Tale e Quale Show, quattordicesima edizione. La prima senza Loretta Goggi, personaggio intorno a cui ruotava da sempre la giuria del programma. Il nuovo Tale e Quale Show ha preso il via venerdì scorso e, nonostante gli anni, se l’è cavata: voto 7, vediamo perché.
Parliamo di un programma che, se mai dovesse fermarsi per una stagione, non farebbe un torto a nessuno, poiché dopo tante edizioni ci si può anche prendere una pausa. I personaggi imitati, poi, sono troppo spesso gli stessi: quante volte abbiamo già visto Branduardi, Rettore, Bongusto? Sufficientemente perché Tale e Quale sia un revival di se stesso: sempre tale e quale ogni anno, per l’appunto. Tuttavia, ci sono ampie cose da salvare.

A cominciare da Carlo Conti (voto 8), sempre impeccabile, mai sguaiato, attento a osservare la liturgia di un programma che funziona ormai col pilota automatico. Le standing ovation, i ricordi in bianco e nero di personaggi scomparsi, l’ascensore (invenzione terribile a cui abbiamo ormai fatto il callo); non è cambiato nulla, ma Conti riesce a farlo passare sempre come una esclusiva straordinaria. Ormai Tale e Quale è Carlo Conti e viceversa: una trasmissione su misura per lui, che ama la musica e le interviste brevi, qui utili a introdurre i protagonisti.
I concorrenti di questa edizione brillano quasi tutti: fatta eccezione per Roberto Ciufoli (voto 3) che interpreta in modo imbarazzante e persino presuntuoso Branduardi, gli altri vanno alla grande. Persino Carmen Di Pietro (voto 8), oscena nell’ imitazione di Rettore ma troppo simpatica per non piacere. Non è lì per vincere, ovviamente.

Justine Mattera (voto 7,5) è da sempre molto brava anche se anni fa se ne accorse solo Paolo Limiti: è una delle meno truccate per l’esibizione, ma l’energia che sprizza nella sua Geri Halliwell convince tutti. Giulia Penna (voto 8) sembra attenta più ai gesti che non a ripetere la vocalità di Rose Villain. Va ammesso che Rose, tutto sommato, di vocalità ne ha poca. Dunque l’imitazione riesce bene, nel corso delle puntate capiremo se l’incertezza nell’intonazione da parte della Penna sia stata voluta oppure no.
Ad Amelia Villano (voto 9) viene contestato che Angelina Mango si muova più di lei, ma è semplicemente strepitosa nella performance più complicata da ripetere.
Tutto facile per i cantanti professionisti: Thomas (voto 8,5) a volte si confonde con il vero Irama; Verdiana (voto 9) è identica ad Arisa, una delle più difficili in assoluto da imitare. Feysal Bonciani (voto 9, il favorito) vince la puntata e coinvolge come pochi altri nell’imitazione di Bruno Mars. C’è da dire che nel suo caso se gli si daranno da interpretare personaggi ballerini, non potrà che fare sempre bella figura. Idem per Kelly Joyce (voto 8,5) in una dinamica Beyoncé.
Appena sufficiente il Bongusto di Massimo Bagnato (voto 6), mentre Simone Annicchiarico (voto 6,5) nei panni di Mungo Jerry fa una buona interpretazione, anche se non c’entra nulla con l’originale.
Il problema di Tale e Quale Show rimane la giuria. Giorgio Panariello (voto 7) non si discute per simpatia ma anche per atteggiamento: è l’unico che giudica dicendo quello che pensa, senza rimanere nel personaggio come fa Malgioglio, schiavo dei suoi costumi da strega (voto 5) e mai obiettivo. Alessia Marcuzzi (voto 5,5) è sempre simpatica, ma non ha il coraggio di dire a nessuno dove potrebbe migliorare. Se la giuria deve limitarsi a giudicare i truccatori (“Mi ricordavi un po’…” e via con i paragoni più ridicoli) tanto vale non averla. Stefano De Martino (voto 5) eccessivamente buonista lo conferma.
Dopo quattordici anni siamo ancora qui a parlare di Tale e Quale Show, che da sempre deve il suo funzionamento ai concorrenti. Quest’anno ci possiamo dire fortunati.
Massimiliano Beneggi
