Il caso di Pomeriggio 5, dove Lorenzo Carbone ha confessato l’omicidio della madre malata di Alzheimer, rischia di essere un punto di non ritorno per la televisione italiana.

Tante sono state le polemiche sui social negli ultimi giorni, con numerosi utenti che si sono detti sdegnati per il modo di fare informazione di Pomeriggio 5. In molti hanno rievocato Barbara D’Urso, a suo tempo contestata per una tv considerata trash e sempre alla ricerca dello scoop. Myrta Merlino, secondo tante persone, non sarebbe da meno, avendo atteso fino all’arrivo delle forze dell’ordine prima di chiudere il collegamento.

Sì, è vero, si poteva interrompere l’intervista e tornare in studio in diretta, per evitare una confessione che non spettava alla tv raccontare. Tuttavia, va ammesso che il fatto ha sorpreso tutti. Nessuno si aspettava la confessione. In fondo, quanti casi abbiamo visto in passato di assassini che, prima di essere giudicati colpevoli, si sono presentati davanti alle telecamere dichiarando il loro dolore per un omicidio? L’intervista di Pomeriggio 5 a Lorenzo Carbone non voleva essere uno scoop, ma casomai un supporto alle indagini. C’era quasi il sapore della retorica, con l’indagato che avrebbe risposto “Ma no, figuratevi se sono stato io”. Di sicuro, nessuno avrebbe immaginato una confessione davanti ai microfoni. Ecco perché, in un certo modo, è giustificata la mancata interruzione del collegamento da parte di Myrta Merlino: non si era pronti a ricevere una reazione del genere.

La prima confessione televisiva, però, rischia davvero di essere un punto di non ritorno. Quel mantra che ci siamo sempre ripetuti (“I processi non si fanno in televisione ma nei tribunali”) ha smesso di essere vero. Si è dimostrato che i giornalisti, indagando con mestiere, possono arrivare alla verità prima di tutti gli altri. Un anno fa, fu un inviato di Chi l’ha visto a ritrovare un bambino scomparso, che in tanti temevano avesse fatto una fine tragica.

Sostanzialmente, il metodo già sperimentato anni fa da Antonio Ricci con le inchieste di Striscia e poi imitate da Report e Le Iene, ora si è scoperto che può funzionare persino quando si tratta di omicidi. Così, un po’ come la strage di Novi Ligure (2001) diede il via a una serie di processi mediatici nei salotti televisivi, ecco che da questo momento si rischia di avere una concorrenza spietata tra i giornalisti tv per arrivare ad avere la confessione giusta. Il che significherebbe avere sempre più giornalisti che faranno domande come se fossero poliziotti o carabinieri. Per esempio, ora La vita in diretta vorrà almeno pareggiare Canale 5. Nessuno potrà più dire che non sia giusto farlo. La tv d’inchiesta da questo momento cambia: piaccia oppure no.

Massimiliano Beneggi

VUOI LA TUA PUBBLICITA’ SU TEATROEMUSICANEWS?

Scrivici a teatroemusicanews@gmail.com e specifica nell’oggetto PUBBLICITA’ TMN