta la tv ad essere qualcosa di storico da conservare e abbracciare nei nostri ricordi. Altroché biasimarla: quel mezzo di comunicazione è cultura, con buona pace di chi lo vuole negare.
Massimiliano Beneggi
