È morto Glauco Mauri: avrebbe compiuto 94 anni il 1 ottobre. Proprio un anno fa, il 22 settembre, era morto il suo socio Roberto Sturno.
Nato a Pesaro nel 1930, Glauco Mauri è stato un personaggio di spicco del teatro italiano lungo cinquant’anni , Mauri si formò come attore nel 1949 all’Accademia nazionale d’arte drammatica diretta da Silvio D’Amico.

Tra le sue interpretazioni teatrali più significative, spiccano quella di Smerdjakov ne I fratelli Karamazov di Dostoevskij, per la regia di André Barsacq, che già nel 1954 gli dette fama nazionale. Nel 1955 Lucio Ardenzi lo coinvolse in una tournée nell’America del Sud organizzata con l’appoggio del ministero dello spettacolo; insieme a lui Luigi Vannucchi, Anna Proclemer, Giorgio Albertazzi, Renzo Ricci, Eva Magni, Tino Buazzelli, Davide Montemurri, Franca Nuti e Bianca Toccafondi. A parte il Re Lear di Shakespeare, che vedeva riuniti nello stesso spettacolo tutti gli attori principali della compagnia, il repertorio era tutto italiano: Corruzione al palazzo di giustizia di Ugo Betti, Beatrice Cenci di Alberto Moravia in prima mondiale, Il seduttore di Diego Fabbri.
Per alcuni anni lavorò con la Compagnia Proclemer-Albertazzi.
Nel 1961 fondò con Valeria Moriconi, Franco Enriquez, Emanuele Luzzati (in seguito entrerà a farne parte anche Mario Scaccia) la “Compagnia dei Quattro” che sarà una formazione fondamentale per il teatro italiano.
Importante la sua partecipazione a lavori televisivi della Rai, sia nelle commedie sia nelle tragedie classiche e negli sceneggiati, con oltre sessanta lavori a partire dall’inizio delle trasmissioni, nel 1954; anche nella prosa radiofonica Rai saranno frequenti le sue presenze davanti ai microfoni, sia nella compagnia di Radio Roma sia in quella di Milano.

Dopo aver fatto parte, nel 1971, del cast dello sceneggiato televisivo I Buddenbrook, alla Biennale di Venezia del 1972 Luca Ronconi lo diresse nello storico allestimento dell’Orestea di Eschilo nel quale Mauri è protagonista.
Nel 1977 diede la voce al personaggio del governatore Tarkin, interpretato da Peter Cushing nel film Guerre stellari.
Nel 1981, con Roberto Sturno (morto un anno fa), attore legato a Mauri da un lungo sodalizio artistico, fondò la Compagnia Mauri-Sturno con la quale propone un vasto repertorio di autori classici, Sofocle, Shakespeare, Moliere, Goethe, Cechov, Pirandello, Brecht e autori contemporanei, fra cui Beckett, Muller, Mamet, Schmitt, Shaffer.
Tra i tanti allestimenti in cui Mauri fu protagonista, si ricordano anche Rinoceronte di Eugène Ionesco, Edipo re di Sofocle, Re Lear, La bisbetica domata, Il mercante di Venezia, Tito Andronico, Riccardo III, La tempesta di William Shakespeare, Faust di Goethe, Don Giovanni di Molière, I demoni di Dostoevskij, Enrico IV di Pirandello, Volpone di Ben Jonson, Il bugiardo di Carlo Goldoni, Il canto del cigno di Anton Pavlovič Čechov.
Come regista d’opera allestisce per due volte Macbeth di Giuseppe Verdi. La prima ha luogo nel 1996 come inaugurazione della stagione lirica del Teatro Comunale di Treviso (direttore d’orchestra Donato Renzetti) e la seconda nel 1998, al Teatro San Carlo di Napoli (direttore d’orchestra Gustav Khunn). Seguono numerose altre regie, da Re Lear a Delitto e castigo, da La tempesta a Quello che prende gli schiaffi.
Lavorò anche nel cinema: da ricordare i ruoli in La Cina è vicina di Marco Bellocchio, in Profondo rosso di Dario Argento, e in Ecce bombo di Nanni Moretti.
Glauco Mauri era Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e venne insignito della cittadinanza onoraria del comune di Pesaro in data 12 gennaio 2009.
