È cominciata la stagione del Teatro Menotti di Milano con L’amore scoppiò dappertutto – Per Fabrizio De André (produzione Tieffe Teatro in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi).

L’amore scoppio dappertutto è ideato e diretto da Emilio Russo, con Laura Marinoni 
la musica dal vivo della Nidi Ensemble (pianoforte Alessandro Nidi, percussioni Sebastiano Nidi, trombone Filippo Nidi, fisarmonica e sax Andrea Coruzzi, arrangiamenti musicali di Alessandro Nidi)
Costumi Pamela Aicardi. Total look di Laura Marinoni a cura di Antonio Marras.

Foto di Laila Pozzo

Lo spettacolo, che ha riempito il Menotti giovedì 3 e venerdì 4, sarà in scena anche stasera 5 ottobre. Domani una serata sempre dedicata a Faber, con ospite Morgan. Di seguito la recensione.

L’amore scoppiò dappertutto non è un semplice omaggio a Fabrizio De André: si tratta piuttosto di una delle molteplici interpretazioni possibili della filosofia di vita di Faber. In questo caso ci si concentra sulla tematica forse più comune (l’amore), anche se troppo spesso bistrattata dai critici a favore di una esistenza dissipata tra vizi e difficoltà che De André ha raccontato in tante sue canzoni. Pardon, poesie.

Ecco, L’amore scoppiò dappertutto fa proprio quello che spesso ci si rifiuta di fare: leggere De André come un poeta di sentimenti che riguardano tutti. Non solo gli ultimi, senza dubbio presenti nelle sue composizioni, ma chiunque viva di emozioni.

Il filone dell’amore è raccontato in tutte le sue sfaccettature a partire da un assioma ben preciso: anche quando non corrisposto, l’amore è importante, perché crea vivacità nell’animo di ciascuno di noi. Il viaggio avviene attraverso una quindicina di canzoni, non sempre tra le più famose, proprio perché raramente si ricorda questo tema nella sua purezza anche in De André. A cantarle è una voce femminile, Laura Marinoni, che si imbatte in un’impresa non facile con brani che Faber scrisse e compose pensando a se stesso e alla sua voce. Cantare De André non è mai facile, perché richiede interpretazione prima di tutto. Inevitabile quindi non potere dare lo stesso slancio del cantautore originale, se non forzando un po’ la mano, col rischio di non essere precisi però nell’intonazione. La Marinoni si contiene e riesce a creare un’atmosfera inedita, portando la sua femminilità a raccontare storie di un cantautore che forse nel politically correct di oggi farebbe persino fatica a trovare spazio.

Tra Genova Blues, Amore che vieni amore che vai e Bocca di rosa trovano quindi spazio tante altre perle musicali, appunto non sempre tra le più famose. Diventa una sorpresa anche per i fan di Faber. Punto di forza dello spettacolo è senz’altro la Nidi Ensemble: quattro polistrumentisti straordinari che danno colore a tutta la serata. Interpretano con personalità, mantenendosi però fedeli alle composizioni originali: di solito le cose non riescono mai a funzionare insieme, creando ibridi poco convincenti, loro invece ci riescono e si meritano applausi. L’assolo strumentale a metà serata, con un medley che comprende la famosissima Via del campo, è sublime.

Nessun parlato, solo musica e parole scritte proiettate sullo schermo. La poesia di Faber è tutta lì: musica, parole e amore. Inutile cercare ulteriori parafrasi, la poesia è per chi ha voglia di mettere in ascolto il cuore.

Massimiliano Beneggi