Nek e Francesco Renga conquistano anche il Teatro Arcimboldi di Milano. Non poteva essere diversamente, dopo il successo della loro tournée in tutta Italia degli ultimi mesi.

Se ne parla anche fin troppo poco a onor del vero. Forse perché diamo per scontato che due artisti sulla cresta dell’onda da oltre trent’anni, possano oramai funzionare col pilota automatico. Forse perché, per assecondare i gusti dei ragazzini, ci riduciamo sempre a dare notizia dei sold out di certi trapper. Forse perché le classifiche di vendita e del Festival di Sanremo (costantemente nel mirino della veridicità) ultimamente non li hanno premiati. Di fronte all’unico metro di misura incontrovertibile, quello delle vendite di biglietti, Nek e Renga sono però numeri uno di cui va sottolineato il talento.

Non se la prenderanno Nek e Renga se si danno per scontati certi numeri: è una vita che viene dato per scontato, erroneamente, ogni modo di fare musica che racconti l’amore e i sentimenti come fanno loro. Figuriamoci adesso che va sempre più di moda parlare bene delle donne nelle interviste ma aggredirle nelle canzoni: Nek e Renga sono diventati alieni in una musica che tende a evitare i poeti. Eppure la gente apprezza, eccome.

Ci si scalda subito con Meravigliosa, Almeno stavolta, Guardami amore, Fatti avanti amore. Una canzone via l’altra, con tanto ritmo, romanticismo e voglia di scherzare. All’indomani del derby milanese, Nek si presenta con la maglietta rossonera scatenando la platea e le ironie dell’amico Renga, interista orgoglioso delle vittorie degli ultimi anni. Sono complici e rendono tali anche gli spettatori: per questo funzionano anche nello show, dove sono dinamici e mai prolissi. A proposito, ma di Nek a Sanremo come conduttore perché non se ne è mai parlato negli ultimi anni? Magari avremmo guadagnato in ore di sonno e risparmiato nella noia.

Con questo tour Nek e Renga rispolverano le loro anime multicolori della musica: entrambi sono pop, rock e melodici allo stesso tempo, ma se Nek aveva un po’ tralasciato la melodia, Renga si era via via dimenticato di arrivare dal rock dei Timoria. Così si sono ritrovati due voci molto simili, con modi vicini di interpretare e intendere la canzone. E sono esplosivi (ed eleganti, anche questo ormai è un fattore che sembra sempre più raro, ma che denota rispetto per il prestigio di un palcoscenico).

Il finale (Se telefonando, che Nek ha fatto riscoprire ai più giovani, Vivendo adesso, Laura non c’è, La tua bellezza, Se io non avessi te, Angelo) è un viaggio tra le emozioni che racconta una storia scritta negli anni senza che ci accorgessimo di quanto stesse diventando importante. Ci appartengono, si sono appiccicate alla nostra pelle silenziosamente, senza il rumore di tanti tormentoni pretestuosi. Il pubblico le conosce a memoria: ognuna di quelle canzoni ha tenuto a battesimo almeno un amore, un pianto o una gioia fondamentale nella svolta morale di qualcuno. In fondo è questo il senso della musica, ma ce lo siamo dimenticati.

Per ricordarcelo, c’è ancora tempo fino a venerdì 27 settembre al Teatro Arcimboldi di Milano: spettacolo, divertimento ed emozioni garantite.

Massimiliano Beneggi