Il polverone sollevato da Tony Effe, che accusa Fedez (tramite un audio di Chiara Ferragni) di aver cercato di comprare gli streaming per apparire in cima alle classifiche FIMI, non si placa.

Contattata questa mattina, è arrivata prontamente la replica dalla stessa FIMI, che precisa la sua posizione, rassicurando Tony Effe (e mettendo in guardia di conseguenza Fedez o chiunque tenti di manipolare le vendite di dischi). Un fenomeno di mistificazione della realtà sempre più diffuso (che vale in tanti campi web come sappiamo, a cominciare dal numero di followers che fanno la fortuna degli influencer). Ecco la risposta netta di FIMI:

Il fenomeno della streaming manipulation è una delle preoccupazioni centrali per l’industria discografica globale, che già da molti anni ha avviato una serie di azioni legali e strategie tecnologiche per fermare le riproduzioni non autentiche sui servizi di streaming e mitigarne gli effetti sul mercato. Il fenomeno è attenzionato anche dalle maggiori piattaforme, che si impegnano a effettuare diversi controlli quotidianamente.
Dopo aver aderito al Codice di buone pratiche di una vasta coalizione del settore, FIMI si impegna in un enforcement efficace contro gli eventuali abusi e condanna a tutti i livelli questo pratica fraudolenta, che mina la credibilità del mercato digitale e colpisce anche gli investimenti delle case discografiche.
“La manipolazione dello streaming può compromettere l’accuratezza delle classifiche – un importante indicatore del successo del nostro settore – e dei pagamenti delle royalties dai servizi di streaming a coloro che creano musica, che hanno il diritto di essere retribuiti in modo equo e accurato per il loro lavoro e i loro investimenti. Qualsiasi alterazione che compromette tale equità non può essere tollerata” commenta Enzo Mazza, CEO FIMI.

Clicca qui per leggere la nostra intervista di quattro anni fa a Mazza, in cui ponevamo il dubbio proprio sulla Dark Polo Gang di Tony Effe.

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